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Legambiente contro la Regione: “Vuole raddoppiare l’inceneritore coi rifiuti speciali”

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Legambiente Piacenza presenta ricorso al Presidente della Repubblica, contro la Regione Emilia Romagna, per l’autorizzazione concessa all’inceneritore di Borgoforte.

Il via libera di Bologna consentirà a Iren Ambiente di bruciare rifiuti speciali da fuori provincia, e di collegare l’inceneritore al teleriscaldamento, “di fatto raddoppiandolo” – sostengono gli ambientalisti.

Il provvedimento, presentato dai vertici dell’associazione e dal legale Umberto Fantigrossi, è stato adottato per tutelare la qualità dell’aria della nostra provincia, già compromessa, dicono i promotori, e poi perché contrasta con la politica ‘rifiuti zero‘.

“L’autorizzazione va contro gli interessi della comunità piacentina, l’autorizzazione in realtà rappresenta – sostiene Legambiente – l’attivazione di un nuovo impianto, che non sia a servizio dei piacentini, ma risponde all’esigenza di Iren di massimizzare i propri profitti”.

IL VIDEO

La nota integrale di Legambiente Piacenza

RICORSO STRAORDINARIO AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ITALIANA CONTRO L’AUTORIZZAZIONE CONCESSA DALLA REGIONE EMILIA-ROMAGNA
PER L’INCENERITORE DI BORGOFORTE

Ricorso, un atto dovuto a tutela della qualità dell’Aria a Piacenza e verso le strategia “Rifiuti Zero”

“Le malattie causate dall’inquinamento sono state responsabili di circa 9 milioni di morti premature nel 2015 – il 16% di tutte le morti a livello mondiale – I bambini sono ad alto rischio … Nonostante i suoi effetti sulla salute umana, sull’economia e sull’ambiente, l’inquinamento è stato ignorato”. Questo scrive oggi The Lancet, una delle più autorevoli riviste mediche internazionali.
Questo potente monito dovrebbe allarmare tutte le persone attente che vivono a Piacenza perché qui ci troviamo in una delle zone più inquinate d’Europa.

E’ superfluo ricordare la situazione emergenziale in cui versa la Pianura Padana e particolarmente Piacenza per quanto riguarda l’inquinamento atmosferico.
Le stesse direttive europee, recepite anche nel Piano Regionale della qualità dell’aria, richiedono misure drastiche al fine di diminuire il più possibile l’inquinamento, pena pesanti sanzioni che ricadono sui singoli cittadini. E’ necessario quindi diminuire l’inquinamento e non peggiorare una situazione già costantemente critica, e nella consapevolezza che ogni impianto industriale che emette aerosol in atmosfera, inquina, in un ambiente saturo come il nostro di inquinanti, ogni autorizzazione a nuovi impianti dovrebbe essere concessa dalle Amministrazioni solo a questa condizione, secondo il fondamentale Principio di precauzione . Siamo come malati cronici che, se vogliono sopravvivere, non devono esporsi a rischi inutili.

I rischi inutili sono quelli evitabili!!!

IL RICORSO: MOTIVAZIONI generali
Legambiente Nazionale, a firma del suo Legale Rappresentante, ha dato incarico all’avv.Umberto Fantigrossi, legale amministrativista di fiducia dell’associazione, di predisporre un Ricorso Straordinario al Presidente della Repubblica contro la Regione ed Iren Ambiente perchè ha ritenuto che l’autorizzazione data dalla Regione ad Iren Ambiente di bruciare Rifiuti speciali da fuori Provincia e collegare l’inceneritore al teleriscaldamento, ora alimentato a metano, raddoppiandolo, non risponda da una parte al Principio di precauzione richiesto dalla normativa con l’effetto di peggiorare per molti parametri la grave situazione di inquinamento dell’aria di Piacenza e dall’altra di falsare ed impedire per sempre il corretto percorso della nostra Provincia verso il ciclo virtuoso dei rifiuti, la strategia Rifiuti Zero .Un atto concreto, diretto e necessario a tutela degli interessi collettivi dei cittadini

1) bruciare i rifiuti speciali provenienti da tutta Italia e con questi alimentare il teleriscaldamento ora a metano, rischia di peggiorare la qualità dell’aria a Piacenza sia per le emissioni dirette dell’inceneritore sia di produrre una quantità di inquinanti atmosferici molto superiore a quelli prodotti dal metano: diossine, composti organici volatili, polveri fini e ultrafini, metalli pesanti e quant’altro. Per questo, e soprattutto nel nostro caso, in una valle Padana che rappresenta uno dei luoghi più inquinati del pianeta, l’obiettivo di una amministrazione che tuteli la salute dei cittadini deve essere quello di ridurre il più possibile, con ferrea determinazione, la produzione e la combustione dei rifiuti, siano essi urbani che speciali.

2) L’autorizzazione rilasciata dalla Regione ad Iren Ambiente non solo apre le porte alla possibilità di bruciare rifiuti speciali (assimilabili) provenienti da tutta Italia, ma pone anche le premesse per mantenere in vita un impianto per altri 30/40 anni.

La richiesta autorizzata dalla regione , usando come foglia di fico l’ampliamento del teleriscaldamento, alimentato dall’inceneritore, scelta superata dalla storia e dalla tecnologia, ha di fatto trasformato il vecchio inceneritore al servizio della comunità piacentina, nato per bruciare i soli rifiuti solidi urbani provinciali, in un nuovo impianto industriale che guadagna bruciando migliaia di tonnellate di rifiuti speciali provenienti da tutta Italia, mentre i nostri rifiuti urbani, molto probabilmente, saranno trasportati con camion a Parma. Peraltro il Piano Regionale Gestione Rifiuti prevede che al 2020 non vengano più conferiti rifiuti all’inceneritore di Piacenza, permettendo di fatto la possibilità di chiuderlo, ritenendo esaurito il suo compito con l’avvento di altri metodi per risolvere il problema rifiuti.

E’ per questo che Legambiente con la propria iniziativa giudiziaria vuole opporsi all’autorizzazione data dalla Regione ad una scelta contraria alla tutela degli interessi della comunità Piacentina: quello che si vuole realizzare con l’inceneritore di Borgoforte non è il mantenimento di un impianto al servizio della comunità, ma al contrario un impianto “nuovo”, slegato dagli interessi collettivi della nostra comunità che risponde all’esigenza di massimizzare il profitto di Iren, azienda quotata in borsa il cui vero obbiettivo, peraltro lecito, è quello di fare utili, importando rifiuti da tutta Italia.

Il ricorso di Legambiente vuole tutelare i Piacentini dalla miopia di una amministrazione che, sul tema dei rifiuti, ha totalmente sposato la logica economico\aziendale, senza porsi invece altri traguardi ben più importanti nella direzione della tutela della salute dei propri cittadini, del recupero di materia e di quell’economia circolare che porterebbe maggiori posti di lavoro rispetto all’inceneritore

3) I prossimi anni richiedono che si faccia un salto decisivo verso il raggiungimento degli obbiettivi previsti dal Piano Regionale Gestione Rifiuti che stabilisce al 2020 la diminuzione della produzione del 25%, il raggiungimento almeno del 73% di raccolta differenziata nonché la chiusura dell’impianto di Borgoforte per quanto riguarda i Rifiuti Solidi Urbani, recuperando gli anni di ritardo accumulati. Piacenza non ha bisogno di bruciare rifiuti ma di chiudere ambientalmente ed economicamente il ciclo dei rifiuti agendo su tre fronti.

• – invertire il trend dell’aumento della quantità di rifiuti prodotti pro capite (741 kg nel 2016 di cui ben 319 indifferenziati contro i 554 di cui solo 133 indifferenziati della vicina Parma) attraverso accordi di programma alla fonte con produttori e distributori affinché sempre meno imballaggi vengano utilizzati nel confezionamento dei prodotti, ma anche accordi con i grandi produttori di rifiuti (ospedali, case di cura, mense, sagre di paese ecc.) che ancora utilizzano stoviglie mono uso usa e getta.
• -uscire da una insufficiente raccolta differenziata che, da anni, oscilla a Piacenza attorno ad un misero 55/57% quando altre città dell’Emilia-Romagna a noi vicine (es. Parma), hanno già raggiunto e superato l’obiettivo Regionale attestandosi attorno al 76% ed arrivare con il porta a porta e il sistema della tariffa al 80\90% .
• -per il residuo post riduzione, riciclo e differenziata investire risorse in impianti di trattamento diversi dall’inceneritore, come le fabbriche dei Materiali, impianti di recupero di materia dal rifiuto residuo post differenziata

IL RICORSO:MOTIVAZIONI GIURIDICHE
Per quanto attiene poi gli aspetti tecnico-giuridici alla base del Ricorso Straordinario al Presidente della Repubblica intendiamo riteniamo giovi evidenziare i seguenti:
– Mancato rispetto del vincolo al miglioramento della qualità dell’aria derivato dallo stato emergenziale di grave inquinamento dell’area di insediamento;
– Difetto di istruttoria e di motivazione, dal momento che in nessuna parte dell’autorizzazione contestata si evince la consapevolezza dei decisori circa la gravità dello stato di inquinamento dell’area in cui si colloca l’impianto;
– Mancato rispetto dell’obbligo di prendere in esame la c.d. alternativa zero, che consiste nella non realizzazione del progetto. Assenza di valutazione che rende l’analisi di compatibilità ambientale incompleta;
– Evidenza di aperto contrasto con il Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti e quindi della incompatibilità dell’autorizzazione concessa con gli obiettivi di programmazione fissati ai quali ogni provvedimento, compresi quelli autorizzativi ad istanza di privati, devono conformarsi;
– Difformità del provvedimento adottato dalla Giunta all’esito del procedimento rispetto a quello che la legge prescrive per i casi di modifiche sostanziali come nel caso in oggetto;

LEGAMBIENTE Circolo Emilio Politi

BOX
La strada verso Rifiuti Zero, senza inceneritori

riduzione dei rifiuti: il miglior rifiuto è quello non prodotto- quindi di azioni per incentivare il compostaggio domestico, togliere usa e getta dalle mense, utilizzo dell’acqua del rubinetto (più sana e controllata di quella in bottiglia) per ridurre le bottiglie di plastica , utilizzo dei pannolini lavabili, acquisto alla spina di latte, bevande, detergenti, prodotti alimentari, accordi con la grande distribuzione su imballaggi .
separazione alla fonte: organizzare la raccolta differenziata. La gestione dei rifiuti non e’ un problema tecnologico, ma organizzativo, dove il valore aggiunto non e’ quindi la tecnologia, ma il coinvolgimento di cittadini ed amministrazioni insieme.
-raccolta porta a porta: organizzare una raccolta differenziata “porta a porta” spinta , unico sistema efficace di RD in grado di raggiungere in poco tempo e su larga scala quote percentuali superiori al 75%. Inoltre occorre togliere i cassonetti stradali .
-compostaggio: realizzazione di un impianto di compostaggio per umido e scarti agricoli.
-riciclaggio: realizzazione di piattaforme impiantistiche innovative per il riciclaggio e il recupero dei materiali, finalizzato al reinserimento nella filiera produttiva.
-riuso e riparazione: realizzazione di centri per la riparazione, il riuso e la decostruzione degli edifici, per o riparare, riutilizzare e vendere beni durevoli quali elettrodomestici, mobili, vestiti. Questi centri possono ingenerare nuova economia e dare lavoro ad imprese o cooperative di giovani.
-tariffazione puntuale: introduzione di sistemi di tariffazione che facciano pagare le utenze sulla base della produzione effettiva di rifiuti non riciclabili da raccogliere. Questo meccanismo premia il comportamento virtuoso dei cittadini
-recupero dei rifiuti: realizzazione di un impianto di recupero e selezione dei rifiuti, in modo da recuperare altri materiali riciclabili sfuggiti alla RD e stabilizzare la frazione organica residua.
-centro di ricerca e riprogettazione: realizzazione di un centro a chiusura del ciclo rifiuti finalizzato alla analisi del residuo a valle di RD, recupero, riutilizzo, riparazione, riciclaggio, finalizzata alla riprogettazione industriale degli oggetti non riciclabili, feedback alle imprese e promozione di buone pratiche di acquisto, produzione e consumo.

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Commenti

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  1. Scritto da Angelo Negri

    Perdonate l’auto-citazione, ma… lo slogan dell’EXPO mi sembra tuttora attuale:

    https://youtu.be/eQmhORjjEpw

    DAI DAI DAI,
    ?