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Leo Nucci incanta il Municipale con il suo recital

Più menestrello che istrione, Leo Nucci è indubbiamente uno dei miglior interpreti baritonali verdiani che calcano le scene dei teatri di tutto il mondo. Questo bolognese che abita a Lodi da quando sposò la moglie, la soprano Adriana Anelli, ma con dei legami, non solo artistici, molto intensi con Piacenza, a 76 anni è ancora in grado di raccogliere non solo grandi applausi ma autentiche ovazioni dovunque si esibisca. Il canto di Leo Nucci ha il potere di conquistare anche l’orecchio più raffinato per le emozioni che sa trasmettere in ogni sua nota, grazie ad una tecnica vocale frutto di tanto studio e di intelligente applicazione lungo un percorso durato decine d’anni e non ancora terminato.

Ed il teatro Municipale è fortunato a poterlo ospitare, sia come cantante in concerto o in opere che come regista di opere impiegando giovani cantanti che prepara intensamente nel suo particolare “Laboratorio”. Giovedì sera al Municipale è andato in scena un suo recital accompagnato dall’orchestra dell’Opera italiana diretta dal maestro Jacopo Brusa e dal coro del Teatro Municipale di Piacenza del maestro Corrado Casati. Come previsto la serata ha riscosso un successo pieno e particolarmente caloroso.

Il pubblico molto numeroso (quasi tutto esaurito) ha espresso ai protagonisti entusiastici applausi al termine di ogni aria e quindi alla conclusione, con il programma prolungato grazie alla concessione di romanze tratte da “Il Barbiere di Siviglia”, un supplemento aggiuntivo con l’interpretazione de “Cortigiani vil razza dannata” dal Rigoletto che Nucci canta in modo ineguagliabile.

In precedenza il celebre baritono aveva cantato “Largo al factotum” da “Il barbiere di Siviglia” per celebrare il personaggio del suo esordio in campo artistico di 46 anni fa. Quindi è passato al repertorio verdiano con “Il balen del suo sorriso” dal Trovatore ed “Eri tu che macchiavi quell’anima” da “Un ballo in maschera”. Nella seconda parte del concerto Nucci è stato ancor più convincente nell’aria “Per me giunto…io morrò” dal Don Carlo, quindi nel “Di Provenza il mar, il suol” dalla Traviata, per concludere nell’esemplare “Dio di Giuda, o podi a me” dal Nabucco.

Particolarmente apprezzate e gradite le arie orchestrali con la sinfonia del “Barbiere di Siviglia” ed il preludio de “Il Ballo in maschera”, per finire con i celebri cori del Nabucco e dei “Lombardi alla prima crociata” e con il “Canto degli zingari” interpretati splendidamente dai coristi piacentini.

Luigi Carini

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