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A “lezione” di pisarei, studenti ospiti dell’Accademia della cucina piacentina fotogallery

Un impasto diverso dalle solite paste all’uovo, con solo farina bianca e pane grattugiato per rendere i pisarei morbidi al palato; la scelta dei fagioli migliori, quelli con l’occhio, anteriori alla scoperta dell’America. Sono questi alcuni dei segreti svelati oggi all’Accademia della cucina piacentina da Alberto Paganuzzi, vicepresidente, in occasione del laboratorio culinario organizzato per gli studenti degli istituti superiori di Piacenza Melchiorre Gioia, Cassinari e Romagnosi. Segreti che i ragazzi hanno potuto toccare con mano, realizzando quelle stesse ricette narrate da cuochi professionisti.

A lezione di pisarei, studenti ospiti dell’Accademia della cucina piacentina

Ai fornelli abbiamo trovato, oltre allo chef PaganuzziAttilio CòPietro Auditore e Pierangelo Benzi, accompagnati da Mauro Sangermani, che con molto orgoglio ci ha narrato la storia del piatto piacentino per eccellenza, i pisarei e faso’“Questo piatto è nato nel 1200 ed è tra i più antichi. E’ un piatto legato alla povertà perché si utilizzava il pane avanzato e questo era anche un vantaggio economico in quanto la farina non utilizzata veniva venduta. Poi, col tempo, hanno capito che facendo l’impasto con il pane grattugiato i pisarei rimanevano morbidi.” Entusiasmo e curiosità da parte degli studenti sono stati ingredienti necessari per questa lezione, all’ingresso della cucina. Dopo una piccola lezione teorica, in cui Paganuzzi e Cò hanno mostrato le fasi principali di preparazione della ricetta come il soffritto e il brodo, i ragazzi si sono spostati attorno alla spianatoia per prepararli con le loro mani affiancati dai collaboratori.

Inizialmente un po’ incerti del risultato, ma che poi hanno visto la realizzazione di pisarei perfetti a sufficienza per poter essere assaggiati da tutti i presenti. La quarta delle cinque lezioni in programma quella che si è tenuta oggi in Accademia, in cui “la tradizione ha raggiunto la modernità” – ha sottolineato Mauro Sangermani – “Oggi abbiamo realizzato con i ragazzi anche una semplice torta al cioccolato, non antica come i pisarei perché sì, abbiamo un occhio di riguardo sulle ricette piacentine, ma siamo aperti a tutto. La cucina è anche questo, deve essere aperta a tutto e non fermarsi alla tradizione.”

Numerosi tipi di risotti – dal più basico al più particolare – il Buslàn la tipica ciambella piacentina – i panzerotti con il ripieno dei tortelli che risalgono agli anni ’60, la sbrisolona, i maccheroni bobbiesi, la torta “tre tre tre” (dal numero della quantità ogni ingredienti che compone il dolce): queste le ricette realizzate nelle lezioni precedenti, seguite dai pisarei e faso’ e che a loro volta, ci svela Sangermani, saranno seguite dai tortelli piacentini con la coda e la tarte tatin, acquisita dalla cucina francese ma ripresa nel piacentino. L’iniziativa ha visto finora la partecipazione in cucina di circa 20 ragazzi alla volta, –un gran bel numero – commenta Giorgia Bassi, responsabile del progetto “GiraTime“.

Realizzata dalla cooperativa sociale Eureka, questa collaborazione con le scuole piacentine nasce anche con l’aiuto del Comune di Piacenza, e vuole lanciare i più giovani nel mondo professionale e lavorativo, ma soprattutto nel divertimento e nell’animazione. “Naturalmente questo progetto non coinvolge solo il laboratorio di cucina ma è attivo anche in altri ambiti, dal teatro alle percussioni, al videomaking ai corsi di deejay – spiega la responsabile Bassi – L’intento è soprattutto quello di far divertire i ragazzi facendo qualcosa di utile per il loro futuro. Li vediamo molto interessati perché accedono in un mondo ancora distante da loro; in più scoprono passioni, in quanto lavorare sul campo li rende attivi.”

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