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Medici di famiglia in pensione, Regione: “Nessun allarme, raddoppio delle borse di studio”

In Emilia Romagna nessun allarme sui medici di famiglia: per quest’anno, nella graduatoria regionale per l’assistenza primaria ci sono 1.542 medici.

L’Emilia Romagna ha presentato in Commissione Salute una proposta per incrementare stabilmente il numero di borse di studio per la frequenza del corso di formazione specifica.

La proposta prevede circa il raddoppio delle borse di studio nel corso dei prossimi anni.

La Regione risponde al segretario generale del sindacato Ugl Emilia Romagna che ha lanciato l’allarme sulla presunta carenza, nei prossimi anni, di medici di famiglia per la mancata sostituzione di quelli avviati al pensionamento.

Ricordiamo che i medici di famiglia in provincia di Piacenza sono circa 190.

“L’attuale rapporto medico/popolazione residente (il cosiddetto “rapporto ottimale”), così come definito dall’Accordo collettivo nazionale per la Medicina generale del 23 marzo 2005, viene rispettato in tutti gli ambiti territoriali di questa regione e addirittura, negli ultimi anni, il numero di medici in graduatorie disponibili all’accettazione delle zone carenti è risultato superiore alle zone carenti assegnate. Infatti, per quest’anno nella graduatoria regionale per l’assistenza primaria sono presenti 1.542 medici”.

E’ quanto sottolinea Antonio Brambilla, responsabile del Servizio Assistenza territoriale della Regione Emilia-Romagna, sul tema della carenza di medici di famiglia, sollevato dal sindacato Ugl Emilia-Romagna.

A fare un po’ di chiarezza e a ridimensionare le previsioni allarmistiche del sindacato la Regione snocciola alcuni numeri. Ad esempio, considerando il pensionamento a 70 anni, entro il 2020 nella nostra Regione cesseranno l’attività 245 medici di medicina generale.

Inoltre, sottolinea Brambilla, per facilitare l’accesso alla professione il nuovo contratto di lavoro, tuttora in discussione sui tavoli nazionali, prevede la modifica delle attuali regole di assegnazione degli incarichi al fine di favorire un maggiore e più veloce ingresso nel mondo del lavoro dei medici.

E’ inoltre in discussione la possibilità, per le singole Regioni, di innalzare il numero massimo degli assistiti per ogni medico di base in particolare in presenza di particolari condizioni, ossia per i medici che operano in sede unica con altri medici di assistenza primaria oppure nelle Case della Salute, con personale di segreteria e infermieri a disposizione.

Quest’ultima possibilità risulta essere particolarmente interessante in Emilia-Romagna dove quasi il 50% dei medici di medicina generale opera in sede unica (“Medicina di gruppo”) con disponibilità di personale di segreteria e infermieri.

A questo si aggiungono le 104 Case della Salute attualmente attive, che rappresentano un punto di riferimento rivolto ai cittadini per l’accesso alle cure primarie: un luogo di accoglienza, orientamento ai servizi, continuità dell’assistenza, gestione delle patologie croniche e completamento dei principali percorsi diagnostici che non necessitano di ricorso all’ospedale.

Sul tema corso di formazione specifica in medicina generale, Brambilla sottolinea che “questa Regione non ha mai perso occasione per esprimere in tutti i contesti nazionali competenti la necessità di aumentare il contingente dei medici da ammettere ai corsi regionali.

A tal proposito, al momento della definizione del contingente stabilito per l’accesso al corso di formazione specifica, la Regione Emilia-Romagna è riuscita anche con risorse regionali ad incrementare il numero di posti disponibili sin dal 2015: da 60 posti nel 2015 a 100 posti nel 2018.

Abbiamo presentato in Commissione Salute una proposta finalizzata ad incrementare stabilmente il numero di borse di studio per la frequenza del corso di formazione specifica. La proposta prevede circa il raddoppio delle borse di studio nel corso dei prossimi anni”./Ti.Ga

La nota diffusa da Ugl

Sanità, Tullia Bevilacqua (Ugl): Nel 2025 ben 1.037 posti da medico di famiglia resteranno vacanti in Emilia-Romagna

In Emilia-Romagna, tra 7 anni, nel 2025, mancheranno all’appello 1.037 medici di medicina generale, altrettanti medici di famiglia che resteranno vacanti per la mancata sostituzione dei medici che andranno in pensione con nuovi giovani dottori che finiscono il tirocinio formativo per diventare medico di base.

Verranno a mancare più di un centinaio di medici in ogni provincia (a Bologna saranno 122) che non potranno seguire più migliaia di pazienti e nelle piccole città , con l’assenza di quello che un tempo si chiamava ‘medico condotto’ , non sarà più disponibile un importante presidio sanitario.

“Sono troppi i pensionamenti rispetto al numero di giovani che finiscono il tirocinio formativo per diventare medico di base. E’ questo il problema e la Regione Emilia-Romagna ha ignorato l’appello che su questa questione è stato lanciato dalla Federazione italiana dei medici di medicina generale, il principale rappresentante dei medici del territorio, che da anni sta lanciando l’allarme e chiede più posti nei bandi regionale per il triennio formativo dei nuovi medici. Un appello per ora rimasto inascoltato. Un problema che in alcune città ha visto i cittadini riunirsi e raccogliere le firme per chiedere in tempi rapidi un sostituto per i medici che vanno in pensione”: commenta Tullia Bevilacqua, segretario generale del sindacato Ugl Emilia-Romagna.

Le previsioni ci dicono che già tra due anni, nel 2020, alcune province dell’Emilia-Romagna saranno sguarnite: a Reggio Emilia si prevedono 23 pensionamenti e zero medici di base disponibili, a Parma 22 medici andranno in pensione e soltanto 14 prendono il loro posto, a Forlì-Cesena su 15 pensionati sono inseriti in graduatoria soltanto 7 medici.

Ed entro il 2025 tutte le città andranno in sofferenza.

“Chiediamo alla Regione che aumenti con risorse proprie le borse di studio per aumentare i partecipanti al bando per il corso di formazione triennale in medicina generale. In Emilia-Romagna il numero contingentato dal ministero per la nostra regione è di 80 futuri medici di base. Un numero esiguo, gli stessi operatori della sanità calcolano che almeno una cifra doppia potrebbe tamponare l’esodo pensionistico. Come Ugl, chiediamo all’assessore regionale alla Sanità Venturi di rendersi disponibile a verificare ogni ipotesi per portare a 150/160 i posti di formazione in Emilia-Romagna. O il caso della mancanza di medici di famiglia da statistico diventerà un dramma sociale”: conclude il segretario generale del sindacato Ugl Emilia-Romagna, Tullia Bevilacqua.

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