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Orchestra Cherubini, la richiesta bipartisan “Statuto da rivedere. Piacenza va valorizzata”

Orchestra Cherubini, statuto da rivedere per valorizzare il contributo della città di Piacenza. Una richiesta bipartisan, quella arrivata dalla commissione cultura, al termine dell’audizione dell’assessore Massimo Polledri e di Vittoria Avanzi e Cristina Ferrari, rispettivamente direttore e direttore artistico della Fondazione Teatri di Piacenza, in merito ai rapporti in corso con l’orchestra giovanile “Luigi Cherubini”, diretta dal maestro Riccardo Muti.

L’assessore Polledri, nel ricostruirne la storia, esordisce facendo presente come Piacenza sia sotto rappresentata nel cda (vi figurano un rappresentante dell’ente e un consigliere, Giovanna Calciati) rispetto all’investimento economico profuso nell’attività dell’orchestra.

La Cherubini nasce nel 2005 su impulso del maestro Muti, e tra i soci fondatori vi figurano i Comuni di Piacenza e Ravenna, la Fondazione Toscanini (curatrice all’epoca della stagione lirica e concertistica del Municipale), la Fondazione Ravenna Manifestazioni, e da allora divide la sua presenza tra la nostra città e quella romagnola. In questi 12 anni di attività, nella sola Piacenza sono stati versati alla Cherubini, attraverso contributi arrivati anche dal tessuto economico e imprenditoriale, attraverso la Camera di Commercio e la Fondazione di Piacenza e Vigevano, complessivamente quasi 700 mila euro, 697mila per l’esattezza.

Contributi che si sono via via ridotti, va presente l’assessore Polledri, tanto è vero che risale al 2016 l’ultimo sostegno economico accordato dalla Camera di Commercio, di importo pari a 14mila euro. Il Comune di Piacenza, attraverso la Fondazione Teatri, mantiene invece il proprio impegno, mettendo a disposizione la Sala dei Teatini per le prove dell’orchestra e un ufficio.

“Il nostro aiuto può essere quindi calcolato in base alle spese sostenute: la sala dei Teatini è utilizzata 27 giorni all’anno, per un mancato introito di affitto calcolato in 13.500 euro, circa 500 euro al giorno – spiega Polledri -, a questo poi si aggiungono altri 10.500 euro in spese vive. Il nostro impegno quindi ammonta a circa 24 mila euro all’anno. Va poi detto che le esibizioni dell’orchestra Cherubini, quando si esibisce al Municipale, vengono pagate: il cachet è di 20 mila euro a concerto, cui va aggiunto il compenso del maestro Muti. A differenza inoltre di altri enti pubblici, in questo caso non abbiamo a disposizione un bilancio visibile dell’orchestra, tanto è vero che ho dovuto chiedere quanto siano pagati i musicisti (75 euro al giorno, ndr). Mi chiedo quale sia il ritorno per la nostra città e perché non sia previsto che sia tenuto almeno un concerto all’anno a titolo gratuito per la città”.

La collaborazione tra Cherubini e Piacenza si è intensificata, spiega Ferrari, con la costituzione della Fondazione Teatri. Diversi i progetti cui si è collaborato, e l’orchestra ha partecipato a spettacoli e festival fuori provincia, ad esempio al Festival di Spoleto e non solo. “Quello che è importante è l’aspetto formativo di questo progetto – sottolinea Ferrari – questi sono ragazzi che stanno lavorando per diventare i migliori professionisti al mondo. E’un’orchestra giovanile, i musicisti hanno meno di 27 anni e ogni 3 l’organico dell’orchestra viene rinnovato. Qui a Piacenza sono stati coinvolti nel progetto Opera Laboratorio, che si è rivelato di grande successo e viene ripetuto ogni anno. Riguardo alla presenza del maestro Muti, l’ultimo concerto in cartellone risale al 2015, ma partecipa alle prove e sarà di nuovo a Piacenza in maggio”.

LA DISCUSSIONE – “Dal 2005 molte cose sono cambiate – interviene Nelio Pavesi (Lega) -, e senza voler compromettere i rapporti già in essere e senza buttarla in politica, va fatto presente che non è mai stata spesa una parola, da parte del maestro Muti, per Piacenza visto quanto fatto per l’orchestra Cherubini”. Luigi Rabuffi (Piacenza in Comune) sottolinea invece l’aspetto formativo del progetto, rivolto ai giovani. “Queste cifre non mi spaventano. In bilancio abbiamo regalato 60mila euro per i negozi sfitti. Questa della Cherubini è una peculiarità unica in tutto il territorio, che va valorizzata” – dice.

Per Stefano Cugini (Pd) la Cherubini è “un bel biglietto da visita, se il maestro Muti non ricorda quanto fatto da Piacenza è giusto tirarlo un po’ per la giacca. E’ una realtà su cui si dovrebbe investire, pur avendo un ritorno di marketing su Piacenza”. Anche per Sergio Dagnino (M5s) l’investimento fatto dal Comune di Piacenza non ha pagato, in termini di ritorno di immagine sul territorio.

Il direttore della Fondazione Teatri, Vittoria Avanzi, fa presente come la gratuità di concerti e esibizioni inserite in cartellone al Municipale possa, però, avere un contraccolpo sul bilancio dell’ente stesso, ma a sua volta ammette che, nell’attività della Cherubini “il nome di Piacenza obiettivamente non è riconosciuto come dovrebbe”. “In questa attività c’è sicuramente del buono, perché c’è un investimento sui giovani – osserva Michele Giardino (Fi) – però si tratta di soldi pubblici, da cui va recuperato un ritorno pubblico a questa città. Vanno riviste le regole di ingaggio”.

La seduta si chiude con la proposta del presidente della commissione, Carlo Segalini, di promuovere una richiesta di rivisitazione dello statuto dell’orchestra.

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