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Pd unito nel no ai Cinque Stelle: “Congresso sui valori non sui leader” foto

Un partito ancora scosso per la batosta elettorale di domenica scorsa ma che prova a ripartire, cercando di guardare più lontano della dura contingenza.

Il Partito Democratico di Piacenza cerca la forza per risollevarsi nell’unità dopo la prima direzione provinciale post voto.

Unito nell’affermare il proprio no a qualsiasi ipotesi di sostegno ad un governo targato Movimento 5 Stelle, e di fronte all’esigenza di “rigenerazione” della sinistra da tutti invocata.

Attraverso l’ascolto dei territori e della base e una discussione imperniata sui valori e sulla trasformazione della società, e non sull’ennesima disputa tra leader.

Alla riunione – che si è tenuta alla Camera del Lavoro – hanno partecipato anche i candidati e i segretari di circolo e si è registrato un lungo e articolato dibattito con una quindicina di interventi.

Il Pd di Piacenza affronta questa difficile fase post elettorale sostanzialmente compatto anche sul piano locale, con parole di apprezzamento spese per le modalità di gestione di Silvio Bisotti.

Il quale ha voluto puntualizzare che la direzione sarà riunita in maniera permanente nei prossimi due mesi.

Nella sua relazione il segretario provinciale ha preso le mosse dalla analisi del risultato del voto a Piacenza.

“Il declino della sinistra su scala europea è un dato indubitabile, ci muoviamo in un contesto – ha fatto notare il segretario – di trasformazione in cui la socialdemocrazia non è stata in grado rispondere in maniera efficace.

Aver accompagnato il paese fuori dalla crisi è stato percepito dall’elettorato non come un merito, ma come una corresponsabilità della crisi stessa”.

“Troppo ottimismo profuso dal Pd – ha aggiunto – nella campagna elettorale non ha funzionato contro le paure. L’elettorato piacentino non si è accorto della quantità di risorse trasferite sul nostro territorio dal nostro buon governo, il governare bene non paga, ma questo è un tema antico”.

“Dobbiamo essere consapevoli che il nostro partito – ha rilevato Bisotti – è meno organizzato è presente sul territorio: non c’è più la rete che era presente soltanto 10 anni fa.

Occorre ripensare il modello di partito che abbiamo creato in questi anni e non è solo un problema di leaderismo eccessivo”.

Molto chiare le parole del segretario sulla difficile formazione del governo dopo l’esito del voto.

“Un accordo politico con le forze populiste – ha detto – è escluso senza riserve dall’orizzonte delle possibilità. L’iniziativa non può essere in carico a chi arriva terzo alle elezioni.

Ora il nostro compito è riorganizzare il Pd perché stare all’opposizione non può essere una posizione di comodo ma è necessario costruire un’identità.

Le decisioni importanti che il nostro partito deve prendere hanno bisogno prima di tutto del consenso dei territori e dei circoli, per questo la partecipazione e la discussione sono fondamentali”.

direzione Pd

Il sottosegretario Paola De Micheli e unica eletta dem in Parlamento a Piacenza ha fornito alcuni elementi chiave dello scenario che si profila per il Pd.

“Non nego una profonda amarezza personale – ha ammesso – per il risultato del Pd di Piacenza e nelle 48 ore successive a domenica ho riflettuto profondamente su quanto è accaduto.

Ma credo che non possiamo cambiare il nostro atteggiamento: fare politica con generosità e spirito di servizio deve essere ancora il modo di porsi nei confronti della nostra terra”.

E sulle ragioni della sconfitta, ha spiegato: “I nostri messaggi sono apparsi troppo tecnocratici e confusi, senza il giusto afflato del futuro. Non è bastato raccontare le cose buone che abbiamo fatto al governo, siamo mancati nella proposta”.

“Le elezioni sono stato il secondo tempo del referendum e se sono state personalizzate, questa volta non è stato per colpa di Matteo Renzi; nei mesi scorsi in tanti si sono esercitati al tiro al bersaglio nei confronti del Pd.

Abbiamo perso perché abbiamo governato, abbiamo fatto delle scelte e ci siamo assunti responsabilità. Scelte complicate che ci hanno fatto prendere delle porte in faccia, come nel caso della vicenda banche”.

“Abbiamo dimostrato una vera difficoltà ad interpretare il cambiamento genetico della società italiana, e ancora oggi non abbiamo i codici culturali.

Il tema della nuova protezione sociale è cruciale per il futuro, hanno vinto le tesi e gli argomenti che ruotano intorno alla protezione e alle tutele delle persone di fronte alla precarietà”.

E sulla formazione del governo: “Di dare una mano al Movimento 5 Stelle non se ne parla proprio, non ci possiamo far massacrare sul tema della responsabilità, perchè noi abbiamo già dato. E Mattarella sarà in grado di fare le scelte giuste”.

“Il Pd dovrà affrontare un congresso ma non subito. Non facciamo i congressi quando siamo agitati, facciamolo quando saremo più lucidi, serve calma e dobbiamo dire basta coi referendum sulle persone.

Non voglio parlare nemmeno di programmi, visto che siamo all’opposizione, parliamo di valori e di prospettive al di là del pragmatismo. Cerchiamo di essere unitari anche se non unanimi”.

“Prendiamoci i tempi giusti – ha aggiunto – perchè quello di cui abbiamo abbiamo bisogno è una ripartenza culturale. In questi anni non abbiamo mai provato ad essere realmente egemoni nella cultura. Ci manca questo sforzo, quello di far passare l’idea prima della soluzione che ha prodotto questa soluzione”.

E la conclusione è affidata una citazione di Aldo Moro: “Saltiamo questo tempo e andiamo direttamente al domani, ma non è possibile farlo, e allora camminiamo insieme perché l’avvenire appartiene ancora a noi”.

direzione Pd

Nel suo intervento il consigliere regionale Gianluigi Molinari ha tributato un ringraziamento “al segretario Silvio Bisotti, a tutti i candidati a chi ha preso parte alla campagna elettorale”.

“Paghiamo una campagna di odio e distruzione condotta contro di noi per mesi. E allora con orgoglio diciamo che siamo uniti, che sulle posizioni espresse dal nostro segretario ci siamo tutti. Non possiamo diventare i responsabili del non governo della destra e dei M5S, il loro obiettivo è quello della distruzione del Pd.

Dobbiamo essere battaglieri e combattere gli avversari sui loro stessi temi, bandendo una certa impostazione aristcratica, ascoltando realmente i territori”.

Applausi per l’anziano iscritto Adriano Moia che ricordato la sua prima tessera al Pci e la lunga militanza sempre a sinistra: “Noi abbiamo conosciuto la povertà vera, invece oggi vedo tanto egoismo davanti ai problemi sociali”. E ancora un forte no a un’alleanza di governo con quelli che ha definito “pagliacci”.

La consigliera comunale Giulia Piroli ha letto il documento redatto dell’area politica di Andrea Orlando: “Serve un congresso collegiale e sulle idee non solo alla ricerca di un leader. Partiamo dai nostri iscritti e puntiamo ad allargarne la base”.

Giorgio Alessandrini ha criticato la legge elettorale  che “affida la scelta delle candidature al solo segretario”.

Massimo Castelli, sindaco di Cerignale ha portato la sua testimonianza di amministratore di un piccolo comune: “Ha prevalso la burocrazia e la complicazione per noi amministratori locali in questi anni.

Ad esempio sulla vicenda immigrazione, ci sono stati imposti i profughi senza la capacità di mediazione e di incidere. Ai cittadini invece devono essere date risposte concrete ai problemi, perchè se vinciamo in centro a Milano e perdiamo nelle periferie, qualche problema c’è.

Serve una discussione vera sulle idee, voglio dire che sono contro le primarie perchè si riducono a una guerra tra di noi”.

Secondo Katia Tarasconi il Pd non affrontato con il giusto approccio il tema dell’immigrazione e del lavoro, “assai sentiti dalle persone”.

Il consigliere comunale Stefano Cugini ha lanciato la proposta di procedere alla costituzione di “un unico gruppo consigliare del centrosinistra a Palazzo Mercanti, che sia motore di uno spazio politico inclusivo e una rete per i partiti come luogo di ascolto e partecipazione diffusa”.

Tra gli altri interventi Gianni Cravedi ha posto la questione della sinistra: “E’ stata rimossa dall’agenda del Pd. Ma sono stati gli elettori a scegliere altre forze presunte di sinistra. Dobbiamo fare ragionamenti veri su questi temi e sulla scelta fatta in passato di spostare il partito su posizioni moderate sulla base non di un congresso ma delle primarie. La linea politica del partito va cambiata e per questo facciamo un congresso vero”.

La vicesegretaria Giovanna Palladini ha detto: “Il vero tema è come si ricostruisce una cultura riformista e di sinistra nel nostro Paese. Abbiamo cercato di fare dell’Italia un paese moderno scardinando situazioni di piccolo o grande privilegio e rendite di posizione, ma questo tentativo è stato respinto, e la vicenda del referendum è esemplare. C’è anche in atto una manipolazione delle coscienze e degli orientamenti elettorali molto forte”.

E l’assessore regionale Paola Gazzolo ha affermato: “Condivido la relazione del segretario che ringrazio, ora dobbiamo concentrarci sul futuro e dobbiamo riflettere come vogliamo che sia la sinistra riformista nei prossimi anni”.
“Per me il M5S è di destra ma si è inserito alla perfezione nella complessità sociale della nostra società interpretando anche la crisi della rappresentanza. Abbiamo bisogno di fare un congresso dove costruire questa riflessione e di farla diventare comune”.

Infine Patrizia Calza ha sottolineato l’esigenza di ascoltare maggiormente l’elettorato. “Delusa anche dall’elettorato cattolico e della scarsa influenza dei valori in queste elezioni. Dobbiamo affrontare una ricostruzione culturale e ripartire dai sei milioni di quelli che ci hanno votato”.

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