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“Reddito solidarietà, a Piacenza al 14% di stranieri il 52% dei fondi”

“Prima gli stranieri: è quanto accade in Emilia-Romagna per quanto riguarda la distribuzione dei fondi stanziati dalla Regione per il Reddito di solidarietà, nato con l’intento consacrato di rappresentare un contributo economico per persone e famiglie in gravi difficoltà economiche, a partire dagli anziani, e che, invece, si è rivelato l’ennesima mancia a vantaggio degli stranieri. Gli importi stanziati dalla Regione nel primo bimestre dell’anno, infatti, parlano chiaro e non lasciano ombra di dubbi: il 33,6% delle richieste di contributo è arrivato da nuclei famigliari (per lo più numerosi, dai 3 componenti in su) stranieri, ai quali è stato erogato ben il 44,75% dei fondi”.

La denuncia arriva dal consigliere regionale della Lega Nord, Matteo Rancan, che snocciola i dati che la Giunta di viale Aldo Moro gli ha fornito a seguito di una sua richiesta di accesso agli atti. “La somma degli importi disposti dalla Regione nel primo bimestre 2018 a titolo di Reddito di solidarietà ammonta a 1milione e 340mila e 160 euro: di questi ben 599mila 683 euro sono finiti nelle tasche degli stranieri i quali, nella nostra Regione sono l’11,9% del totale dei residenti. Per quanto riguarda la nostra città, a Piacenza il 52%% dei fondi stanziati è stato erogato a favore di nuclei familiari stranieri, che nella nostra città rappresentano il 14% dei residenti” sottolinea il consigliere leghista.

“Il reddito di solidarietà viene erogato nel seguente modo: ai nuclei unipersonali spettano 80 euro al mese, alle famiglie composte da due persone 160 euro al mese, a quelle con tre persone 240 euro, a quelle con 4 persone 320 euro e ai nuclei formati da più di 5 persone vanno invece 400 euro al mese. Una ripartizione che, ovviamente, premia i nuclei più numerosi e proprio per questo la bilancia delle erogazioni è sbilanciata a favore dei cittadini stranieri, che solitamente hanno famiglie più numerose di quelle italiane. Tant’è che la percentuale di stranieri tra i nuclei famigliari con contributo erogato e composte da 3 persone è del 49,7% del totale e quella composta da 4 persone è del 64,4%”.

“Percentuale che sale al 69% se consideriamo i nuclei famigliari stranieri composti da 5 o più persone che percepiscono il contributo. In altre parole, la fetta più grande dei fondi viene incassata dalla minoranza di stranieri residente in regione, mentre alla nostra gente non restano che gli spiccioli” – spiega Rancan.

“Siamo di fronte all’ennesima conferma che in questa regione a guida Pd gli stranieri vengono prima degli italiani. Il Partito democratico è allo sbando e ne è consapevole. Dal modo in cui è stato formulato il Reddito di solidarietà, alla luce dei criteri della ripartizione dei fondi, si evince chiaramente che la finalità ultima di questo strumento era quello di elargire mance agli stranieri, una sorta di rincorsa al voto simile, per certi versi, a quella fatta dai 5 Stelle con la promessa del Reddito di cittadinanza”.

“Ma strutturato in questo modo il Reddito di solidarietà non sortirà effetti benefici per la comunità emiliano-romagnola: gli oltre 30 milioni di euro annui stanziati dalla Regione per sostenere il Reddito di solidarietà andrebbero invece destinati in misure atte a rilanciare il mondo del lavoro che vede ancora troppi giovani ai margini, e la nostra economia ancora affossato da una crisi sistemica che l’ex Governo Pd non ha saputo gestire e dalla quale non siamo ancora usciti, nonostante lo abbiano fatto tutti gli altri Paesi europei” conclude il consigliere leghista.

“Trovare inaccettabile che in Emilia-Romagna il 70 per cento delle persone in condizione di estrema povertà che si rivolge ai servizi sociali per richiedere il Reddito di solidarietà sia italiano e il 30 per cento straniero con regolare residenza in Italia, vuol dire non avere una piena comprensione della realtà. O, più semplicemente, voler alimentare un clima di campagna elettorale permanente”.

LA REPLICA DI GUALMINI – La vicepresidente della Giunta regionale, con delega al welfare, Elisabetta Gualmini, interviene dopo le dichiarazioni del consigliere regionale della Lega Nord, Daniele Marchetti, sugli importi erogati nei primi due mesi di applicazione del Reddito di solidarietà (Res), la misura regionale di sostegno ai cittadini in situazioni di gravi difficoltà economica, operativa dal settembre scorso: da 80 a un massimo di 400 euro al mese per nuclei familiari di 5 persone (80 euro a testa).

“Mi fa piacere- afferma Gualmini- che il consigliere Marchetti riprenda, in un clima di campagna elettorale permanente (dopo le politiche le amministrative del prossimo maggio nel suo comune), la discussione sui dati relativi al Reddito di solidarietà, perché mi offre nuovamente la possibilità di spiegare le ragioni alla base del provvedimento”. Il Res “è nato per estendere l’aiuto alla povertà agli anziani o persone adulte senza figli o con figli maggiorenni, in grandissima maggioranza – per usare lo stesso registro di Marchetti – italiani.  Questo è da sempre l’unico obiettivo, usare il criterio dell’universalità del provvedimento e non darlo solo ad alcuni.  Peraltro, ottemperando così alle norme sulla non disparità di trattamento, con cui non si scherza, soprattutto se si ha una responsabilità di governo”.

“Per evitare complicazioni assurde- prosegue la vicepresidente- e per diretta richiesta dei Comuni, le regole del Res sono state uniformate a quelle della misura nazionale, il Sostegno per l’inclusione attiva (Sia); ad esempio, il fatto che il contributo economico aumenti all’aumentare dei componenti del nucleo familiare è una norma nazionale che non è stata decisa dalla Regione Emilia-Romagna. Preferiamo, sempre in un’ottica di buon governo, non far impazzire gli operatori dei servizi sociali da un lato, i cittadini dall’altro. Marchetti non sa però che con l’introduzione del Reddito di inclusione, e in particolare a partire dal prossimo luglio, le norme nazionali cambieranno ancora e, come èpiùcorretto che sia, il contributo economico non aumenterà in misura proporzionale al numero dei componenti la famiglia, ma solo secondo un quoziente familiare, dunque in misura ridotta”.

“Al di là di questo, è abbastanza noto ormai da decenni che le famiglie con 3 o più figli sono con più probabilità straniere. Se il consigliere trova inaccettabile che fatti 100 gli utenti che si rivolgono ai servizi sociali in condizioni di povertà estrema, il 70 per cento sia italiano e il 30 per cento straniero con regolare residenza nel nostro Paese vuol dire che non ha una piena comprensione della realtà, e lo dico col massimo rispetto. Siamo però molto curiosi di vedere se gli strumenti del tutto simili proposti da forze politiche che probabilmente governeranno il Paese, il Reddito di dignità lanciato nell’ambito della coalizione di centrodestra e il Reddito di cittadinanza proposto dai 5 Stelle, arriveranno a risultati diversi. Magari, in barba ad ogni norma costituzionale e al rispetto della dignità delle persone, cancellando con un tratto di penna quei nuclei di stranieri regolarmente residenti nel nostro Paese, così come auspica il consigliere. Ma di questo, mi permetto di dubitare”.

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