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Testamento biologico, si parte anche a Piacenza: prenotazioni da lunedì

Testamento biologico, Piacenza applica la legge 219 del 22 dicembre del 2017. Il provvedimento è stato presentato dall’assessore Filiberto Putzu e dalla dirigente Lidia Schiavi. 

Da lunedì 5 marzo sarà possibile prenotare, in Comune, la consegna delle disposizioni anticipate di trattamento (Dat) in materia di trattamenti sanitari, provvedimento che ogni persona maggiorenne, in grado di intendere e di volere, può esprimere in previsione di una eventuale incapacità di decidere in maniera autonoma, e dopo aver acquisto adeguate informazioni mediche. Il Dat potrà essere successivamente integrato, modificato o addirittura revocato. 

Per prenotarsi è necessario chiamare in Comune, presso l’ufficio demografico statistico, ai numeri 0523/492548-0523/492541-492510-492624-492617. 

Possono presentare richiesta tutti i cittadini maggiorenni, residenti nel Comune di Piacenza, in grado di intendere e di volere, e non prevede oneri nè bollo.  Il richiedente potrà indicare una persona di sua fiducia, denominata ‘fiduciario’, che ne faccia le veci e la rappresenti nelle relazioni con il medico e con le strutture sanitarie. 

Il fiduciario può accompagnare il richiedente al momento della richiesta, anche se la legge non prevede nessun obbligo da questo punto di vista. Va detto, però, che nel caso in cui il fiduciario non venga nominato, i tempi per l’applicazione del Dat potrebbero allungarsi, con il coinvolgimento dell’autorità giudiziaria che disporrà la nomina di un amministratore di sostegno. 

“Applichiamo – dice l’assessore Putzu – una legge della Stato, laico e liberale, che non rappresenta un obbligo per i cittadini ma un’opportunità. Si tratta, certo, di un tema delicato, dove non contano le sensibilità partitiche o politiche, ma del singolo. Cosa che è emersa, infatti, durante il dibattito in consiglio comunale”.

Cappucciati (Lega): “L’attuale legge sulle dat non è stata discussa in modo esaustivo in Parlamento”

“In merito al mio intervento in Consiglio Comunale, in riferimento alla legge 219 e al DAT in essa contenuto, ci tengo a precisare che non sono contraria a normare il trattamento di fine vita, anche se credo sia difficile normare il rapporto di fiducia fra medico e paziente.

L’attuale legge non è stata discussa in modo esaustivo in Parlamento, visto l’argomento delicato mi sarei aspettata di più da chi governa, invece vi sono dei punti critici che non convincono le coscienze di molti Italiani.

Ci sono due idee della vita, l’inviolabilità e l’autodeterminazione della propria vita. Nel primo caso il codice penale è chiaro quando definisce l’indisponibilità della propria vita (suicidio, omicidio consenziente). Il secondo caso lo potrei esprimere con il DAT dell’attuale legge, dove emerge in modo radicale il concetto della disposizione del paziente a porre fine alla propria vita, vincolando il medico e l’infermiere a rispettare le sue volontà. Ed ecco che il medico e l’infermiere da “salvare vite” diventano “strumenti di morte”. Viene così a crearsi un alibi e una deresponsabilizzazione dei professionisti che con il Dat non rispondono penalmente a quanto il codice penale ha normato.

La dichiarazione del paziente a porre fine alla propria vita, vi ricordo, non vincola il medico ed è stata finora uno strumento importante nella relazione di cura. Il problema della legge 219 è che impedisce ai sanitari coinvolti di scegliere l’obiezione di coscienza.

In quanto coordinatrice infermieristica da più di 30 anni, credo che sia ingiusto che questo diritto venga negato a me e ad altri operatori sanitari. Sicuramente in alcuni casi è corretto intervenire quando esistono situazioni particolari, in cui il paziente soffre da anni e non c’è possibilità di cura, ma non confondiamo la sospensione della nutrizione e dell’acqua con l’accanimento terapeutico in cui vengono sospese le cure farmacologiche.

Il Dat è una disposizione che un qualsiasi cittadino può dare sia in maggiore età, sia ancora minorenne: un punto sul quale credo sia necessario un intervento, andrebbe inserita infatti una clausola che garantisca l’opinione espressa anni dietro anche una volta cresciuti; perché la scelta che una determinata persona può avere a 20 anni può essere poi diversa con l’avanzare dell’età e del contesto familiare, e non solo. Per questo motivo, credo che il Dat dovrebbe avere una scadenza rinnovabile.” Commenta Lorella Cappucciati, consigliere Lega al Comune di Piacenza

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