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“Vetri rotti”, quando ad andare in frantumi è l’identità

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Portato in scena per la prima e ultima volta nel 1995 dall’immensa Valeria Moriconi riprende vita, grazie all’interpretazione potente di Elena Sofia Ricci, il dramma “Vetri rotti” di Arthur Miller, in scena ieri e stasera 21 marzo al teatro Municipale di Piacenza, all’interno della stagione di prosa curata da Teatro Gioco Vita.

“Vetri rotti” è una delle ultime opere di Miller, scritta dal drammaturgo a quasi ottant’anni, un’età in cui lo sguardo si spinge indietro. Quello di Miller si sofferma su una piccola comunità di ebrei benestanti, la stessa cui lui proviene, nella Brooklyn di fine anni Trenta, in cui giungono le prime notizie dell’avvento del Nazismo nella vecchia Europa.

Racconti di barbarie che sconvolgono Sylvia Gellburg (Elena Sofia Ricci), letteralmente pietrificandola in una paralisi che l’amico medico Harry Hyman (Gianmarco Tognazzi), attratto da lei, giustamente giudica come psicosomatica.

Ma ad andare in pezzi non sono solo i vetri della Kristallnacht, a finire in frantumi è anche il matrimonio di Sylvia e Philip (Maurizio Donadoni), che non regge all’urto suscitato questi eventi, accaduti in una Germania che sembra essere a una distanza siderale dalla placida Brooklyn.

Philip da un lato disprezza le proprie origini ebraiche e dall’altro è in una continua ricerca di riscatto, rappresentata dal figlio che fa carriera nell’esercito (“Diventerà il primo generale ebreo dell’esercito!”), mentre per Sylvia l’immedesimazione nell’impotenza dei perseguitati è totale (“Perché non scappano?”).

Da questa frattura emerge il dramma della coppia, che vive ormai da anni in castità. Philip non riesce ad accettare il carattere forte e indipendente della moglie e, pur amandola appassionatamente non riesce più a soddisfare il suo desiderio.

Ipocrisie che Sylvia non riesce più a tollerare, tanto da farle esclamare “Ho attraversato la mia vita in punta di piedi per 30 anni” nel crescendo finale del dramma.

Ad Armando Pugliese va dato il merito di aver riportato in teatro un’opera più attuale che mai, in un’epoca in cui nuovi profughi cercano l’America non dall’altra parte dell’Oceano, ma dall’altra parte del Mediterraneo, nella “vecchia Europa”.

 

 

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