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Centro islamico a Borgonovo, Lega all’attacco: “Il sindaco ordini controlli”

Torna all’attacco la Lega Nord di Borgonovo (Piacenza) contro l’imminente apertura di un centro islamico in zona Cà Verde.

“Apprendiamo con sorpresa dalla pagina Facebook del Centro Culturale Islamico Valtidone – dicono dal Carroccio – che Venerdì 20 Aprile si terrà un sermone nella loro nuova sede alla Cà Verde. Anzitutto, nessuno sapeva che questo centro islamico si fosse effettivamente stabilito nella nuova sede, anche perché i requisiti presentati dal responsabile del centro sono a nostro avviso insufficienti per poter catalogare l’associazione come APS (associazione di promozione sociale), requisiti necessari in questo caso per potersi insediare nel capannone”.

“Inoltre – proseguono i militanti – è significativo come la prima attività che verrà svolta nell’edificio sarà di stampo religioso, dunque incompatibile con un’associazione che dovrebbe invece occuparsi di promozione sociale. L’abbiamo detto fin dal primo istante, si tratta di una moschea mascherata da centro culturale: ciò non è assolutamente tollerabile”.

“La richiesta che facciamo al Sindaco – aggiunge il Segretario di Sezione Denis Bricchi – è quella di ordinare controlli sulle attività che verranno svolte in quel capannone, già a partire da questo venerdì. Se si dovessero riscontrare anomalie, come attività religiose o sovraffollamento del locale, il centro deve essere immediatamente chiuso”.

“È vergognoso – gli fa eco il Vicesegretario Daniele Pane – che tutto ciò avvenga grazie a leggi nazionali e regionali, approvate dalla sinistra. La posizione della Lega è chiara: non bisogna concedere neanche un metro quadrato di terreno a queste associazioni finché non renderanno chiaro chi le finanzia, che attività svolgono, chi è l’imam e cosa predica”.

La locale Sezione della Lega ricorda che già a dicembre dello scorso anno aveva avviato una raccolta firme contro l’insediamento alla Cà Verde del centro islamico: “Le sottoscrizioni raccolte erano state 300, cifra importante perché lo statuto comunale prevede che, al raggiungimento delle 200 firme, l’organo competente debba pronunciarsi e ogni consigliere possa chiedere la discussione in Consiglio Comunale della petizione”.

“Ho protocollato le firme il 2 Febbraio – dice il militante Mattia Rossi – ma, nonostante quanto previsto dallo Statuto del Comune, non abbiamo ricevuto nessuna risposta alla petizione. Eppure le nostre richieste sono state sottoscritte da 300 persone, quindi dovrebbero essere meritevoli di attenzione” – conclude.

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