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Cinema all’aperto o arene estive? La storia piacentina

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Cinema all’aperto o arene estive? Nella nuova puntata della “Nave in bottiglia” Mauro Molinaroli ci parla della storia piacentina del cinema d’estate dal dopoguerra ai tempi nostri. Ecco il suo racconto.

Si parla molto di Arena Daturi, di cinema all’aperto in questi giorni. La memoria corre lungo una linea che assomiglia a lunga pellicola in bianco e nero e proietta tutti noi in un passato lontano ma ricco di fascino, prima di catapultarci nel presente. Cos’ha rappresentato il cinema d’estate? E ancora, perché tanta gente la sera invadeva le arene molto più di oggi. E’ cambiato il fascino del cinema oppure siamo diversi noi? Entrambe le cose.

Dagli anni Cinquanta fino alla fine del decennio successivo nell’ampio giardino durante l’estate al Politeama, grazie all’intraprendenza di Bruno Bergonzi, diventano una consuetudine le proiezioni all’aperto: lo schermo è rivolto verso via San Siro e le poltroncine bianche allineate danno un significativo tocco di classe: la gente che gremiva l’arena e il Politeama, quasi per magia diventava uno stupendo cinema estivo.

Il cinema all’aperto andò avanti per diversi anni e le poltroncine bianche davano un tocco balneare e l’arena di via San Siro, con un po’ di fantasia per gli spettatori si trattava di un tutto nell’estate di Forte dei Marmi. Commedie all’italiana, grandi kolossal americani, western e film d’azione mitigavano le afose estati di un tempo lontano. Il film prendeva il via quando il sole tramontava, verso le 21 (non era in vigore allora l’ora legale) e per i ritardatari, al termine del film veniva proiettato il primo tempo.

A maggio aveva inizio la preparazione della sala all’aperto, veniva posato il ghiaietto, piantati i fiori e il cinema si trasformava, era confortevole e dava l’idea di un’estate al mare soprattutto per chi era in città. Profumo di notti stellate, sigarette al mentolo, film in bianco e nero e voglia di evasione perché a quei tempi le vacanze non erano un lusso per pochi e molti passavano le estati in città.

Da “Il gattopardo” al fascino di Omar Sharif con “Lawrence d’Arabia”, dalle struggenti immagini di “Riso amaro” fino al fascino di Amedeo Nazzari e una giovanissima Sofia Loren, il cinema all’aperto allora aveva un fascino e una suggestione che col tempo purtroppo si è diluita. Oltre al Politeama occorre ricordare in quegli anni il cinema Giardini con un migliaio di posti a sedere, situato di fronte ai Giardini Margherita, il cinema Taverna all’interno del cortile di Palazzo Barattieri e il cinema Diana, in viale Dante.

I cinema estivi funzionarono fino a quando non ebbero inizio le vacanze di massa; la fuga dalle città nei mesi di luglio e agosto si fece sempre più massiccia tant’è che verso i primi anni Settanta molti cinema all’aperto cessarono la loro attività. Tornarono negli anni Ottanta in modo completamente diverso rispetto al passato, in molti casi furono una scelta delle Amministrazioni Comunali sull’esempio dell’Estate romana di Renato Nicolini, che tra il 1976 e il 1985, con l’avvento e il consolidamento delle Giunte di sinistra nelle città italiane, diede il via all’allestimento di grandi eventi cinematografici, teatrali e musicali nel centro storico di Roma, ottenendo sin dalla prima edizione un grandissimo successo, tanto da trasformarsi in fenomeno di costume.

Negli anni Ottanta gli eventi dell’Estate Romana vengono emulati in numerose città, stimolando un dibattito culturale internazionale sulle modalità di intervento delle Amministrazioni comunali nella promozione di eventi culturali destinati al grande pubblico: Diego Maj, fondatore del Teatro Gioco Vita e imprenditore teatrale, diede il via ad “Apritisesamo”, iniziativa culturale tra musica, spettacoli.

Ed è così che nel 1988 ritorna il cinema all’aperto alla pista di pattinaggio “Lia Chiapponi”; i film iniziavano alle 21,30 e veniva proiettato l’intero film e poi il primo tempo per i ritardatari. Alla pista di pattinaggio, dove venivano proiettati i film della stagione appena terminata, Lele Luzzati (Genova, 1921-2007) uno dei più grandi scenografi, animatori e illustratori italiani collaboratore di Diego Maj, aveva dipinto una bellissima scenografia. Al Teatro San Matteo si proiettavano invece i film muti accompagnati al pianoforte, quasi a rendere omaggio al critico cinematografico Giulio Cattivelli, la cui mamma, proprio in quel teatro alla fine degli anni Venti (quando il San Matteo era ancora un cinema), accompagnava al pianoforte il grande cinema muto.

Fu ancora Diego Maj che per rilanciare la cultura in città nei mesi caldi, allestì il cinema all’aperto all’ex Macello. Un tentativo innovativo, nato nei primi anni Novanta: un modo per avvicinare la gente al cinema ma anche per far conoscere uno spazio che era rimasto chiuso al pubblico per diversi anni. In quel periodo molti ragazzi scoprirono la bellezza dell’Urban Center e la rassegna cinematografica, suddivisa per serate tematiche.

A proposito di cinema d’estate: il produttore cinematografico Giorgio Leopardi, verso la fine degli anni Novanta diede il via a una stagione cinematografica estiva con l’appoggio dell’Amministrazione Comunale in piazzetta della Pescheria. Sempre in centro e sempre all’aperto.

Da alcuni anni a questa parte il cinema estivo è gestito dall’Arci con l’Associazione Cinemaniaci e con la collaborazione dell’assessorato alla Cultura all’Arena Daturi. Una tradizione che non muore (si pensi all’esempio di Villa Raggio a Pontenure) perché i film d’estate conservano ed esercitano un loro fascino anche se un tempo erano i cinema all’aperto mentre oggi le chiamano arene estive.

Ma è un’altra storia, meno poetica e più prosaica, come i nostri tempi del resto.

Mauro Molinaroli

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Commenti

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  1. Scritto da metabolik

    Un bel pezzo di memoria piacentina, un mondo che a volte credi di ricordare solo tu.
    Bravo Molinaroli.