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Una favola del futuro per raccontare il presente

Natura e tecnologia, sinonimi oppure ossimoro? Questo sembra essere il tema centrale di “Le avventure di Numero Primo” del cantastorie Marco Paolini (scritto con Gianfranco Bettin), sold out nelle due serate al teatro Municipale di Piacenza e ultimo appuntamento della stagione di prosa a cura di Teatro Gioco Vita.

In scena solo il narratore bellunese, che affida al proprio sapiente monologo la voce dei personaggi principali: Ettore, fotografo free-lance che si innamora via web di una voce femminile mai conosciuta e Numero Primo, bambino di sei anni che si ritrova inaspettatamente in eredità.

Su un palcoscenico scarno, abitato da una roccia e da un piccolo pozzo dove il tempo ogni tanto lascia cadere cadere una goccia d’acqua, Paolini sceglie una favola ambientata nel domani per poter raccontare, tra ironia e introspezione sociale, un presente in bilico tra speranza e paura del nuovo che avanza.

Nella sua Venezia futuristica, a cui dà forma solo con le parole, ci sono gabbiani-drone e fabbriche di neve, ma anche quartieri multietnici dove la crisi è a un passo e vecchi pregiudizi, a cui proprio Numero Primo offre soluzioni che gli adulti sembrano aver dimenticato.

Un emozionante viaggio di formazione padre-figlio su cui incombono continue minacce, tanto da quello scenario consueto che chiamiamo Natura quanto da una possibile fantascienza, incarnata da software che tramano per impossessarsi dei doni speciali, e così profondamente umani, di quel piccolo campione di “uomo nuovo”.

Paolini ha abituato da tempo il pubblico a riflettere sull’oggi, rifuggendo le facili soluzioni ma non gli interrogativi, volti a stimolare il dialogo in una comunità che, in qualsiasi era, non deve cessare di essere tale, assumendo il ruolo di fine ultimo del suo teatro sociale.

Un messaggio che la platea piacentina ha accolto con entusiasmo, salutando lo spettacolo con lunghi e calorosi applausi.

 

 

 

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