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Pighi “In tasca un milione e 300, ma ne serve un altro per squadra competitiva” foto

Roberto Pighi, presidente onorario di Wixo Lpr, parla del futuro del volley a Piacenza e del suo impegno alla ricerca di finanziatori per mettere in piedi una squadra competitiva l’anno prossimo.

La conferenza stampa Wixo Lpr Piacenza

Pighi parla di “tentativo disperato” perché “è più disperato cercare sponsor che cercare persone”.

“In tasca ho un milione e 300 mila euro circa” – ha specificato – ma per fare una squadra “da retrocessione” ne servono ancora 500mila, mentre per una squadra competitiva almeno un altro milione di euro.

Tutti i dettagli sono stati forniti nel corso di una conferenza stampa a cui hanno partecipato anche l’assessore Paolo Garetti, Guido Molinaroli, il vicedirettore della Banca di Piacenza Pietro Boselli.

Pighi ha chiarito che il suo tentativo di reperire un terzo socio si è esaurito, ma ha manifestato la disponibilità a valutare eventuali nuove proposte da parte di un imprenditore o anche di una grande azienda nei prossimi giorni.

“Dopo il niet ricevuto dal colosso dell’industria asiatica del Taiwan che era nella mia agenda, l’ultimo dei contatti diretti importanti, ho deciso fare questa comunicazione – ha esordito – sono ancora convinto che il volley sia uno sport che la città di Piacenza si possa abbondantemente permettere nella massima serie e cioè nella sfera dell’eccellenza”.

“Finora – ha sottolineato Pighi – le sponsorizzazioni sono state soltanto di durata annuale, ma ho avuto conferma di questi giorni dall’amico Stefano Arici, che se fosse intervenuto un terzo azionista, Lpr avrebbe fatto da sponsor e da azionista. Per questo sarebbe stato sufficiente trovare un terzo partner nell’azionariato.

Per iscriversi a un campionato occorre non solo il denaro, ma anche il titolo sportivo e gli altri documenti”. In sintesi ha sostenuto Pighi “per fare un campionato di A1 “di metà classifica” servono più di 2 milioni di euro“.

Roberto Pighi

Se si parla di quello quanto ho raccolto, – ha precisato – io non ho raccolto nulla, quest’anno ci voglio mettere 500mila euro come persona fisica e altri 500mila euro da parte dei fedelissimi, e cioè mio fratello, Giglio e la sua famiglia, sono certo che anche Curti avrebbe confermato i valori dell’anno passato, e naturalmente la famiglia Arici.

“Abbiamo inoltre 200mila euro incassati attraverso gli abbonamenti e altre forme di piccolo introito, a questo si aggiungono altre risorse grazie alla disponibilità del presidente Corrado Sforza Fogliani. Insieme ad altri sponsor minori vi confermo che in tasca ho un milione e 300mila euro”.

“Dopo due mesi che mi sono fatto un culo così – ha affermato Pighi – ad oggi ho raccattato solo il “cip” della Banca di Piacenza“.

“Come sia possibile che città come Trento, Macerata e Padova riescano a girare il mondo e invece noi siamo lontani ancora dall’iscrizione, dopo due mesi di ricerca? Per la mia esperienza di imprenditore credo che sia difficile da credere”.

“Siccome gli azionisti non ci sono, ho provato a lavorare con la raccolta pubblicitaria – ha continuato Pighi, spiegando i contatti intercorsi con un’organizzazione pubblica assimilabile alla nostra Confindustria di Taiwan, e all’elemento di richiamo costituito dalla presenza della Jobs dell’industriale taiwanese Jimmy Choo a Piacenza.

“Se investono a Latina, dove non ci sono industrie di Taiwan – ha affermato Pighi – perché non mettere a disposizione 250mila euro per Piacenza dove c’è un’industria con forti partecipazioni societarie asiatiche?”.

“Invece anche questa opzione si è chiusa. Ho scritto anche al presidente di Confindustria Alberto Rota che ha fatto una lettera agli associati per promuovere la raccolta di risorse, ma non sono stato neppure chiamato a presentare la nostra proposta. Mi sarei aspettato più rispetto, gli associati avrebbero potuto siglare un abbonamento da sostenitore da mille euro per ciascuno”.

“Si poteva fare un piccolo team – ha aggiunto – tra Comune, Università Cattolica e Fondazione per convincere qualche amministratore delegato delle aziende della grande distribuzione alimentare che frequentano abitualmente il nostro ateneo. Anche in questo caso nessun risultato”.

Erano tre soluzioni – secondo Pighi – alla portata di Piacenza, per ottenere da ciascuno una cifra compresa tra 200 e 250mila euro.

“Riconfermo che se mi viene a bussare un imprenditore, ci sarò. Eccome. Basta che qualcuno si faccia vivo con le risorse necessarie, con le tasche gonfie” conclude Pighi.

“Il Comune e anche qualche procuratore mi hanno consigliato di fare comunque una squadra da retrocessione, ma non riesco ad accettare di partire in queste condizioni”.

Dopo lo sfogo del Presidente Pighi è stato l’assessore Paolo Garetti ad intervenire: “Voglio essere costruttivo, la palla non è ancora per terra e ci sono dei contatti ancora aperti.

L’Amministrazione non si ferma qui e vogliamo fare di tutto per sfruttare questa disponibilità del Presidente Pighi a continuare. Fino a questo momento abbiamo contattato degli interlocutori che avessero un senso a mantenere questa eccellenza di Piacenza.

Qualche contatto è ancora attivo e si procede in quella direzione. L’Amministrazione non può dare un sostegno economico ma abbiamo tutto il tempo per provare a salvare il salvabile”.

Pietro Boselli, vice direttore della Banca di Piacenza, ha confermato il supporto dell’istituto alla squadra e la volontà di voler proseguire al suo fianco: “Negli anni la Banca ha investito sul volley maschile oltre 5 milioni di euro, a cui si aggiungono le spese di gestione del PalaBanca. Confermiamo il nostro sostegno per il prossimo Campionato e dico di più: la nostra Banca, sarà di supporto anche nei prossimi anni”.

E’ il Presidente Guido Molinaroli a chiudere la conferenza stampa: “Volevo sottolineare che il titolo sportivo non è in vendita, la Società è quindi a rischio chiusura. Ad oggi, viste le prospettive, la prossima stagione è a rischio oltre all’incognita della retrocessione. Quello che chiedo alla Giunta è chiarezza e pongo all’Amministrazione un problema: quando abbiamo accettato la clausola del nuovo contratto del PalaBanca c’era stato detto che entro settembre sarebbe stato aperto un nuovo bando. Se la pallavolo non si iscriverà anche il basket molto difficilmente utilizzerà come sede il PalaBanca.

L’Assigeco non può prendere in gestione un impianto che viene utilizzato solo due volte al mese. Finora abbiamo curato il PalaBanca, anche con l’aiuto della Banca di Piacenza, come se fosse un bambino. Da quando il parcheggio dell’Expo è stato chiuso tutti i camion si sono trasferiti nel nostro, distruggendolo. Si sta mandando alla rovina un bene comune. Ci sono ottime probabilità di non andare avanti e se sarà così questo impianto andrà allo sfacelo”.

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