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“La crisi politica e sociale italiana”: Davide Giacalone apre gli incontri di “Vespero”

Avrà inizio mercoledì 4 aprile, ore 21, all’Auditorium S. Eufemia di via San Marco n. 37 a Piacenza, il ciclo d’incontri promosso da Vespero attorno al tema “Crisi della politica o della società?”, con la presentazione del libro scritto dal giornalista Davide Giacalone intitolato “Ricostituente. La potenza commerciale. L’impotenza istituzionale”.

L’associazione piacentina – che ha già ampiamente affrontato tematiche di natura istituzionale e costituzionale, con rilevanti relazioni di Ernesto Galli della Loggia ed del professor Roberto D’Alimonte – intende indagare le ragioni sottese all’evidente delegittimazione della politica italiana, verificando che tale crisi non coinvolga solo la politica quanto l’intera società.

Con Davide Giacalone – spiegano i promotori – ci sarà modo non solo di mettere “sott’accusa” l’inadeguatezza istituzionale del Paese ma di analizzare l’effettiva competitività italiana dal punto di vista commerciale. L’evento è aperto al pubblico e al termine sarà possibile dibattere con l’autore.

La seconda iniziativa, inserita nel medesimo ciclo d’incontri, vedrà come relatore il professore Mario Caligiuri che presenterà il volume “La formazione delle élite”.

IL LIBRO – “La Costituzione è stata riformata molte volte, ma gli ultimi due tentativi si sono risolti in disastri. Sia la destra che la sinistra, nel 2006 e nel 2016, hanno subito la bocciatura del referendum confermativo. Vuol dire che agli italiani piace la Costituzione che c’è? No, perché la critica è continua. E allora? Due volte è stato bocciato il medesimo errore-orrore: usare l’articolo 138 non per riformare, ma per riscrivere (o far credere che si stesse riscrivendo) la Costituzione.

L’autore parte da qui per mostrarci una raffigurazione spietata di meritati insuccessi, attraverso i quali leggere la realtà italiana che viviamo. Lustri sprecati appresso a pretesi bonapartismi in miniatura, i cui effetti si vedono non solo nel logoramento istituzionale, ma si contabilizzano in un debito patologico, una crescita alla metà della media europea e una disoccupazione al doppio. Mentre questo accadeva l’Italia guadagnava posizioni nei commerci mondiali.

I numeri dei diversi settori sono esemplari, raccontando di una potenza. Cosa, allora, porta a saldi contabili tanto deludenti? L’Italia che si è aperta, per vocazione o costrizione, corre alla grande. Quella che s’è chiusa e protetta sprofonda. E la seconda non solo è pesante, ma anche politicamente più rappresentata. Questo è l’assurdo.”

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