PiacenzaSera.it -  Notizie in tempo reale, news a Piacenza, cronaca, politica, economia, sport, cultura, spettacolo, eventi ...

Le Rubriche di PiacenzaSera.it - Civico 11

La salita del “Civico 11” alla scoperta del “tesoro” del Pordenone fotogallery

Dopo la salita al Guercino poteva mancare la salita al Pordenone tra i reportage della Redazione del Civico 11? Certo che no.

Nei giorni scorsi i curatori dello spazio giornalistico su PiacenzaSera.it – giovani disabili del progetto delle autonomie del Comune di Piacenza sostenuto dalla Fondazione di Piacenza e Vigevano con il supporto della coop sociale Aurora – si sono recati in S. Maria di Campagna per guardare da vicino gli affreschi della cupola.

Un ringraziamento alla Banca di Piacenza che ha permesso la visita e alla guida per la bella e interessante esposizione.

Ecco i racconti dei redattori (le foto sono di Sara Zuccone, Simone Boiocchi e Paolo Politi).

Mercoledì 11 Aprile sono andato con la redazione “Civico 11” a vedere le opere del “Pordenone”: in realtà si chiamava Giovanni Antonio de’ Sacchis ma viene chiamato così a causa della sua provenienza friulana.

Siamo passati da un’entrata laterale e ci hanno accolto un ragazzo e una ragazza che ci hanno fatto da “ciceroni” per la salita alla cupola. Prima di partire per la visita ci hanno dato le cuffiette e l’audioguida, poi abbiamo messo in degli armadietti tutto quello che impediva la salita perché i passaggi sono molto stretti.

Ci siamo diretti in una stanza dove abbiamo visto un video sulla vita del Pordenone. Giovanni Antonio de’ Sacchis nasce a Pordenone nel 1483 e muore a Ferrara nel 1539, ma le sue opere si sviluppano tra il 1520 e il 1536. Egli svolge diversi incarichi come: Il Duomo di Cremona (1520-1521), l’Annunziata a Cortemaggiore (1529) e Santa Maria di Campagna a Piacenza (1530-1536).

La Fabbriceria (persona giuridica laica espressione del governo cittadino) di Santa Maria di Campagna voleva de’ Sacchis per decorare il santuario. Nella cupola centrale vengono messi in contrapposizione episodi di storia sacra a episodi di storia profana.

Poco dopo mentre non ha ancora finito, viene chiamato a Venezia per abbellire la Libreria del Palazzo Ducale e il lavoro della cupola di Santa Maria di Campagna viene portato avanti da Bernardino Gatti detto il “Sojaro”, dal dialetto chiamato così perché il padre costruiva botti per il vino.

Mi è piaciuta questa visita e spero di farne ancora perché a volte non ci accorgiamo del patrimonio che ha la nostra città.

Luca Tinelli

Con la Redazione del Civico 11 mi sono recata alla Chiesa di Santa Maria di Campagna per vivere un’esperienza indimenticabile: salire sulla Cupola di Pordenone (fu il soprannome di
un Artista, Giovanni De Sacchis)! Pordenone si dedicò alla creazione della Cupola dal 1530 al 1535 ma non fu in grado di portarla a termine.

La salita e la discesa utilizzando la stessa via di accesso, non come per la salita del Guercino in Duomo.

E questo è uno dei motivi che limitano a pochi minuti il tempo concesso per la visita. La salita ha tanti gradini molto ripidi (quindi, stare attenti e camminare piano, evitando il più possibile di farsi male!)

Le spiegazioni della guida mi hanno fatto piacere questa Cupola. I dipinti che contiene rappresentano personaggi come gli Apostoli! In cima alla cupola si può godere di una bellissima
vista sui tetti della città. Devo dire che la visita è molto bella e la consiglio a tutti. Ne vale davvero la pena.

Fa parte di quei tesori di Piacenza sconosciuti alle persone e devono farsi conoscere. Sono felice di essere salita a vederla.
Grazie, Piacenza! Grazie di cuore!

La salita al Pordenone della Redazione del Civico 11

Sara Zuccone

Grazie alla nostra simpatica guida abbiamo scoperto diverse cose. Innanzitutto che Santa Maria di Campagna è di proprietà del Comune di Piacenza: è uno dei pochi casi, insieme a San Petronio, che è del Comune di Bologna. Poi che il Pordenone non terminò il lavoro perché problemi familiari (una faida con il fratello, in cui morì un cugino in circostanze misteriose) lo costrinsero a rientrare a casa: fu sostituito dal “Sojaro”, il cui papà faceva le botti.
Infine che sui lati delle finestre bifore della cupola sono stati eseguiti degli affreschi come graffiti dagli studenti di arte che salivano alla cupola nei secoli scorsi: ne abbiamo visto uno di un certo Solenghi, datato 1750.
Una prima forma di vandalismo!

La Redazione del Civico 11

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di PiacenzaSera.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.