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Le Rubriche di PiacenzaSera.it - Nave in bottiglia

Nave in bottiglia: Lucio Dalla e quel concerto a Piacenza

“Grande Lucio, voglio ricordarti così”. Nella nuova puntata della “Nave in bottiglia” Mauro Molinaroli rievoca il concerto di Lucio Dalla all’allora stadio della Galleana nel settembre del 1981. Ecco il suo racconto.

La nostalgia è un male sottile o una botta violenta, che ci assale quando meno ce l’aspettiamo. Il ricordo vola sul concerto piacentino di Lucio Dalla ai primi giorni di settembre del 1981 allo stadio della Galleana. E’ come un flash impresso nella mente di tanti. Di più generazioni.

Alla guida della città di allora il giovane sindaco Stefano Pareti. Sera di emozioni e di versi cantati, di parole liberate e di tensione musicale. Lucio cantò quei brani che almeno una volta molti di noi avevano ascoltato con eccitazione. La notte sembrava illuminata dal tepore degli ultimi giorni d’estate e dalle canzoni di un piccolo grande uomo, anarchico per vocazione mai taciuta. E quel concerto è oggi un film in bianco e nero, il nostro “Artist”. Da oscar.

Lucio Dalla, l’uomo che aveva messo in musica una Bologna che mai avrebbe pagato il pranzo a chi rubava l’amore in Piazza Grande, stava scompaginando ricordi ed emozioni. Già, i ricordi. Il passato provoca tenere emozioni. Avevamo ascoltato Dalla, solo ed esclusivamente attraverso i suoi dischi. Quella sera stava davanti a migliaia di persone. Sul palco. Regalava i suoi brani, che poi erano nostri. Che portavamo addosso come un paio di jeans. Poche parole tra un motivo e l’altro, il corpo che mimava i versi di quel clarinetto che lo accompagnava da una vita. E tante canzoni.

E’ strana la generazione che ha circumnavigato i cinquanta; aveva ragione Voltaire quando scriveva che chi non sa capire lo spirito del suo tempo sarà vittima di quel tempo. Siamo una schiera compatta e a volte un po’ smarrita. Non siamo più giovani. Non siamo ancora vecchi. Non riusciamo a immaginare la nostra morte, come tutti gli esseri umani. Non riusciamo a immaginare neanche la nostra vecchiaia. E questo accade solo a noi.

Siamo stati giovani in anni in cui la gioventù luccicava come oro, preziosa o falsa che fosse, luccicava, mandava bagliori, prometteva la forza del metallo che resiste al fuoco. Lo stadio era gremito fino all’inverosimile. Lucio ebbe un’accoglienza straordinaria. Il suo album “Dalla” era da oltre un anno nelle classiche dei dischi più venduti. E quel concerto è ancora oggi un atto d’amore di una città, Piacenza, nei suoi confronti.

Ventimila persone in una sera tutta da bere. Cantò “La sera dei miracoli” e fu come se la città s’illuminasse. Perché di miracolo si trattò. Non era facile catturare tanta gente in uno stadio; si capì, attraverso quel tour, che dopo “Banana Republic” con Francesco De Gregori, qualcosa era cambiato nei suoi confronti, la gente amava i brani di Lucio, a prescindere.

Per quanto riguarda “L’anno che verrà”, l’unico brano politico che aveva scritto, quando lo cantò scoppiò il finimondo. Era una canzone uscita dopo il Settantotto, dopo il sequestro Moro. Non gli piaceva l’Italia ripiegata su se stessa e impaurita dal terrorismo. E scrisse un brano in cui la gente non comunica, si nutre di televisione e chi non ha nulla da dire, paradossalmente, parla anche troppo. Quella sera quel motivo fu un successo, una bandiera. Come “Anna e Marco” invece due ragazzi di ieri, che frequentavano il bar sotto il suo studio di registrazione, li vedeva ogni giorno tra una pausa e l’altra prima di registrare. Li immaginò prigionieri di un mondo senza futuro, poca vita, sempre quella.

Da bolognese (e l’Emilia è terra di musicanti e di orchestre) aveva suonato in lungo e in largo per questi luoghi. Nelle balere che sembravano cattedrali, locali in grado di accogliere migliaia di persone e Dalla era un cantautore che con la sua band arrivava ovunque, cantava e poi ripartiva. Una lunga gavetta. Quella notte finalmente suonò davanti a un pubblico che ripeteva a memoria i brani più famosi del suo repertorio. Ne ebbe un ricordo bellissimo. Lo confidò a chi scrive, qualche anno fa.

Il pensiero cade su Lucio e quel concerto assume oggi, toni ancora più suggestivi, intrisi di poesia e di sana terra emiliana. Quella sera è indimenticabile. Accendini accesi e voglia di catturare emozioni. Parole ripetute a memoria e applausi sinceri. Per serietà, rigore e altera nobiltà di stile, Lucio Dalla ha incarnato forse meglio di ogni altro suo collega, la figura creativa del cantautore. Ha saputo esprimere con le sue canzoni un mondo poetico popolato da poveri e diversi, da prostitute, ladri d’amore, giovani ballerini, stelle che illuminano il cielo, in un percorso, un viaggio, un itinerario che oggi sa di malinconia e di nostalgia.

Inutile dire che ci manca e che quella sera, voluta dall’amico Stefano Pareti (diamo a Cesare quel che è di Cesare) è memoria, storia ma soprattutto vita vissuta. Tanti anni fa.

IL VIDEO DEL CONCERTO (Da Youtube)

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