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Piano per il Parco del Trebbia, il Comitato “Inaccettabile e incomprensibile ritardo cronico”

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Nuovo intervento del Comitato “No al Bitume – Sì al Parco del Trebbia” che risponde alla nota inviata all’Ente Parco del Ducato. Il Comitato sollecita un’accelerazione nella stesura del piano per il Parco del Trebbia, stante un “inaccettabile e incomprensibile ritardo cronico”.

Come Comitato “No al Bitume – Si al Parco del Trebbia”, da tempo impegnato nella salvaguardia e promozione del Parco Fluviale del Trebbia, riscontriamo con interesse quanto affermato agli organi di stampa dall’Ente Parco del Ducato con riferimento all’iter di redazione del Piano Territoriale a seguito della nostra lettera all’Assessore all’Ambiente della Regione Emilia Romagna Paola Gazzolo.

Lettera che ricordiamo, nello stigmatizzare l’inaccettabile ritardo nella redazione del Piano previsto dalla stessa legge istitutiva del Parco del 2009, ne sollecitava lo sblocco.

Se da una parte quanto evidenziato dall’Ente Parco nella sua nota laddove afferma che “Il Piano Territoriale del Parco è uno strumento di fondamentale impatto strategico sull’orientamento delle politiche di sviluppo socio-economico e tutela ambientale” ci trova d’accordo; dall’altro proprio in virtù di questa strategica importanza appare ancora di più incomprensibile e inaccettabile il ritardo cronico con il quale lo si sta predisponendo.

A poco poi vale lo “scarica barile” che l’Ente Parco pare voler accreditare affermando che essendo lo stesso costituitosi solo nel 2011 il ritardo sarebbe a loro imputabile per “soli 6 anni” e non 9 (nove)! Come se 6 (sei) anni di ritardo siano da considerarsi “normali” per dare attuazione piena a quanto prescritto per legge!

Apprendiamo sempre dalla nota dell’Ente Parco che ad oggi sarebbero stati avviati incontri preliminari con sole tre Amministrazioni Comunali – Gossolengo, Rivergaro e Calendasco – a dispetto dei sette Comuni che insistono sull’area del Parco; avanti di questo passo non possiamo che temere che l’iter di redazione del Piano si candiderà a festeggiare i 20 anni di ritardo dalla emissione della sua Legge Istitutiva.

Da qui anche la nostra accorata lettera all’Assessore Regionale, dalla quale attendiamo un riscontro diretto, affinché dall’alto della Sua carica Istituzionale sappia sollecitare tutti gli attori coinvolti ad un impegno reale e non di facciata, come ad oggi percepito, nel dare attuazione a quanto previsto dalla stessa Legge Regionale.

Un ultimo richiamo intendiamo farlo all’Ente Parco e a tutti gli attori Istituzionali (Regione, Provincia e Amministrazioni Comunali) ai quali spetta il compito di avviarne e gestirne l’iter di redazione. A tutti loro chiediamo con forza che il Piano sia il risultato di un serio e vero percorso partecipato che veda il coinvolgimento oltre che dei “soliti noti” portatori di interessi economici anche e soprattutto dei cittadini, in proprio e attraverso le Associazioni e Comitati che ne rappresentano istanze, e che il primo obiettivo strategico di un “Parco” – se ancora così lo si vuole definire – debba necessariamente essere la sua riqualificazione in senso ambientale e naturalistica e non industriale.

In conclusione ci preme ribadire rispetto alla nota dell’Ente Parco, laddove ricorda i diversi milioni di euro di interventi e progetti ambientali nel Parco in questi anni, che qualunque buon intervento di riqualificazione ambientale non può che farci piacere e trovare il nostro appoggio. Certo che è alquanto discutibile definire buono un investimento in una aula didattica a poche centinaia di metri da un impianto di produzione di conglomerati bituminosi.

E’ oltremodo doveroso precisare che la bonifica dell’area ex-Dromo citata è ben lungi dall’essere compiuta in quanto ad oggi è stata fatta una doverosa ed improcrastinabile messa in sicurezza e certamente non una bonifica dell’area che rimane ancora altamente a rischio di inquinamento dato dalla presenza delle cisterne di bitume interrate in area esondabile del fiume.

L’Ente Parco ha poi dimenticato di citare tra le opere autorizzate ed eseguite anche l’autorizzazione ad un mega impianto di produzione conglomerati bituminosi in località Ponte Nuovo oltre all’autorizzazione a nuovi insediamenti di estrazione inerti nel mentre nessuna stringente prescrizione di puntuale bonifica sia stata imposta alla ditta esercente l’impianto di San Nicolò recentemente delocalizzato. Giusto per la precisione.

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