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Più storia e meno slogan. Facciamo del 25 aprile la festa di tutti

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Spiace sinceramente constatare che in occasione delle celebrazioni del 25 aprile gli amministratori del centrodestra non siano riusciti ad andare oltre agli appelli ad una non meglio definita “unità di intenti“, per una ancora più generica “riconciliazione degli animi”. Nel segno di che cosa, di quali valori non è stato specificato.

Suvvia, uno sforzo in più di elaborazione e approfondimento forse era auspicabile, uno sforzo che i loro predecessori già qualche anno fa avevano compiuto (ne ho scritto qui), nella direzione di un’interpretazione per certi versi nuova della festa della Liberazione.

Più inclusiva di tutti gli italiani e di quella parte politica che troppo spesso nel passato – ingiustamente – ne è stata emarginata.

Lo dico senza nessuna spocchia e senza la volontà di fare la lezione – che non potrei permettermi – a nessuno.

Spiace – ripeto – aver assistito il primo cittadino di Fiorenzuola Romeo Gandolfi, che qualche tempo fa nel suo consiglio comunale aveva promosso un singolare minuto di silenzio in onore della scomparsa di Fidel Castro, aver ribattezzato nel suo discorso pubblico la festa della Liberazione come la “festa del perdono e della riconciliazione“.

E che dire del sindaco di Piacenza Patrizia Barbieri che dal palco del 25 aprile, nella sua prima orazione ufficiale da primo cittadino di Piacenza, ha parlato di “unità di intenti“, salvo poi evocare non meglio precisate “zone oscure della liberazione” ancora da indagare.

Devo confessare che non mi aspettavo l’uso di quell’espressione e un riferimento così indefinito alle vicende dolorose della lotta di Liberazione, da un sindaco che è anche un bravo e stimato avvocato.

In questi 73 anni la nostra Resistenza è stata ampiamente al centro del dibattito storico e storiografico. E’ stata rivisitata, vivisezionata, anche in parte ridimensionata rispetto alle rappresentazioni ideologiche del passato.

Mi permetto di consigliare una lettura su tante, il volume di Mirco Dondi “La resistenza tra unità e conflitto. Vicende parallele tra dimensione nazionale e realtà piacentina” edito da Bruno Mondadori nel 2004.

La Resistenza non può che inquadrarsi nel contesto della guerra civile che sconvolse l’Italia con la caduta del fascismo. Certo che ci furono “zone oscure”, episodi criminali e inaccettabili persecuzioni anche da parte dei partigiani. Ma non c’è davvero niente di nuovo da scoprire.

Così come agitare ancora lo spauracchio comunista appare piuttosto fuori luogo.

Proprio in provincia di Piacenza il movimento resistenziale fu quanto di più lontano da un monolite egemonizzato dalla sinistra comunista.

Basti pensare che il capo della nostra zona, la 13esima, era anarchico e nel ’43 si mise ad accantonare armi con un sacerdote, uno dei comandanti più importanti e carismatici era un ufficiale dei carabinieri, i principali comandanti che sopravvissero fino alla fine della lotta furono cattolici.

Anche i comunisti ricoprirono un ruolo fondamentale, ma a Piacenza restarono in posizione subalterna. Inutile poi ripercorrere qui la storia del Pci di Togliatti con la svolta di Salerno e l’emarginazione di Secchia per contrastare ogni velleità di rivoluzione antidemocratica.

Lo dimostrano anche tante vicende biografiche individuali di partigiani, anche piacentini: nella lotta contava assai meno l’affiliazione ideologica che i legami di stima, quelli personali, lo spirito cameratesco.

Non sarebbe ora di prendere serenamente atto di tutto questo e cercare, anche nell’area di centrodestra, di portare un contributo costruttivo e di portata culturale alta alla festa di Liberazione? Per fare del 25 aprile la festa di tutti gli italiani.

Non solo e non tanto per evitare i fischi e le contestazioni. Quanto ai primi, io penso che sia sbagliato fischiare un rappresentante delle istituzioni: sempre. Quanto alle seconde – quelle viste in piazza il 25 aprile – semplicemente non meritano nessun commento.

Ma soprattutto per cercare di strappare qualche applauso in più ai piacentini, visto che ogni componente delle istituzioni eletto democraticamente deve rappresentare in maniera rispettosa le sensibilità e le idee di tutti.

Sarebbe ora che tutte le parti politiche si facessero carico del valore di festa nazionale del 25 aprile, come momento fondativo della nostra democrazia e della Costituzione nella quale tutti ci riconosciamo.

La Carta infatti pose le premesse anche per integrare nella comunità civile chi uscì sconfitto dalla guerra, chi difese il regime, chi in buone fede combatté dalla parte sbagliata.

A 73 anni di distanza non può ridursi a una questione di sentimenti. Tutti i morti meritano pietà. In particolare coloro che credettero in buona fede di difendere la patria, anche schierandosi con il nemico. Alleati con la Germania di Hitler che aveva invaso l’Italia.

L’unica riconciliazione possibile è quella della responsabilità, arricchiamo insieme la festa della Liberazione, rendiamola più accogliente e aperta a tutti. Anche a chi non l’ha sentita mai come propria.

Per questo concludo rivolgendomi all’unico parlamentare eletto piacentino che ha disertato per scelta le celebrazioni ufficiali, Tommaso Foti.

Ho letto le sue considerazioni e le rispetto, anche se non le condivido. Ho sempre apprezzato la sua chiarezza e la sua coerenza, esercitata nel tempo con intelligenza e mai con ottusità.

Foti sa che la politica talvolta è fatta di coraggio. Se l’anno prossimo scegliesse di partecipare alle celebrazioni del 25 aprile – magari incurante dei contestatori di professione – avrebbe il mio, e confido quello di tanti, convinto applauso. Quello sarebbe un atto di coraggio vero.

Mauro Ferri

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Commenti

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  1. Scritto da veronica

    Se c’è ancora animosità non c’è obiettività

  2. Scritto da Ab

    Signora Veronica dopo 70 anni non è ancora ora di giudizi? Direi che la storia ha ben inquadrato la figura di Mussolini, dei danni fatti con la scellerata alleanza, e certo…. ci son voluti gli americani che come lei sa sono sbarcati anche in Normandia liberando L Europa, non solo L Italia. Con L aiuto di quei cattivoni dei Russi, che le rammento ebbero 35 milioni di morti, a fronte di 50 milioni di morti in tutta Europa. Quindi…. incensiamo, incensiamo

  3. Scritto da veronica

    apprezzo il discorso di Ferri, sempre rispettoso dell’opinione altrui.Gli eventi sarà la storia a giudicarli con la dovuta oggettività ed imparzialità. E’ ancora troppo presto per essere veramente obiettivi e ricordiamoci che senza l’aiuto sostanzioso degli Alleati Americani non si sa come sarebbe andata a finire………….Quindi non esageriamo con l’incenso

  4. Scritto da Ab

    Complimenti, bel pezzo. Ma ha letto bene il post di Foti? Il 25 aprile non sarà mai la sua festa e considera adulazione L essere chiamato fascista. Quindi, dottor Ferri, non si illuda, i “ fascisti dentro” continuano a rimpiangere L Europa col braccio teso.Non cambiano, negano L evidenza storica, millantando ancora lo spauracchio comunista. I fischi in piazza? Meritati