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Tenta di portare droga al fratello in carcere, scoperto e fermato

Tenta di introdurre sostanza stupefacente nel carcere di Piacenza, ma viene scoperto e fermato. Il fatto è accaduto nei giorni scorsi alle Novate. A darne notizia il sindacato di polizia penitenziaria Sinappe.

Nei guai – viene spiegato – è finito il fratello di un detenuto magrebino, che durante l’ora di colloquio, avrebbe cercato di introdurre in carcere circa 80 grammi di sostanza stupefacente nascosta nelle scarpe, all’interno delle quali aveva creato un’intercapedine ben sigillata.

Durante il colloquio aveva poi cercato di scambiare le scarpe con il fratello detenuto; la scena non è passata inosservata al poliziotto addetto alla vigilanza visiva dei colloqui tra detenuti e familiari che, accortosi del fatto, ha subito avvisato il responsabile dell’Area. Il tempestivo intervento degli agenti ha permesso di sventare il passaggio della sostanza stupefacente.

“Nel rivolgere il più sentito ringraziamento ed un vivo attestato di stima al personale che ha svolto tale brillante operazione di polizia giudiziaria, – scrive la segreteria regionale del Sinappe – evidenziamo come continui ad essere troppo alto il pericolo che possano essere introdotte illecitamente sostanze stupefacenti in carcere. Difatti, la Polizia Penitenziaria del carcere di Piacenza, e non solo, in silenzio e con grande abnegazione, opera quotidianamente per contrastare il fenomeno dello spaccio negli Istituti di pena, sempre crescente anche a causa del cospicuo numero di detenuti tossicodipendenti. Oltre alle droghe tradizionali il personale in divisa è impegnato a contrastare anche la cessione tra reclusi di farmaci, tra i quali ad esempio il subutex, somministrato quale terapia metadonica ai detenuti tossicodipendenti”.

“Auspichiamo, pertanto, che la formazione professionale della Polizia Penitenziaria possa riguardare maggiormente le modalità investigative in materia di contrasto all’uso ed al commercio di stupefacenti e, nello specifco, le modalità operative e di servizio necessarie a prevenire i tentativi di introduzione di droga in carcere”.
“Sarebbe, inoltre, utile e necessario – concludono – che si desse fnalmente seguito alle procedure, avviate da tempo e mai concluse, per la costituzione di una unità cinofla regionale che supporti costantemente l’attività di prevenzione e contrasto dello spaccio di stupefacente presso tutti gli Istituti di Pena del Distretto Emilia Romagna e Marche”.

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