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Il valore “transnazionale” della Resistenza e i combattenti stranieri a Piacenza foto

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In una Europa più che mai divisa, nonostante la globalizzazione, celebrare la Resistenza, dalla quale uscì un continente pieno di aspettative per un nuovo futuro, è più che mai attuale.

Oggi vi sono segnali che sembrano far rivivere un ricorso storico non dei più felici, si può affermare che ogni Paese è attraversato dal vento freddo dell’incertezza politico-economica e da una deriva di cultura e di valori.

Ecco perché quel movimento spontaneo, cresciuto fra il 1943 e ’45, torna attuale, non solo perché ci avviciniamo alla data commemorativa del 25 aprile, la conquistata liberazione da un giogo umanamente insostenibile quanto feroce e brutale nei modi.

Un fenomeno trasversale ai ceti sociali e alle nazioni che ha camminato lungo un filo invisibile unendo generazioni e le nazionalità.

Anpi libro Repetti

Claudio Silingardi, presidente dell’Istituto Nazionale Ferruccio Parri, intervenuto sabato mattina alla conferenza promossa dall’Anpi sul tema: “La resistenza al nazifascismo, un solidale movimento dei popoli europei con migliaia di italiani presenti fra i partigiani in Francia, Jugoslavia, Grecia e Albania” ha messo in luce come gli obiettivi, pur specifici ad ogni singolo Paese, erano tuttavia comuni e con eguali valori, erano specifici di carattere generale e con una evoluzione simile: reti di soccorso e di evasione, propaganda clandestina, spionaggio e sabotaggio, guerriglia, manifestazioni pubbliche, lotta armata sotto comandi unificati”.

Significativa anche l’evoluzione dell’atteggiamento degli Alleati.

“Inglesi e americani sono inizialmente diffidenti nei confronti di questi movimenti partigiani – anche per il loro carattere di assoluta novità rispetto ad esperienze precedenti di volontariato e di guerriglia – e tendono ad assegnare loro un ruolo molto limitato, soprattutto di sabotaggio e di raccolta di informazioni sul movimenti del nemico.

Con il passare del tempo, però, sono costretti a riconoscere l’utilità militare della Resistenza, e si impegnano a sostenerla e in questo modo a controllarla) tramite l’invio di materiali, armi, missioni di collegamento”.

Il fenomeno, ha ribadito il relatore, è nato ovunque in forma spontanea e successivamente militarizzato, in risposta a forme repressive sempre più violente che avevano indotto alla lotta armata.

Dopo l’8 settembre, la data dell’armistizio firmato dall’Italia con gli Alleati, si erano formate reti di partigiani che agivano, vicendevolmente, in sinergia con i movimenti dei paesi ospitanti, come in Francia e Belgio.

Per non parlare dello “sfaldamento dell’esercito italiano, molti soldati, 70mila scelsero di rimanere al fianco dei resistenti dei paesi occupati, in Grecia, in Albania e nella Jugoslavia”.

Silingardi ha sottolineato la tragica vicenda di Cefalonia “in spregio ad ogni convenzione internazionale furono fucilati 20mila tra ufficiali e soldati” e ha citato la tragedia degli internati militari, “810mila coattivamente destinati al lavoro, dei quali 40 mila morti per fame e stenti”.

Romano Repetti, della direzione provinciale Anpi di Piacenza, ha poi presentato il libro, scritto con Gian Luigi Cavanna: “Comandanti partigiani venuti da lontano” Istriano, Gaspare, Montenegrino, Capitano Mack, Giovanni lo Slavo, il Greco e persino ex militari della Wehrmacht fra i partigiani piacentini.

Anpi libro Repetti

Una conferma di come il movimento fosse intriso di presenza europea. Lo studio di Cavanna e Repetti ci informa che 661 furono i militari stranieri al fianco dei partigiani piacentini, 40 di loro lasciarono la vita combattendo sui nostri monti, 57 furono i disertori tedeschi e austriaci che aderirono al movimento.

Alla conferenza, che si è svolta nell’Auditorium Sant’Ilario, sono intervenuti alcuni partigiani, tra i quali Mino Avogadri, Agostino Covati e Renato Cravedi che hanno ricordato incontri con l’Istriano, Ernesto Poldrugo, un comandante molto amato e di cui erano presenti tre dei cinque figli: Loredana, Josiane e Lorena.

Anpi libro Repetti

Un contributo al dibattito lo ha portato anche il consigliere comunale Nelio Pavesi, a nome dell’Amministrazione comunale di Piacenza, nipote di uno dei caduti di Coduro, in comune di Fidenza, Galliano Pavesi.

Il consigliere, ha definito l’Anpi “Benemerita associazione” impegnata da sempre “perché non siano dimenticati le sofferenze, gli immani sacrifici e le morti di coloro che, con il loro eroismo e la loro determinazione, hanno permesso alle generazioni future di gustare il meraviglioso sapore del bene più prezioso, quello della libertà”.

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