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Capannone sequestrato alla mafia destinato a pubblica utilità, domani Don Ciotti a Calendasco

Da capannone confiscato alla mafia a luogo sociale destinato alla pubblica utilità e alla creatività giovanile. E’ la storia dell’immobile acquisito a Calendasco, in provincia di Piacenza, riadattato con il contributo di molti e che domani, con una festa ispirata al tema delle “nuove Resistenze”, verrà presentato alla comunità locale e consegnato a nuova vita.

Si tratta di un’unità produttiva di 400 metri quadrati su un’area di mille a Ponte Trebbia, consegnato al Comune di Calendasco nel marzo 2016: il primo caso nel piacentino. Sabato 12 maggio, è prevista l’inaugurazione alla presenza del presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, di don Luigi Ciotti e Enza Rando per l’associazione Libera. Lo stabile sarà intitolato alla memoria di Rita Atria, testimone di giustizia e vittima di mafia.

Il taglio del nastro giunge al termine di un ampio processo di partecipazione da subito voluto dal Comune che, con Libera, ha coinvolto oltre 200 alunni delle scuole locali, le associazioni e i cittadini del paese, gli allievi di vari istituti superiori della provincia, la Scuola Edile di Piacenza e i profughi accolti dall’ostello di Calendasco che hanno curato parte delle opere di riqualificazione.

Nel 2017, con il primo bando di attuazione al Testo Unico della legalità, la Regione ha finanziato il progetto di restituzione del bene alla comunità con un contributo di 25 mila euro. Le risorse hanno coperto il 70% dei costi delle prime opere di ristrutturazione dell’immobile: rifacimento del tetto con bonifica dell’amianto e installazione di sistemi di videosorveglianza e allarme.

Hanno anche permesso di sostenere i percorsi di educazione alla legalità nelle Scuole Medie, avviati a partire dal marzo 2016, e il concorso di idee attivato dal Comune per riprogettare gli spazi interni: indetto a fine 2017, hanno partecipato 15 geometri, architetti e ingegneri della Scuola Edile producendo 3 progetti. Da ciascuna proposta si sono tratte le idee giudicate migliori, tradotte nel cantiere chiuso pochi giorni fa (i cui costi saranno candidati al nuovo bando regionale per il2018 in scadenza a fine maggio).

I lavori, curati dalla Scuola Edile, sono stati svolti da un gruppo di una ventina di profughi accolti presso l’ostello “Tre Corone” di Calendasco che, al termine delle attività, hanno ricevuto un attestato di “Operatore edile alle strutture”, spendibile sul mercato del lavoro e valido in tutta Europa. Ai richiedenti asilo si è aggiunto un gruppo di studenti francesi arrivati a Piacenza nell’ambito del progetto Erasmus. Sono gli allievi del Centro di formazione per l’apprendistato di Bloix, cittadina della regione Centro-Valle della Loira.

D’età compresa tra i 17 e i 19 anni, nel loro Paese già hanno un impiego da muratori in ditte di costruzioni. Il sistema formativo francese, però, prevede che nei primi tre anni di apprendistato alternino due settimane di attività nelle aziende di cui sono dipendenti ad una sui banchi di scuola: è in questo contesto che si iscrive l’arrivo a Piacenza. Il cantiere è stato attivo per tutto il mese di aprile e in tempi rapidi, grazie al ruolo prezioso della Scuola Edile e alla disponibilità di profughi e studenti, si è chiuso in tempo per l’inaugurazione del 12 maggio.

“E’ una vera festa per la comunità e per l’intera società regionale – afferma il presidente Bonaccini -, di cui sono certo di interpretare il sentimento esprimendo tutta la soddisfazione per questo risultato, al termine di un percorso sostenuto dalla Regione e che ha visto il contributo di tanti, dagli studenti, anche stranieri, ai richiedenti asilo, in quello che è stato davvero un esempio di partecipazione, integrazione, impegno diffuso e solidale”.

“La lotta alla criminalità organizzata – aggiunge – si compie anche con atti di profonda civiltà sociale e con procedimenti amministrativi come questo, affiancando al prezioso lavoro delle forze dell’ordine e della magistratura ogni energia e progetto che possano contrastare la metastasi mai sopita del cancro criminale. Voglio ringraziare personalmente gli esponenti di Libera e ogni cittadino, ogni persona arrivata da altri Paesi, ogni studente, gli amministratori che hanno contribuito alla nuova vita di uno spazio così importante, anche dal punto di vista simbolico: è nella vita di tutti i giorni, nello studio, nel lavoro, che si forma e cresce la lotta alle mafie, il contrasto alle infiltrazioni della criminalità organizzata e la cultura della legalità”.

“La gestione degli immobili sequestrati alla mafia – sottolinea l’assessore regionale alle Politiche per la legalità, Massimo Mezzetti – è uno dei punti cruciali toccati anche dal nostro Testo unico per la legalità, strumento fondamentale per contrastare, per quanto ci compete, le mafie che negli ultimi decenni sono riuscite a espandersi oltre i confini dei territori di origine, arrivando a radicarsi anche qui. Come l’inchiesta e il processo Aemilia, che come Regione abbiamo voluto si tenesse qui, sostenendone il costo economico con 1,2 milioni di euro, ci hanno confermato, non possiamo permetterci di abbassare l’attenzione e la guardia sul fenomeno”.

Mezzetti ha partecipato oggi a un convegno organizzato dallo Spi Cgil proprio sul tema “Beni confiscati alla mafia a Bologna”, nella sede della Camera del lavoro, dove è intervenuto sugli strumenti della Regione Emilia-Romagna per sostenere la cultura della legalità.

Le nuove Resistenze – Tornando a Calendasco, la volontà del Comune, nel predisporre il programma della giornata del taglio del nastro, è stata quella di farne una festa per tutta la comunità, ispirata al tema delle “nuove Resistenze”: per questo è previsto un momento di gemellaggio tra il vicino Parco del Trebbia, su cui l’immobile si affaccia, e il Parco dello Stirone (entrambi appartenenti alla Macroarea Emilia Occidentale e caratterizzati dalla presenza di beni confiscati sul loro territorio).

Nel pomeriggio, è in calendario la presentazione del libro “Quei pantaloni bucati… Cesare Rabaiotti, il Moro”, primo volume monografico dedicato al più noto partigiano di Calendasco, scritto da Filippo Zangrandi e Rossella Groppi e illustrato dagli alunni delle Terze Medie. Previste anche attività di gioco, creatività e divertimento fino a sera, per coinvolgere anche i bambini: saranno al lavoro circa 40 volontari del territorio, gli Scout, il Gruppo Teatrale Quarta Parete e altre associazioni locali.

La storia dell’immobile confiscato – A occupare l’immobile era la Tsa Srl, ditta di noleggio gru di proprietà dell’imprenditore Michelangelo Albamonte, condannato dalla Corte d’Appello di Palermo nel 2013 per reati di mafia. Da qui l’applicazione della confisca che ha riguardato vari beni, tra cui l’immobile di Calendasco. Da subito l’intento dell’amministrazione è stato quello di restituirlo alla comunità, di farlo vivere utilizzandolo in parte come ricovero dei mezzi del municipio, a partire dagli scuolabus, e in parte per la creatività: attività musicali, artistiche, di socializzazione e sede delle associazioni locali.

Per dare l’annuncio della presenza sul territorio di un bene confiscatoè stata scelta una data simbolica: il 7 marzo 2016, ventennale dell’approvazione della Legge sul riutilizzo sociale dei beni confiscati alla mafia, votata dal Parlamento su proposta di Libera che aveva raccolto 1 milione di firme a sostegno. Da subito sono stati avviati percorsi di educazione alla legalità con le scuole di Calendasco e gli Istituti Superiori della città di Piacenza, continuati fino ad oggi.

È nell’ambito di queste attività che proprio gli alunni di Calendasco hanno scelto di intitolare il bene alla memoria di Rita Atria, importante testimone di giustizia molto legata a Paolo Borsellino e vittima di mafia. Anche con il supporto legale degli uffici regionali e di Enza Rando, il Comune ha raggiunto il difficile traguardo di entrare nel pieno possesso del bene liberandolo dai mezzi (camion, attrezzature, automobili, ecc.) confiscati o sequestrati alla ditta Tsa, nel frattempo fallita.

Gli immobili sequestrati in Emilia-Romagna – A oggi risultano 119 i beni immobili confiscati in Emilia-Romagna: di questi 77 sono ancora in gestione dall’Agenzia nazionale dei beni sequestrati e confiscati alle criminalità organizzata, 22 sono già destinati e 15 sono quelli in effettivo riutilizzo. Dal 2011 a oggi sono stati sottoscritti dalla Regione Emilia-Romagna 16 Accordi di programma su 12 beni immobili confiscati, cofinanziati con un contributo regionale di oltre 1,2 milione di euro.

Gli ultimi progetti volti al recupero di beni immobili confiscati per finalità sociali riguardano oltre Calendasco i Comuni di Forlì, Comacchio (Fe) e Berceto (Pr). Con l’Università di Bologna viene garantito l’aggiornamento della mappatura georeferenziata dei beni immobili confiscati in Emilia-Romagna (unico caso in Italia) e predisposto, in collaborazione con l’osservatorio regionale, un manuale formativo per gli operatori degli Enti Locali che a vario titolo si occupano di beni confiscati all’indirizzo www.mappalaconfisca.com.

L’Agenzia nazionale per i beni confiscati nel dicembre scorso ha consegnato 13 nuovi beni immobili presenti sui territori di 11 comuni emiliano-romagnoli: Alseno (Pc), Bologna, Borgo Tossignano (Bo), Cervia (Ra), Formigine (Mo), Medesano (Pr), Nonantola (Mo), Parma, Piacenza, Ravenna e Varano de’ Melegari (Pr), per un valore stimato di 6 milioni di euro, su cui la Regione Emilia-Romagna verrà chiamata a intervenire con idee progettuali e risorse per loro riutilizzo per finalità sociali.

Inoltre, lo scorso settembre 2017 un Protocollo d’Intesa sulla gestione dei beni sequestrati e confiscati, proposto dal Tribunale di Bologna ai diversi attori sociali ed istituzionali del territorio, con l’intento di consentire una rapida, seppur temporanea, assegnazione dei beni immobili e, sul versante aziendalistico, realizzare progetti industriali in grado di assicurare la continuità dell’attività delle imprese e la tutela dei livelli occupazionali.

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