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Castello, blocco Usb allo stabilimento Leroy Merlin. Scontri foto

Occupazione, a partire dalle 6.30 di mercoledì mattina, da parte di un centinaio di lavoratori della logistica aderenti al sindacato autonomo Usb, al polo logistico Leroy Merlin di Castel San Giovanni (Piacenza).

Alcuni lavoratori dalle 12 circa hanno poi dato vita a un blocco degli accessi dei camion nel magazzino, ostruendo la strada, sotto gli occhi delle forze dell’ordine. Il blocco si è protratto fino alle 15, quando è stato rimosso dopo alcuni momenti di tensione con le forze dell’ordine. Nelle foto l’occupazione nella mattinata e alcuni momenti dopo la rimozione del blocco: un militante dell’Usb è rimasto ferito.

USB: “NON PARTECIPIAMO A INCONTRO PREFETTURA” – “A queste condizioni Usb non intende partecipare all’incontro”. Riadh Zaghdane, tunisino, responsabile nazionale logistica di Usb, e Roberto Montanari, responsabile confederale, hanno spiegato – come riporta l’Ansa – che l’Unione Sindacale di Base non siederà al tavolo convocato per oggi alle 15.30 dal prefetto di Piacenza, Maurizio Falco”.

“Lo sgombero dei manifestanti questa mattina ha creato una situazione inaccettabile, siamo in assemblea permanente con i lavoratori – spiegano i due portavoce sindacali – le nostre richieste vengono puntualmente disattese, anche le piu’ urgenti come le stabilizzazioni dei lavoratori attualmente sospesi solo per aver manifestato e la riassunzione dei tre ingiustamente licenziati”.

LA PROTESTA – La protesta spiega Usb in una nota è legata al “licenziamento di tre colleghi di Usb e alla sospensione di 25 di loro che venerdì 4 maggio hanno occupato la direzione Leroy Merlin di Rozzano”, nel Milanese.

I manifestanti, “chiedono buste paga e contratti regolari, la fine del caporalato, il reintegro dei colleghi licenziati, la stabilizzazione di tutti i lavoratori a tempo determinato, un giusto inquadramento professionale da parte delle cooperative che gestiscono il lavoro per Leroy Merlin. Vogliono un lavoro regolare, non come quello che viene praticato dalle cooperative spurie di cui si servono” le multinazionali.

Si tratta, conclude la nota, di “una vertenza dura, lunga, molto ruvida che però non ha piegato la resistenza dei facchini e delle loro famiglie. Il bello deve ancora venire”.

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