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“Castello, chi ha spento la luce della vetrina della Valtidone?”

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Intervento a firma di Angelo Boledi, segretario del Movimento Politico Secessio Plebis

IL TESTO – Anche quest’anno con la sua rigogliosa fioritura la maestosa PAULOWNIA posta sulla rotonda della S.S. 412 all’ingresso di Castel San Giovanni, ha voluto ricordarci che Castello è la PORTA DELLA VAL TIDONE. Qualcuno nell’ultima campagna elettorale, voleva la nostra cittadina anche “VETRINA DELLA VAL TIDONE” mettendolo, nero su bianco, nel programma elettorale.

E già! con la stazione ferroviaria, il casello autostradale sulla TO-PC-BS, il ponte sul PO verso la Lombardia con le attività commerciali che hanno sviluppato soprattutto la domenica un importante mercato, col suo ospedale, con il presidio dei vigili del fuoco, il Comando Stazione dei Carabinieri, la Tenenza Guardia di Finanza, Castello avrebbe tutte le qualità necessarie per fregiarsi del titolo.

Se però andiamo ad analizzare caso per caso troviamo purtroppo alcune sorprese. La stazione ferroviaria, da tempo solo con biglietteria automatica, non ha servizio di assistenza alle persone a ridotta mobilità e le fermate prevalentemente riguardano treni locali (un tempo definiti “accelerati”). Le sale d’aspetto ed i suoi ambienti pubblici, in alcune occasioni sono servite da rifugio e bivacco di persone non identificate e con aspetto e comportamento tali da incutere preoccupazione se non paura ai passeggeri regolari, soprattutto di genere femminile.

Il casello autostradale assolve ancora, anche se quasi alla saturazione, il carico di traffico “nostrano” e della logistica ma l’obbligo in uscita di transitare tra le due rotonde per la direzione Val Tidone persiste, nonostante che quella soluzione di viabilità fosse stata accettata dalle amministrazioni precedenti provvisoriamente, in attesa dei finanziamenti per una maxi-rotonda all’uscita con derivazione diretta sui vari percorsi. Il progetto giace dimenticato nei cassetti o è stato addirittura accantonato?

Il ponte sul PO di Pieve (ma anche di Pievetta!), grazie all’incuria ed alla mancata manutenzione giace in condizioni pietose, chiuso parzialmente ed in attesa di nuove ispezioni tecniche che, a giorni, decreteranno il suo destino a breve. In attesa che con gli annunciati stanziamenti governativi venga ripristinato entro un paio di anni. Speriamo che intanto non chiuda! Mentre la responsabilità del misfatto sembra da attribuire ai Lombardi il danno rimane tutto alla Val Tidone. I nostri Amministratori però, a parziale ristoro, dovrebbero ridurre le tasse locali alle attività, soprattutto commerciali e turistiche, “toccate “dal danno.

L’ospedale di Castello è stato il punto di riferimento sanitario della Val Tidone ed anche del Pavese. Col suo pronto soccorso le sale chirurgiche, le apparecchiature diagnostiche, tutte moderne e costate di recente fior di milioni di euro, col suo personale specializzato, professionale ed umano, ha saputo da sempre assolvere le necessità di cura dei cittadini rimanendo anche col bilancio economico in attivo. Ora, nella quasi indifferenza delle istituzioni Valtidonesi viene depotenziato attraverso lo spostamento di servizi e la vacanza di posizioni di medici e primari che sono lasciati “fuggire” altrove.

Si può pensare che per un Milanese o qualsiasi altro cittadino si volesse trasferire qui da noi non sarebbe importante e rassicurante la presenza di un ospedale efficiente ed a misura d’uomo? Come si fa a non prevederne l’importanza in una zona dove il lavoro (la logistica in primis) ha portato la presenza quotidiana di qualche migliaio di persone in più?

Persino coi vigili del fuoco ci sono problemi, dopo tutti gli sforzi degli Amministratori che hanno portato qui un loro presidio, è polemica di queste ultime settimane che lo stesso possa rimanere sguarnito a causa di mancanza di personale, spostato a Piacenza. Speriamo che almeno le altre due importanti componenti delle forze dell’ordine, Carabinieri e Guardia di Finanza presenti sul nostro territorio, non subiscano alcuna riduzione e vengano lasciate lavorare come sanno fare e fanno.

Chi ha spento la luce della vetrina della Val Tidone? Noi del gazebo arancione, non vogliamo chiederci chi l’abbia spenta o mai accesa, chiediamo soltanto ai Sindaci, agli Amministratori, alle maggioranze ed alle minoranze di spogliarsi ciascuno dei propri interessi di bottega, di partito, di associazione e di liberarsi in un leale confronto fra tutti, sui veri problemi del territorio: quelli della gente, tralasciando futili passerelle mediatiche, perché solo insieme con umiltà, costanza, intelligenza ed onestà, si possono sviluppare e risolvere.

La magnifica Valle del Tidone è già di per sé un bene prezioso con la propria gente civile, leale ed accogliente, le proprie eccellenze alimentari ed industriali, per i propri paesaggi per l’antica cultura di saggezza contadina che nulla hanno da invidiare alla blasonata Toscana.

Le Istituzioni e la politica, “facendo squadra”, puntino sui servizi da migliorare o realizzare, contemporaneamente promuovano “il fare squadra” coinvolgendo anche tutti gli attori economici, turistici e della società civile interessati, scoprendo le sinergie che certamente ci sono, ben presenti, in Val Tidone! Come la nostra cara Paulownia, “albero della principessa”, campione del mondo certificato di velocità di crescita e di rilascio di ossigeno in cambio di anidride carbonica e quindi bello quanto utile a tutta la comunita’.

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