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“A cena con la scienza” Antonio Saltini ripercorre la storia foto

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Proseguono con successo gli appuntamenti della nona edizione di A Cena Con la Scienza organizzata da Confagricoltura Piacenza e Agriturist. Venerdì 4 maggio è stata la volta di Antonio Saltini che all’Agriturismo Casa Rosa, a Travazzano di Carpaneto, ha affrontato il tema: “Dalle magnifiche sorti e progressive al disprezzo della conoscenza – Il declino della cultura occidentale”.

A cena con la scienza

Nato a Brioni (Pola-Croazia) nel1943, laureato in legge e in agraria, Saltini è stato testimone coraggioso e intransigente degli ultimi 50 anni di agricoltura italiana. Giornalista di lungo corso, docente di Storia dell’Agricoltura e autore di moltissimi saggi, ha collaborato con numerose testate specializzate. La sua visione dell’agricoltura e la summa della sua conoscenza sono custodite nella monumentale ed erudita “Storia delle Scienze Agrarie”.

Nella sala gremita, diversi accademici, rappresentanti delle Istituzioni e volti noti del panorama imprenditoriale piacentino non hanno mancato di interloquire vivacemente con il relatore che ha avviato l’intervento ripercorrendo la storia dell’agricoltura a partire dalla storia dell’evoluzione del pensiero scientifico che ha trovato in Galileo una delle sue pietre miliari e ha portato l’agricoltura alla capacità di poter nutrire sette miliardi di individui.

La nascita della società civile, ha tratteggiato sapientemente Saltini, è scritta inscindibilmente con quella dell’agricoltura. A lunghi passi tra millenni lo storico giornalista è poi arrivato ad un’analisi dei giorni nostri con amare conclusioni sociologico-politiche.

“Dai testi di Columella rinasce l’Agricoltura della Lombardia – ha ricordato Saltini, che ha proseguito – il lombardo Agostino Gallo dai testi antichi fa rinascere la rotazione e ci dà una visione straordinaria delle rotazioni delle colture agrarie nel ‘cinquecento. La Firenze di Galileo non è solo capitale dell’arte, ma anche della cultura scientifica dove grandi medici, fisiologi e naturalisti comprendono la validità del suo metodo basato sulla sperimentazione”.

Poi è la volta delle positive considerazioni su Pasteur, i brevetti dell’800 e la macchina a vapore con le ingegnose applicazioni nei campi. La scienza e la chimica sono cresciute sulle fondamenta della cultura razionale dell’occidente, ma a un certo punto qualcosa si è rotto. “L’inquinamento dei clorurati organici e la loro persistenza nei terreni è stato l’input per la nascita dei primi movimenti contro la chimica, avviati, tra l’altro, da persone che avevano studiato chimica, ma nel passaggio alle generazioni successive l’approccio critico ha lasciato spazio alla radicalizzazione di quello ideologico e al fanatismo”.

“Molte conversioni non sono del tutto disinteressate” – ha poi sottolineato il giornalista, che facendo un altro balzo in avanti nella storia ha raccontato di come le potenti lobby di produttori americani, negli anni ’80, siano riuscite a stringere sodalizi con la stampa europea affinché si esprimesse contro la politica agricola comunitaria dell’autosufficienza.

“L’odio inculcato nell’opinione pubblica europea contro la scienza ha avuto effetti devastanti, da tutore di storia politica e costituzionale concludo come l’ignoranza faccia comodo ai governanti e come da 30 anni sia stato fatto il possibile per diffondere il massimo dell’ignoranza e i risultati sono quelli che sentiamo tutte le mattine prendendo il caffè”.

A stemperare l’amara conclusione sono stati tuttavia portati alcuni positivi esempi e altre preziose testimonianze di ricerca scientifica condotte da ricercatori e docenti accademici, alcuni anche presenti in sala. Avviandosi ai tavoli gli astanti hanno infine convenuto che se il metodo scientifico è rigoroso, la realtà del quotidiano ha, invece, molte luci e ombre e spesso non si presta a verità assolute.

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