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Il Corsaro suggella “una grande stagione” lirica al Municipale foto

L’ultima opera della stagione lirica al Teatro Municipale di Piacenza ha riscosso l’ennesimo entusiasmante successo, riconosciuto dal folto pubblico con applausi a scena aperta ed uno prolungato finale, interrotto soltanto dall’accendersi delle luci.

Si è conclusa, così, un’altra stagione di altissimo livello con la sesta opera in programma che verrà ripetuta domenica pomeriggio alle ore 15,30. Un solo appunto riguarda la scarsità delle recite. Due per ogni opera sono poche e non soddisfano le richieste dei filolirici. Crediamo che con opportune promozioni il teatro lirico piacentino possa rappresentare l’eccellenza della città e come tale andrebbe sfruttato maggiormente.

Il Corsaro probabilmente è l’opera di Verdi la meno rappresentata e, di conseguenza, anche la meno conosciuta. E’ difficile (e sempre opinabile) affermare se tale oblio sia giustificato. Quando andò in scena a Trieste, nel dicembre del 1848, l’autore si era già affermato ma non aveva ancora raggiunto quella maturità artistica che l’avrebbe reso unico ed immortale. “Il Corsaro”, infatti, può considerarsi opera di formazione in rapporto al dominio sempre più saldo dei mezzi espressivi: e la grande conquista sarà la caratterizzazione del personaggio. Il canto, tendente al barocchismo, sarà sempre più essenziale ed incisivo e lo strumentale e l’armonia si perfezioneranno ed acquisteranno più completezza e vigore.

Nel Corsaro queste peculiarità verdiane sono già presenti, ma in forma ancora da levigare. Forse per questo l’opera piace senza entusiasmare. Il successo di ieri sera è dovuto in gran parte alla bravura degli interpreti, ed in questi comprendiamo coro, direzione musicale, scenografia e regia, perché tutto l’insieme ha contribuito a rendere apprezzabile e godibile uno spettacolo di indubbio valore degno dei miglior teatri.

La tessitura del canto è disagevole, talvolta impervia, e solo la notevole bravura del cast dei cantanti riesce a trascinare l’ascoltatore, anche se lascia sempre la sensazione dell’incompiuta. Sappiamo come Verdi l’abbia terminata in fretta e di malavoglia; probabilmente lo scarso successo ottenuto alla prima ed alle successive rappresentazioni è dovuto a questo inconveniente. La trama non è convincente, seppur il libretto di Carlo Maria Piave è chiaro e poetico.

Il Corsaro

GLI INTERPRETI – Davvero un cast di assoluto livello. Il giovane tenore Ivan Ayon Rivas è stato l’autentica rivelazione: una gran bella voce, squillante e possente, che distribuisce in abbondanza con effetti gradevoli sorretti da una pulizia musicale che lo porteranno presto tra i miglior interpreti verdiani, specie se riuscirà a controllare meglio l’emissione a volte fin troppo esuberante.

Il baritono Simone Piazzola iniziò i primi passi proprio nel nostro teatro 5 anni fa. Da allora di strada ne ha fatta tanta ed oggi canta nei miglior teatri del mondo. Baritono verdiano per eccellenza, degno erede del maestro Renato Bruson, ha raggiunto una linea di canto sicura, cromatica ed espressiva, che si realizza efficacemente nell’aria “S’avvicina il tuo momento, Fiera sete di vendetta, già pensando al tuo tormento”, una cabaletta di vendetta a ritmo di polacca assai trascinante.

La soprano Roberta Mantegna conferma un’ottima linea di canto e disegna con Gualnaro un personaggio non facile, con asperità che la ragazza palermitana supera brillantemente riscuotendo un meritato successo. Così come la sua collega, la “Medora” Serena Gamberoni che, pur non raggiungendo i livello del fidanzato Francesco Meli, dà un saggio di bravura e di notevole sensibilità artistica che emerge in particolare nell’aria iniziale del primo atto “Non so le tetre immagini” dove esibisce un canto fluente, lieve e senza spigoli su di una arpeggiante tessitura acuta.

Come detto, alla riuscita dello spettacolo ha contribuito la bravura, la forza penetrativa e la potenza canora del Coro del Teatro Municipale di Piacenza diretto dall’impareggiabile Corrado Casati e la direzione orchestrale del talentuoso Matteo Beltrami. Per finire un cenno particolare merita la regia sempre bella, coinvolgente, suggestiva, e talvolta geniale, di Lamberto Puggelli e della signora Grazia Pulvirenti Puggelli.

LE INTERVISTE – Pur ancora molto giovane, la violinista diventata cantante Serena Gamberoni, allieva della mitica Raina Kabaivanska, si è già affermata nei più prestigiosi teatri del mondo nei più svariati ruoli della lirica. Eppure afferma: “A Piacenza c’è il teatro che preferisco, non solo per la sua bellezza ma per come si lavora. Qui tutti sono gentili e premurosi, ti fanno sentire importante e tu ti senti in dovere di dare il meglio. Sì, in effetti Verdi ha composto musica migliore, e solo in certi passaggi si nota la grandezza del musicista. Se ritornerò con Francesco (Meli, ndr)? Spero proprio, anche se è difficile dire quando. Proprio ieri Francesco ha firmato un contratto in bianco con la Scala di sua scelta per il 2021”.

Simone Piazzola è con il simpaticissimo figlio Diego che nacque 5 anni fa proprio quando il padre era impegnato in un concerto al Municipale di Piacenza. “A Piacenza torno sempre molto volentieri perché qui ho tanti amici ed il teatro mi ha sempre portato fortuna. Si, sono soddisfatto e questo Seid lo porterò presto al Covent Garden. E’ una parte molto più ardua di quanto si possa immaginare, comunque spero di essere piaciuto.”

La soprano palermitana Roberta Mantegna gradisce i complimenti e ribatte: “Di applausi ne ho ricevuti tanti, ma questo è il successo di tutti. E’ bello cantare in questo teatro e ricevere consensi, a Piacenza fa sempre piacere spero quindi di ritornare”.

Ed eccoci al trionfatore di serata, il tenore peruviano Ivan Ayon Rivads, accompagnato dalla dolce e gentile fidanzata: ha 25 anni, ma ha già alle spalle diversi successi soprattutto nei personaggi verdiani, in Rigoletto e Traviata in particolare. “Presto farò anche Boheme a Roma” – ci dice senza nascondere la grande soddisfazione per gli applausi ricevuti. Ragazzo elegante, classico, molto educato e gentile, è il ritratto della simpatia. E’ allievo del maestro Servile e questo è già una garanzia. “Sì, sono davvero molto contento. Mi stanno cercando in tanti teatri ma devo ancora studiare molto, perché ho la voce ma devo ancora controllarla meglio. Se torno a Piacenza? Magari”.

Chiudiamo con la direttrice artistica Cristina Ferrari: “Il Corsaro è un’opera molto bella, certamente non la più bella di Verdi ma che meritava di essere recuperata. Si chiude così una stagione con sei opere con il tema il mare. Abbiamo cominciato col Simon Boccanegra, proseguito con Gioconda e chiuso con Il Corsaro. E’ ancora presto per fare bilanci o anticipazioni, posso solo dire che siamo molto soddisfatti di quanto fatto e che in futuro cercheremo di migliorare con novità e, magari, con una stagione ancor più intensa”

Luigi Carini

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