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“80 euro a seduta ma non era iscritta all’albo”

“Chiedeva 80 euro a seduta, ma non era iscritta all’albo”; questo il quadro ricostruito dalla squadra mobile nel corso delle indagini che hanno portato alla denuncia di una 66enne di Piacenza per esercizio abusivo della professione.

Una finta psicologa, non iscritta all’albo professionale della categoria, che secondo la polizia ha offerto sedute a pagamento (costo 80 euro) in cui sperimentava un nuovo “metodo americano”.

Le indagini sono partite a gennaio 2018, quando una signora piacentina, insospettita dal sistema utilizzato dalla presunta professionista, si è rivolta alla Questura.

Secondo la testimonianza raccolta dagli agenti, la donna tempo prima aveva raccontato i problemi coniugali che stava attraversando a un conoscente, che le aveva consigliato di rivolgersi alla 66enne “psicologa”, con la quale poi aveva poi preso appuntamento.

Fin dal primo incontro la terapista le avrebbe riferito di non utilizzare un metodo classico ma un sistema statunitense, che prevedeva non solo l’analisi delle sue problematiche, ma anche quella dell’anziana madre, ricoverata in una struttura.

La paziente ha dichiarato di aver subito opposto un rifiuto, ma la “psicologa” non si sarebbe arresa, tanto da far visita personalmente alla ultra ottantenne per cercare di convincerla.

Sarebbe stata questa particolare insistenza, unita a domande definite molto morbose sulla sua vita privata, a far sorgere dubbi nella paziente, che dopo sei mesi di frequentazione le avrebbe quindi riferito di voler interrompere le sedute.

Secondo la sua testimonianza a quel punto la psicologa inizialmente si sarebbe rifiutata di restituirle delle fotografie private se non avesse proseguito il percorso, poi invece avrebbe acconsentito a ridargliele offrendo uno sconto sulle sedute (60 euro invece di 80).

La nuova proposta non avrebbe però allettato la donna, che invece ha deciso di rivolgersi alla polizia.

Dagli accertamenti è emerso che la 66enne, in realtà pedagogista, era già stata indagata per lo stesso reato nel 2014, quando avrebbe proposto le proprie cure a una coppia di genitori, con i quali era venuta in contatto in una scuola piacentina dove insegnava, per aiutarli a risolvere il difficile rapporto con i figli.

Sono in corso ulteriori approfondimenti per chiarire se la presunta attività abusiva fosse esercitata nei confronti di altre persone.

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