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La biologia “dimenticata” nello spettacolo didattico al “Colombini”

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Narrazione teatrale “Cellula.Tempo.Immortalitá” La biologia dimenticata e le cellule immortali

“Cellula. Tempo. Immortalità”, ecco il titolo dato allo spettacolo che ha preso vita, il 15 maggio 2018, nell’aula Magna del liceo Giulia Molino Colombini.

Si tratta di una narrazione a due voci che percorre, attraverso un filo temporale, un viaggio nella biologia cellulare del ‘900.

Affronta soprattutto quella che è oggi una parte della biologia quasi dimenticata, ovvero l’immortalità delle cellule somatiche in vitro.
Il racconto inizia con l’incontro di Ross Granville Harrison, un biologo statunitense, che con un esperimento nel 1907 dimostrò come fosse possibile sviluppare delle fibre nervose (prelevate da un girino) in vitro, utilizzando il sistema della “goccia in sospensione” e cercando inoltre di capire quanto potesse durare la vita di questi tessuti prelevati fuori dall’organismo.

Sperimentazione che interesserà poi anche un altro biologo: Alexis Carrel.
Nel 1912 questo biologo riuscì a rendere immortale un cuore di pulcino, seguendo il principio che <>,

Solo pochi anni dopo si scoprì che a rendere immortali queste cellule era stata una contaminazione dell’oncovirus del sarcoma di Rous.
Intorno al 1920, un nuovo scienziato di nome George Otto Gey, cercò di sviluppare una linea cellulare umana immortale e non più animale. Prelevò così un campione di tessuto composto da cellule di carcinoma da una donna di nome Henrietta Lacks, da qui derivano le cellule HeLa, capaci di rigenerarsi infinitamente.

L’ultimo biologo, di cui si racconta la storia in questa interessante narrazione, è Leonard Hayflick che coltivò delle cellule prelevate dal liquido amniotico di sua figlia Susan, osservandole concluse che la continua proliferazione delle cellule fosse da attribuire ad una buona coltivazione delle stesse.

Solo in seguito si accorse che la coltivazione in vitro di cellule umane non ha ciclo perenne, infatti dopo un determinato numero di replicazioni non si moltiplicano più.
Confrontando i risultati delle sue ricerche con quelle di Gey, Hayflick giunse alla conclusione che le cellule immortali sono solo quelle di origine cancerogena.

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