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40 anni di legge 194 “In un anno aborti calati del 27%” foto

La legge 194 è una buona legge, perché ha ridotto in modo drastico gli aborti clandestini. Le interruzioni volontarie di gravidanza sono in continua diminuzione: a Piacenza sono in calo del 27% nel 2017 rispetto al 2016″.

Abbiamo chiesto a Renza Bonini, direttrice Unità Operativa di Ginecologia e Ostetricia dell’Ausl di Piacenza, di tracciare un bilancio sulla legge 194 che, a 40 anni dalla sua introduzione, ancora suscita pareri contrastanti nell’opinione pubblica. A questo anniversario è stato dedicato un incontro, promosso dal collettivo “Non una di meno”.

“La legge 194 non è una legge per favorire le interruzioni di gravidanza, ma mette a disposizione gli strumenti per tutelare la gravidanza fin dal suo esordio – sottolinea la dottoressa Bonini -. Ha avuto l’effetto di ridurre drasticamente gli aborti clandestini. Prima del 1978 le donne dovevano rivolgersi alle mammane o alle case di cura private, secondo le disponibilità economiche delle dirette interessate”.

Il prologo stesso della legge, infatti, recita: “Lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio. L’interruzione volontaria della gravidanza, di cui alla presente legge, non è mezzo per il controllo delle nascite. Lo Stato, le regioni e gli enti locali, nell’ambito delle proprie funzioni e competenze, promuovono e sviluppano i servizi socio-sanitari, nonché altre iniziative necessarie per evitare che l’aborto sia usato ai fini della limitazione delle nascite.”.

Sempre grazie alla 194 sono stati aperti i consultori, un servizio che a Piacenza vede un’alta percentuale di utenti (pari all’85%, un dato che è superiore ad altre aziende sanitarie della Regione, sottolinea la dottoressa Bonini).

Qui, accanto alla visita medica eseguita da un’ostetrica e da un ginecologo, in modo da poter indicare la data del concepimento, vengono fornite alle donne in stato interessante tutte le informazioni necessarie, relativamente a leggi e diritti di cui possono godere. L’obiettivo è di far sì che le motivazioni che le spingono all’interruzione di gravidanza, ove possibile, possano essere superate, grazie anche alla collaborazione di assistenti sociali e di mediatrici culturali. “Tutte le soluzioni vengono prospettate, anche quella di portare a termine la gravidanza e di dare il bambino in adozione, garantendo alla madre il diritto all’anonimato” sottolinea Bonini.

Nel caso in cui la donna sia invece intenzionata a interrompere la gravidanza, questa può essere eseguito entro i primi 90 giorni di gestazione presso una struttura pubblica, termini che possono essere superati in caso di aborto terapeutico (quarto – quinto mese). Contestualmente, alle pazienti viene proposto un percorso mirato alla contraccezione.

“Abbiamo registrato una diminuzione delle interruzioni di gravidanza, una percentuale del 27% nel 2017 rispetto al 2016 – continua Bonini -. Il nostro sogno, ovviamente, sarebbe di arrivare a zero: l’aborto è un fallimento, è doloroso per tutte le persone che sono coinvolte. La maggior parte delle donne che vi ricorre sono straniere (70%): nordafricane, dell’est Europa e Sudamerica, oppure si tratta di situazioni molto particolari, seguite da associazioni che combattono lo sfruttamento della prostituzione”.

Ma la 194 resta una legge che fa discutere. “Tutto è migliorabile – replica Bonini -, ma gli aborti sono in diminuzione, la normativa prevede tutti gli strumenti per una procreazione tutelata e responsabile, e garantisce anche l’obiezione di coscienza. A Piacenza i medici obiettori sono il 75%, una percentuale che non compromette la libertà di scelta delle donne che decidono di interrompere la gravidanza”.

“Certo, la leva su cui fare forza, ancora oggi nel 2018, è l’informazione sessuale – dice Bonini -, io preferisco definirla così, perché l’educazione viene impartita dai genitori”. Al netto delle situazioni di fragilità illustrate prima, infatti, “paradossalmente chi ricorre all’interruzione di gravidanza non sono le giovanissime, ma la percentuale più elevata riguarda donne adulte, tra i 28 e i 35 anni“.

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