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La lezione del Maestro Muti “L’opera è cultura, non intrattenimento circense” foto

Il Maestro Riccardo Muti sale sul podio del Municipale a Piacenza e impartisce una vera e propria lezione di musica e di invito all’ascolto della produzione lirica del Belpaese. Poter assistere a una delle “prove aperte” dell’orchestra giovanile Cherubini, voluta proprio da Muti e che ha sede nella nostra città, Piacenza, rappresenta un’occasione preziosa sia per gli appassionati che i per neofiti della musica.

Smesso il frac del direttore, Muti indossa i panni dell’insegnante e apre il sipario sulla preparazione di un concerto, in questo caso delle esibizioni della Cherubini alla Philarmonie di Parigi, e poi a Lussemburgo, Ginevra e Torino, in un dialogo constante con i giovani orchestrali, di cui corregge e riprende l’esecuzione, sia con il pubblico.

Il programma proposto attinge alla tradizione operistica italiana, proponendo brani di autori anche poco conosciuti come Alfredo Catalani, Pietro Mascagni, Ruggero Leoncavallo, Giuseppe Martucci, Umberto Giordano e Giuseppe Verdi. “Abbiamo scelto un repertorio tutto italiano perché vogliamo esportare pagine di grande bellezza della melodia italiana. E’ un omaggio – ha detto Muti durante la serata – al nostro Paese e ai suoi autori dimenticati, come Giuseppe Martucci“.

I brani scelti, per lo più intermezzi di opere liriche consentono di risaltare quella ricca tessitura melodica che meglio rappresenta la nostra tradizione, tanto apprezzata anche da altri compositori. “Gustav Mahler dedicò il suo ultimo concerto, tenutosi a New York nel 1911, a compositori italiani suoi contemporanei” – ricorda Muti.

Il maestro Muti sul palco

Ma un programma tutto italiano non può prescindere da un italianissimo come Verdi. Che troppo spesso, però, viene eseguito puntando solo su elementi scenografici e virtuosismi esasperati. “L’Aida, Aida! Quanti elefanti potrà permettersi la produzione: dieci o venti. Magari qualche leoncino di passaggio…Dall’esecuzione dei suoi brani è possibile distinguere i bravi cantanti dai “cantantazzi”. “Non capisco chi poi aspetta la tal nota e la sua esecuzione dal cantante, ma cosa si aspetta? Il tram? L’opera va apprezzata e ascoltata nel suo complesso, è cultura e non intrattenimento circense”.

Per poter far apprezzare invece le finezze del Verdi compositore ecco il “ballo” de I Vespri Siciliani (Le quattro stagioni) e la Sinfonia, sempre tratta da I Vespri. “Brani difficilissimi da eseguire, che Verdi scrisse per il debutto all’Opéra di Parigi, la cui orchestra all’epoca era la più rinomata d’Europa” ricorda Muti.

Siamo certi che anche la Cherubini non deluderà gli esigenti cugini d’Oltralpe.

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