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“L’ultima intervista”, docufiction dedicata a una famiglia di piccoli allevatori

Il focus è il benessere dell’animale da allevamento, la location è la Val Nure, le star sono persone comuni, la story board è quella di una comune famiglia di piccoli allevatori. Parliamo della docufiction intitolata “L’ultima intervista”, che sarà presentata il 5 maggio alle 18 al cinema Le Grazie di Bobbio (Piacenza).

Ideata e diretta da Elda Saccani, notaio milanese trapiantata a Ponte dell’Olio, prende lo spunto da una vicenda accaduta realmente ad una famiglia di coltivatori-allevatori della Val Nure per raccontare le mille difficoltà del loro lavoro, e coglie l’occasione per attirare l’attenzione su un argomento a lei caro: la tutela del benessere degli animali da allevamento, in particolare i bovini, da carne o da latte che siano.

La Saccani, filmaker per passione, non è  nuova al genere, in passato aveva firmato altre pellicole similari, alcune girate nella vallata a lei molto cara ed interpretate dai residenti del territorio, alcuni dei quali li rivediamo con la stessa professionalità e maestria in “L’ultima intervista”.

Nella Val Nure aveva girato “Il canto delle cicale” sul tema dell’agricoltura biologica, primo premio nel settore agricoltura all’Orobie Film Festival 2013: successivamente, nel 2015 aveva realizzato “Il campo dell’orecchio”, una storia di ritrovamenti archeologici. Ma ancora più lontano nel tempo, la filmaker milanese aveva firmato “La barca di Pantelleria naviga ancora” incoronata al Premio Europeo Massimo Troisi nel 2000.

La docufiction – Due persone interessate a fare un documentario sulla tutela degli animali da allevamento, terminate le interviste in alcune nuove aziende che si occupano di benessere animale, decidono di intervistare anche una famiglia di allevatori di bovini da carne della Val Nure, per tradizione attenti al benessere dei loro animali. Però, quando i due arrivano nella cascina, c’è molta agitazione a causa della fuga di due mucche, probabilmente spaventate dai lupi, e nessuno è disponibile a dar retta ai nuovi arrivati.

Da questo particolare momento si sviluppa la storia, nella quale si inseriscono vari tecnici, veterinari, forze dell’ordine, ricercatori, nutrizionisti, spaziando in una serie di temi specifici, ad esempio si parla di salute degli animali, “i bovini – spiega la regista – nella maggior parte dei casi  soffrono di stress; può essere da paura o anche solo dal non poter manifestare il loro comportamento istintivo; lo stress cronico li porta ad ammalarsi e quando capita devono essere curati con gli antibiotici, il cui uso eccessivo e improprio ha già portato al fenomeno dell’antibiotico resistenza”.

Una catena di conseguenze deleterie anche per l’uomo che può essere evitata con una diversa modalità di allevamento. Ne viene un invito per i consumatori. “Alla fine tutti sono d’accordo ritenendo la nostra salute il risultato di ciò che mangiamo –  dice fermamente convinta Elda Saccani -, e dovremmo mangiare meno carne, ma che sia sana, di animali non stressati, variando il più possibile la nostra dieta”.

Il film ci fa scoprire “le 5 libertà degli animali: dalla fame e dalla sete, dal disagio, dal dolore, dalla paura e la libertà di esprimere i loro istinti naturali, garantendo i quali si evita loro lo stress e perciò meno malattie”. Di qui l’invito ai consumatori “che, in un mercato regolato dalla legge della domanda e dell’offerta, hanno un enorme potere, e con la tracciabilità dei prodotti possono scegliere tra carne di animali allevati in libertà o in cattività”.

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