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Melandri: “Il femminismo è sopravvissuto al ’68, oggi tanta consapevolezza tra le donne” foto

“Non è stata la forza degli uomini a tenerci sottomesse, ma la loro debolezza. Con quel dominio si sono assicurati la continuità delle cure che iniziano quando noi siamo le loro madri“.

Le parole di Lea Melandri, scrittrice e giornalista, una delle storiche esponenti del movimento delle donne, sono risuonate battagliere e appassionate, come se non fossero passati 50 anni da quel sessantotto che vide la nascita del femminismo e una presa di coscienza nuova dell'”altra metà del cielo”.

Melandri ha parlato al salone d’onore della Fondazione di Piacenza e Vigevano, portando il punto di vista femminile della liberazione di energie avviata mezzo secolo fa, perchè il femminismo – ha sostenuto – è l’unico pensiero che è sopravvissuto, è arrivato fino ai giorni nostri.

“Non sono state tanto le battaglie dei diritti a segnare quella stagione, che poi si è protratta agli anni ’70 – ha sostenuto intervistata dalla giornalista Nicoletta Bracchi – ma il fatto di andare finalmente alla radice dei rapporti tra i sessi.

Una rivoluzione che sancisce la fine del confinamento nell’altrove della relazione tra i sessi, del rapporto dei corpi.

Fu soprattutto un cambiamento – ha proseguito – della relazione tra privato e pubblico, tra natura e cultura. In realtà il ’68 è durato un decennio e si propagò in diversi contesti, nel movimento non autoritario degli insegnanti, e anche nell’incontro con il movimento delle donne.

Il ’68 non è legato solo a una data, ma un salto della coscienza storica. È stato il femminismo a dare forma al cambiamento a quel periodo, unico sopravvissuto agli anni sessanta.

Ha avuto una continuità, ha continuato a lavorare, come un fiume carsico che ancora oggi porta in piazza le donne.

Ho visto almeno quattro generazioni che hanno posto il problema uomo – donna, nonostante la scarsa attenzione, talvolta la tenace ostilità da parte della politica e dei mezzi di comunicazione.

A differenza di altri paesi in cui il femminismo ha cambiato la cultura, in Italia questo viene ignorato, non entra nell’opinione pubblica. C’è un silenzio sul femminismo che dura tutt’ora.

Ma dobbiamo evidenziare che oggi c’è una generazione molto attiva, che si è mobilitata contro i femminicidi. Basti pensare al movimento “Non una di meno”.

Da almeno 20-25 anni tante donne riaffrontano questi temi con grande lucidità. A partire dal femminismo degli anni ’60 anni racconto le teorie e quegli anni e le consapevolezze sono arrivate a tante donne di oggi, in questa generazione io ho trovato molto degli anni settanta”.

lea melandri

LEA MELANDRI, saggista, scrittrice e giornalista. Attivista del movimento delle donne, ha scritto vari libri al riguardo. Ha diretto dal 1971 al 1978 la rivista “L’erba Voglio” e dal 1987 al 1997 “Lapis. Percorsi della riflessione femminile”. Dal 2011 è presidente della Libera Università delle Donne di Milano, di cui è stata promotrice fin dal 1987.

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