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Palazzo Mandelli svela i suoi segreti. Proseguono le visite guidate fotogallery

Nel corso della mattinata di sabato 26 maggio 2018 si sono succedute le prime due visite guidate a palazzo Mandelli. Ad accompagnare il folto pubblico che si era prenotato, lo storico dell’arte Alessandro Malinverni, conservatore della Fondazione Gazzola di Piacenza e Gennaro Marrone, vice direttore della filiale di Piacenza della Banca d’Italia.

In età medievale un ramo dell’antica famiglia Mandelli, di origini lombarde, si trasferì a Piacenza dove ricoprì cariche podestarili. Dal 1300 si ebbero i Mandelli piacentini, i quali divennero feudatari e marchesi di Caorso. La nobile famiglia si estinse nel 1827 e il palazzo di loro proprietà (si ha notizia che possedessero proprietà edilizie, nei pressi dell’attuale Palazzo Mandelli, già in epoca medievale) passò di mano, diventando residenza dei duchi di Parma, dopo ancora ospitò la Prefettura e la Provincia, e infine fu acquistato dalla Banca d’Italia nel 1913.

Palazzo Mandelli è uno degli edifici più significativi della città di Piacenza. Lungo 75 metri ma alto appena 15, seguiva appieno una tradizione locale che prediligeva un accentuato sviluppo longitudinale degli edifici, sovente quale risultato di accorpamento di più fabbricati preesistenti, con uno sviluppo verticale assai limitato, con lo scopo di non prevaricare il contesto architettonico.

L’edificio – che occupa tutto l’isolato compreso tra via Borghetto, via San Marco e via Mandelli – è stato realizzato incastonandolo tra due cortili: uno nobile e l’altro di servizio. E le vie che circondano il Palazzo sono ancora quelle di età romana, strette a tal punto da non concedere al passante di apprezzarne in pieno la maestosità: la visuale infatti risulta sempre compromessa e incompleta. All’interno una lunga scala centrale, che porta al piano nobile, dalle decorazioni tardo settecentesche.

Fu residenza della duchessa Maria Luigia d’Austria, imperatrice dei francesi, che per sette mesi (febbraio-agosto 1831), con la sua corte, si ritirò a Piacenza, città e fortezza di tutto affidamento per il presidio austriaco.

«È stato possibile studiare meglio l’appartamento occupato da Maria Luigia – ha detto lo storico dell’arte Alessandro Malinverni – che si sviluppa su diverse stanze, una delle quali era la stanza della musica della quale abbiamo ritrovato una rappresentazione coeva. Esiste infatti un acquarello di Giuseppe Naudin, conservato al museo Glauco Lombardi di Parma, nel quale è rappresentata la stanza all’epoca della duchessa con tanto di personaggi della corte e gli arredi da lei voluti».

«Il pubblico ha la possibilità, grazie a queste visite straordinarie organizzate dalla Banca d’Italia – ha proseguito Malinverni – di ripercorrere tutto l’appartamento che era stato messo a disposizione da Bernardino Mandelli ad uso esclusivo della sovrana e, in epoca successiva, sarà quello utilizzato dagli ultimi discendenti della famiglia Borbone».

«Si dice che Maria Luigia andasse a pregare nella chiesa di San Dalmazio (che è situata fronte strada a Palazzo Mandelli) – ha spiegato Malinverni – e leggenda vuole che per arrivarci percorresse un passaggio segreto sotterraneo, per sfuggire agli sguardi indiscreti della gente nonché per motivi di sicurezza. Tuttavia non c’è traccia di questo passaggio. E non è plausibile pensare che la sovrana scendesse nei sotterranei per fare questi pochi metri. Se un passaggio ci fosse stato sarebbe stato di cavalcavia che le avrebbe consentito di rimanere al piano nobile. In ogni caso, per i momenti di preghiera, Maria Luigia disponeva di un oratorio privato situato all’interno del suo appartamento».

«Questo genere d’iniziativa si inserisce in un contesto più ampio, con l’intenzione di valorizzare il patrimonio storico/artistico dei palazzi di proprietà di Bankitalia – ha chiosato il vice direttore Gennaro Marrone – I fini ultimi di questa iniziativa sono necessariamente legati sia al voler dare l’opportunità alla cittadinanza di riappropriarsi ed apprezzare quei monumenti normalmente chiusi al pubblico, sia per fare in modo che la gente possa conoscere Banca d’Italia, comprendendo qual è il ruolo e la funzione di questa istituzione centenaria».

Entusiasti i partecipanti che, al termine della visita, sono stati tutti omaggiati con una simpatica bricchetta di banconote triturate.

Altre visite sono in programma per sabato 9 giugno e sabato 23 giugno, alle 9:30 e alle 11:00. La prenotazione è obbligatoria, inviando una mail all’indirizzo di posta elettronica: palazzomandelli@libero.it

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