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Piacenza capitale del cuore “Tre ricoveri al giorno per scompensi cardiaci” foto

Piacenza capitale dello scompenso cardiaco – A Palazzo Farnese i massimi esperti nazionali per tenere a battesimo la campagna italiana

Piacenza capitale italiana del cuore. Cardiologia coordina anche quest’anno la campagna informativa nazionale dedicata allo scompenso cardiaco.

Per il quinto anno consecutivo la Società europea di Cardiologia ha investito i professionisti piacentini dell’importante compito di guida nelle iniziative italiane che mirano a informare la popolazione e promuovere sani stili di vita.

Proprio da Piacenza parte quindi la campagna italiana, che coinvolge una cinquantina di centri in tutta la penisola. Le principali società scientifiche del settore si sono date appuntamento nella splendida cornice di Palazzo Farnese, per un simbolico taglio del nastro ufficiale di inaugurazione dell’iniziativa.

L’Azienda Usl di Piacenza ospita i rappresentanti di Anmco (Associazione nazionale medici cardiologi ospedalieri), Sic (Società italiana di cardiologia) e Gicr (Gruppo italiano di Cardiologia riabilitativa).

“Si muore molto di più di scompenso cardiaco che di tumore – spiega Andrea Mortara direttore di Cardiologia al Policlinico di Monza – per questo occorre aumentare il livello di consapevolezza di queste patologie, quando si parla di scompenso cardiaco si parla di una malattia grave.

Bisogna intervenire sui fattori che lo causano, perchè il 50 % dei nostri pazienti ha una patologia ischemica, con un’arteriosclerosi diffusa. Conoscere quelle che sono le problematiche che portano a questa malattia, controllo assoluto del fumo, un’alimentazione corretta, monitorare bene la pressione e soprattutto il paziente diabetico, che ha un’insorgenza di scompenso in quasi il 50 % in più rispetto ai soggetti normali”.

“Una volta che questa malattia insorge dobbiamo essere consapevoli che va curata con grande continuità”.

Per Savina Nodari, professore associato di cardiologia all’Università di Brescia “di fronte alla presa di coscienza che è una sindrome caratterizzata da un’elevata mortalità, elevata ospedalizzazione, una peggiore qualità di vita rispetto anche alle malattie tumorali, abbiamo migliorato il trattamento dei pazienti dal punto di vista farmacologico e anche per l’utilizzo di device come defibrillatori, ma non abbiamo ancora trovato la soluzione alla progressione di questa disfunzione del cuore, per cui i nostri malati hanno fasi di stabilizzazione, ma poi riprendono a peggiorare”.

“Serve una nuova visione della ricerca, – aggiunge – legata alle cause reali delle disfunzioni delle cellule, per creare ricercatori mirati e competenti, in grado di confrontarsi, mettendo insieme conoscenze di base sui meccanismi cellulari alterati e modalità di studio delle molecole capaci di intervenire su questi target”.

Nel cuore di Piacenza i massimi esperti di scompenso cardiaco provenienti da Italia lanceranno il loro importante messaggio: “Mediante una prevenzione efficace saremmo in grado di prevenire 80 per cento – mette in evidenza Massimo Piepoli, cardiologo piacentino e rappresentante italiano della Società europea di Cardiologia – delle patologie cardiovascolari e perfino 40 per cento dei tumori”

Il focus della campagna 2018 è quindi quello di sensibilizzare e responsabilizzare la popolazione riguardo la cura di questa malattia, con particolare riferimento ai corretti stili di vita e a una sana alimentazione.

Lo scompenso cardiaco è infatti una patologia cardiovascolare ancora oggi poco conosciuta, sotto diagnosticata ma molto diffusa. Gli esperti la definiscono la vera epidemia del nostro secolo: colpisce 1 milione di persone in Italia, con 165.000 ricoveri ogni anno, 500 al giorno (3 a Piacenza).

Si tratta di una condizione caratterizzata dalla ridotta capacità del cuore di pompare la quantità di sangue adeguata per ossigenare gli organi e permetterne un corretto funzionamento.

I numeri sono in crescita: si prevede un raddoppio dei casi nel 2030. È più frequente negli anziani, ma non risparmia i giovani.

Lo scompenso è più comune di molti tumori maligni e spesso è caratterizzato da una prognosi peggiore: è la principale causa di morte e di ricovero in ospedale dopo il parto.

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