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Tramello, un grande architetto scoperto quasi per caso

“Alessio Tramello architetto di Piacenza 1470-1529” (edizioni Lir), una monografia dedicata a colui che, tra il 1522 e il 1528, costruì la basilica di Santa Maria di Campagna. Un volume scritto da Valeria Poli, che ne ha illustrato i contenuti nel corso dell’incontro che si è tenuto nel tempio mariano, nell’ambito delle manifestazioni collaterali alla Salita al Pordenone. Un appuntamento organizzato in collaborazione con l’ordine degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori della provincia di Piacenza.

«Nell’occuparmi del catalogo sul Pordenone – ha spiegato Valeria Poli – mi sono accorta che non c’era chiarezza sulle vicende biografiche del Tramello e sulle opere a lui assegnabili. Poteva dunque essere utile pubblicare una monografia».

Prima del 1906 il Tramello era un perfetto sconosciuto. In quell’anno sul Bollettino storico piacentino venne pubblicato un documento nel quale l’architetto piacentino chiedeva l’esenzione dalle tasse per meriti artistici, che gli venne concessa per aver reso grande la città. A partire da quel momento divenne possibile attribuire al Tramello alcune delle maggiori costruzioni religiose della città (San Sisto, San Sepolcro, Santa Maria di Campagna). Fino ad allora molti cantieri tramelliani erano stati attribuiti al Bramante (non ci sono precisi riscontri documentari, ma si può ipotizzare che Tramello abbia avuto una formazione milanese, «che chiarirebbe – sostiene la Poli – le sue precise citazioni bramantesche»). Il Bramante lavorò in effetti nella nostra città, ma spesso c’era la curiosa smania di attribuirgli parecchie fabbriche anche non sue, perché era il numero uno.

«Nel 1908 – ha proseguito la professoressa Poli – padre Andrea Corna, sfogliando i registri di Santa Maria di Campagna scoprì la convenzione firmata dai fabbricieri e da “mastro Alesio Tramelo architecto de Piasenza” per la progettazione della basilica. Nel 1910 studi sul Tramello portarono alla decisione di mettere la lapide a lui dedicata sulla facciata della chiesa. Si deve invece a Giorgio Fiori, nel 1966, la ricostruzione delle vicende biografiche».

Tramello nacque a Mottaziana nel 1470, morì a Piacenza nel gennaio del 1529. Il primo cantiere, del 1499, è Santa Maria di Nazareth, dove oggi c’è l’ospedale militare, chiesa poi distrutta per la costruzione delle mura. Il cantiere di San Sisto è del 1499 ma Tramello interviene nel secondo, quello del 1514. Viveva nella zona di via Campagna e fu sepolto nella basilica. Con i fratelli ed i figli mise in piedi un’impresa di costruzioni civili (sue le porte urbane, Palazzo Barattieri, il secondo cortile di Palazzo Landi, sede del Tribunale, Palazzo Scotti da Fombio di via Taverna e Palazzo Rossi di via Scalabrini).

Ad introdurre la presentazione del libro di Valeria Poli è intervenuto il padre guardiano della basilica di Santa Maria Campagna, Secondo Ballati, che ha sottolineato come quella di Campagna sia una chiesa dove «architettura e pittura abbracciano la stessa idea come un unico progetto che non guarda solamente al fatto estetico, ma anche al messaggio di fede che comunica».

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