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“Tranquillity Base Hotel & Casino” (Arctic Monkeys), la recensione di PcSera.it

ARCTIC MONKEYS – “Tranquillity Base Hotel & Casino” (2018)

“I just wanted to be one of The Strokes, now look at the mess you made me make…” (Volevo solo essere uno degli Strokes, e invece adesso guarda che casino che mi hai fatto fare…).

Si apre così il nuovo album degli Arctic Monkeys, ed è un vero e proprio avvertimento, perché degli Strokes e del clubbing duro da pogo quasi niente è rimasto: chissà dove sono andati a finire quei potentissimi giri di basso e quel cantare sfrontato e un po’ arrogante di Alex Turner che fa tanto british style.

“Tranquillity Base Hotel & Casino” è tutt’altro, anche se non è – per la verità – una sorpresa. Il sesto capitolo della band di Sheffield – registrato in Francia – segna a nostro parere il punto di arrivo di una traiettoria già da tempo intrapresa: è un’opera pacata, misurata, equilibrata, molto più vicina alla musica d’autore che al punk-rock degli esordi. Ha tuttavia un suono molto più vintage, quasi jazz, con numerosi inserti di pianoforte, regalato a Turner dal produttore della band per il suo trentunesimo compleanno; sembrerebbe perfetto per una colonna sonora, magari di un hardboiled ambientato in una cupa Los Angeles o di un nuovo allunaggio (“Tranquillity Base” è il nome che Neil Armstrong diede al luogo ove mise piede il 20 luglio 1969).

È come se le scimmie, da maleducate e sfrontate che erano, si fossero evolute in umani raffinati ed eleganti – proprio come vanno vestiti oggi i Monkeys. Molti fan della prima ora hanno storto il naso: a noi, invece, “Tranquillity Base Hotel & Casino” piace assai. Ci sono dentro tre-quattro pezzi notevoli, come “Four of out five” (il cui videoclip è ispirato al cinema di Kubrick), “Bathub”, “She looks like fun”, “American sports”, ma non passano inosservati una “Golden Trunks” (tra i Beatles più acidi e i Beach Boys) e una conclusiva “The ultracheese” da nightclub (tra Randy Newman e Serge Gainsbourg).

Ma sono l’omogeneità e il costante e ottimo livello dell’intera raccolta a colpire l’ascoltatore: non si tratta di un vero e proprio concept-album, ma una collezione di brani da ascoltare in sequenza, senza le troppe smanie da zapping che l’era spotify inevitabilmente ha portato con sé: sarà un caso che è già il vinile più venduto degli ultimi 25 anni nel Regno Unito?

Le scimmie-umani saranno tra pochi giorni da noi: il 26 e il 27 a Roma all’Auditorium Parco della Musica, il 4 giugno a Milano al Forum di Assago.

VOTO: 8

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