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Tre testi e un video per celebrare l’Europa. Quattro studenti premiati foto

L’auditorium Sant’Ilario di Piacenza ha ospitato la “Festa dell’Europa” nell’anniversario dello storico discorso con cui, nel 1950, l’allora ministro degli Esteri francese Robert Schuman pose le basi per la nascita di un’istituzione politica transnazionale unitaria.

studenti premiati festa Europa

L’evento, organizzato dallo sportello Europe Direct del Comune di Piacenza, ha visto la presentazione degli elaborati degli studenti che hanno partecipato al contest sul tema “Cosa rende unico il nostro patrimonio culturale italiano nell’Unione Europea”.

Nelle foto il gruppo di tutti gli studenti presenti e gli autori di tutti gli elaborati premiati, insieme all’assessore Filiberto Putzu, la rappresentante regionale di Antenna Europe Direct Laura Raité e la referente per lo Sportello di Piacenza Gessica Monticelli.

I tre testi premiati sono stati redatti da:
– Costanza Dioli e Gloria Longinotti, III B dell’Istituto Casali;
– Arianna Abati, redattrice della testata studentesca “The Mente” dell’Istituto Romagnosi (oggi assente ma rappresentata dalla compagna di studi Chiara Alessi;
– Silvia Spelta, redattrice della testata studentesca “The Mente” dell’Istituto Romagnosi.

Il video premiato è stato realizzato dalla redattrice di “The Mente” Angelica Parenti.

Il concorso, promosso dallo Sportello Europe Direct, si rivolgeva agli studenti degli istituti superiori – in gruppi, per intere classi o come redazioni di testate studentesche – invitati a proporre un prodotto multimediale, un testo scritto o un’immagine fotografica che esprimesse, come richiesto, le peculiarità e la ricchezza del patrimonio culturale del nostro Paese nel contesto europeo. Le scuole partecipanti sono state l’istituto Casali, l’istituto Romagnosi, il liceo Colombini e l’Ipsia Leonardo da Vinci.

studenti premiati festa Europa

Di seguito i testi premiati con gli autori.

Chiudete gli occhi e immaginate: un’Europa senza l’Italia, come sarebbe?

Probabilmente alcuni di voi staranno pensando che l’Unione Europea si libererebbe di un grande peso economico; altri forse penseranno invece che sarebbe un grosso vantaggio per noi.

Ma a livello culturale? Come si fa a parlare di Europa senza far riferimento alla storia, all’arte, alla cucina, alla moda, all’artigianato e ai paesaggi italiani?

Se volessimo partire dalla storia, dalle origini, potremmo in un certo senso affermare che l’Europa, per così dire, ha avuto inizio proprio in Italia: i Romani, infatti, costruirono e svilupparono il loro impero partendo proprio dall’Italia, regalandoci così un immenso patrimonio artistico a testimonianza della loro immensa civiltà.

Anche artisticamente il patrimonio italiano è sicuramente di valore altissimo, sebbene, purtroppo, spesso siamo noi stessi a non essere in grado di gestirlo e valorizzarlo.

Nonostante ciò, il turismo italiano è sicuramente molto vivo ed intenso e chi viene in Italia, oltre ad apprezzare il nostro patrimonio artistico e/o paesaggistico, gradisce la nostra cucina, con la sua creatività e le sue tradizioni (anche regionali), ottenute preservando le materie prime e con particolare attenzione alla qualità nelle nostre aziende di dimensioni medio-piccole.

Passando dalla tavola all’abbigliamento, anche per quanto riguarda la moda la creatività italiana è riconosciuta in tutto il mondo e rappresentata da stilisti famosi in tutto il pianeta. Anche in questo caso si tratta comunque di una produzione affidata ad industrie medio-piccole, che permettono all’alta moda di vivere e svilupparsi grazie alla qualità e alla manifattura dei prodotti made in Italy.

Infine, per dedicare attenzione anche al nostro patrimonio naturale e paesaggistico, viene spontaneo affermare che “la bellezza crea bellezza”: quante volte, infatti, i nostri paesaggi vari e suggestivi hanno ispirato poeti e artisti per la creazione di opere che ancora oggi leggiamo e apprezziamo.

In conclusione, il patrimonio culturale italiano, in tutte le sue forme, è qualcosa di importante e addirittura fondamentale per l’Europa. Proprio per questo, l’unica cosa che davvero ci resta da fare è valorizzare al meglio tutte queste grandi risorse che non sono pienamente sfruttate e imparare dall’Europa stessa ad investire capitali, magari a partire dalla scuola, per portare avanti le nostre eccellenze partendo proprio da noi giovani, che, in fondo, siamo la principale risorsa del futuro.

Silvia Spelta

studenti premiati festa Europa

Una delle esperienze che abbiamo vissuto quest’anno ci ha fatto scoprire un piccolo gioiello della nostra città, un vero patrimonio culturale: il Collegio Alberoni.

La maggior parte di noi è rimasto incantato da questo Istituto e dalla sua storia secolare, raccontataci da uno studente del collegio, un seminarista di Piacenza, e dal professor Groppi, il nostro accompagnatore. Il collegio è stato fondato dal cardinale Alberoni nel XVIII secolo ed è stato creato per la formazione del clero, ma ha istruito diversi ingegneri, scienziati, medici ecc. Gli studenti non avevano e tutt’ora non hanno spese per la loro formazione.

La guida ci ha illustrato per prima la “Sala degli Arazzi”, un luogo davvero suggestivo, successivamente il refettorio e ci ha spiegato che i professori e gli studenti mangiavano insieme, poi ci siamo spostati nella biblioteca dove sono conservati libri rari e antichi che vanno maneggiati coi guanti e con molta cura poiché è altissimo il rischio di rovinarli.

Successivamente abbiamo visitato l’appartamento del cardinale Alberoni trasformato in un piccolo museo dove ci sono vari quadri tutti a sfondo religioso, tra cui il famosissimo “Ecce Homo” di Antonello da Messina, un quadro raffigurante il Cristo che ci ha lasciato a bocca aperta per l’intensità che trasmette.

Abbiamo visitato anche l’osservatorio astronomico che ci ha dato l’opportunità di vedere uno scorcio di Piacenza dall’alto.

Ci siamo infine fermati in una piccola cappella molto suggestiva dove il prof Groppi ci ha raccontato qualche aneddoto di quando lui studiava lì.

Infine un seminarista che attualmente studia al collegio ci ha spiegato che lì studiano ragazzi che arrivano da tutto il mondo, alla fine del percorso di studi si raggiunge una specie di laurea. C’è stato anche un piccolo dibattito che ha coinvolto noi ragazzi e sono venuti fuori alcuni dubbi o pensieri di noi studenti, che sia il prof. Groppi che il seminarista hanno cercato di spiegare

Bisogna valorizzare questi luoghi della nostra città facendoli conoscere sia agli adulti sia ai più giovani, permettendo a quest’ultimi di conoscere ed apprezzare questi luoghi pieni di cultura.

Costanza Dioli e Gloria Longinotti 3B

studenti premiati festa Europa

Cosa rende unico il nostro patrimonio culturale italiano nell’Unione europea

“Morta anche Roma?”

“Da gran tempo, signor Meis! Ed è vano, creda, ogni sforzo per farla rivivere.

(…) I papi ne avevano fatto, a modo loro, un’acquasantiera; noi italiani ne abbiamo fatto, a modo nostro, un portacenere.”

-Pirandello, Il fu Mattia Pascal-

Parlare di cultura significa toccare inevitabilmente tutto ciò che dà forma all’arte.

Parlare di arte significa abbracciare la vita, ammirarla e comprenderla in ogni suo dettaglio, in quanto l’uomo non può esistere senza cultura; senza di essa verrebbe meno quella creatività in cui da sempre la bellezza si identifica e cerca definizione. Senza cultura non può esistere storia, non può esistere identità.

E’ l’arte che, in ogni suo aspetto, testimonia e valorizza tutti quegli ideali, quelle aspirazioni che altrimenti resterebbero inespresse, soffocate dalla fretta di una società sempre in movimento e distante da ciò che di bello un Paese ha da offrire.

Il patrimonio culturale del nostro Paese svolge un ruolo importantissimo, spesso implicito, nella formazione dei cittadini e allo stesso tempo influenza enormemente i settori produttivi. Esso concorre alla formazione di un’identità locale, nazionale, costituisce un bene comune, fondamentale per la sua funzione educativa e istruttiva. Il valore della cultura che l’Italia offre all’Europa e al mondo non può essere stimato, può soltanto essere riscoperto e valorizzato, ma oggi questo avviene in misura alquanto relativa. Le nuove generazioni non  comprendono appieno il significato della bellezza che ci circonda, se non per il valore economico, importante sì, ma troppo spesso posto in primo piano.

La nostra cultura non può essere identificata solo come “petrolio italiano”: se ciò accadesse, per il nostro Paese sarebbe una sconfitta enorme perché non vi sarebbe più valorizzazione, originalità, creatività pura e sentita, ma soltanto impiego di competenze per un mero ripiego economico.

La funzione del patrimonio, in ogni suo aspetto, è quella di scoprire l’uomo, di dar voce a ciò che è stato e di rafforzare un comune senso di appartenenza a un contesto più vasto, quello della vita stessa.

Prima, però, bisogna riscoprirla, questa vita.

Tutela e valorizzazione non devono essere posti in contrapposizione, bensì contribuire ad una prospettiva di riscoperta comune sia da un punto di vista locale sia da un punto di vista più vasto come quello europeo.

La ricchezza italiana conserva in sé una bellezza unica, universalmente riconosciuta e apprezzata per la sua forza espressiva, per la sua qualità e originalità : perciò appare ingiusto e drammatico osservarne la decadenza, l’abbandono e l’indifferenza.

Vi è la volontà di ammirare un’Italia che sappia valorizzare se stessa, che abbracci una riscoperta integrale e autentica del suo tempo immortale, della sua bellezza che in questo modo diventa risorsa primaria in una società pensante, capace di investire nell’umano e di elevarne il pensiero, l’idea e la personalità come fonte d’ispirazione, quell’ispirazione che il mondo ci invidia e che ci rende sempre un po’ orgogliosi di essere italiani.

Perché alla fine noi italiani siamo tutti un po’ opere d’arte: dal nostro modo di vestire al nostro modo di parlare, dal nostro irrimediabile amore per le cose semplici, al nostro controverso e impacciato tentativo di apparire sempre un passo avanti agli altri.

Quella dell’Italia è l’arte della commedia, è l’arte della domenica caotica in famiglia, dove non importa se non ci si vede spesso, in casa c’è sempre posto, dove le notti di Roma sono quelle dei film e Venezia, Venezia non appare sempre così malinconica perché se la si contempla attentamente, ci si accorge della nostalgia di un tempo che non le appartiene più…

Quella dell’Italia è l’arte del ricercarsi e del viversi insieme, del criticarsi e del volersi bene.

Il nostro è l’amore del bello, dove l’arte per l’arte si fonde con l’arte per la vita, quella grande bellezza che nessun premio riuscirebbe mai a celebrare appieno.

Quindi riconosciamola, questa ricchezza .

Viviamola, perché non è morta .

Riscopriamola andando oltre la decadenza e l’indifferenza, dando forma al nostro pensiero che da sempre rompe gli schemi, ricerca una libertà propria e si dimostra originale, geniale.

Questa è la libertà del patrimonio culturale italiano: la riscoperta di una vita intera, unica, che non ci renda eredi  disinteressati e scriteriati di uno splendore così vasto.

E’ così semplice innamorarsi dell’Italia! Per questo è così difficile perdonarne l’abbandono.

Arianna Abati

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