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Un “Tiro libero” contro l’egoismo e la solitudine. Intervista a Simone Riccioni

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La nostra redattrice di “Universi” Chiara Ruggeri ha pensato di intervistare l’attore e scrittore Simone Riccioni, dopo aver letto il suo libro, intitolato “Tiro libero” come il film omonimo, perché secondo lui la vita è come una partita di basket in cui ognuno deve impegnarsi al massimo per vincere e non rinunciare mai a tirare per paura di sbagliare.

Infatti, anche se non si fa canestro e la palla finisce fuori, ci sarà sempre qualcun altro della propria squadra a raccoglierla.

Nel libro sono trattati alcuni temi che mi piacciono molto, come quello della lotta davanti agli ostacoli che purtroppo prima o poi si presentano e quello dello sport come strumento di inclusione e di unione perché i giocatori cessano di essere singoli individui, chiusi nel proprio egoismo e nella propria solitudine, per diventare una squadra che ha uno stesso obiettivo da raggiungere.

Il protagonista Dario, giovane campione di basket superficiale e viziato, sente crollare tutto il suo mondo e le sue certezze quando scopre di essere affetto da Sla, malattia gravissima e invalidante.

Proprio in quel momento di disperazione viene condannato, avendo insultato una ragazza che con la bici gli aveva sfiorato il Suv, a prestare servizio come allenatore di basket a un gruppo di ragazzi disabili di un centro riabilitativo.

All’inizio li tiene a distanza e accetta malvolentieri di seguirli nel campionato, ma col tempo comincia a cambiare interiormente e, invece di compatirli e di sentirsi completamente diverso da loro, inizia ad ammirarli e a comprenderli e impara da loro a lottare e a non arrendersi davanti alle sconfitte e alla malattia.

IL TRAILER del film

Ecco l’intervista di Chiara

Posso chiedere se le è venuta l’idea di mettere il protagonista del suo libro “Tiro libero” in contatto con i ragazzi disabili di un centro riabilitativo perché nella sua vita ha avuto esperienze di questo genere?

Assolutamente si, l’idea è nata proprio da una mia piccola esperienza fatta in un club con ragazzini disabili e down, ed è proprio per questo che ho deciso di sfruttare questo nel film.

Il protagonista del libro, Dario, è un ragazzo molto viziato ed egoista e molto indifferente nei confronti dei più deboli prima di subire una trasformazione interiore. C’ è qualcosa di autobiografico in lui?

Diciamo che Dario è un pò quello che siamo tutti nella nostra vita chi più chi meno, quindi sicuramente in Dario ci saranno delle cose negative di me medesimo, ma sicuramente molto romanzate 🙂

Cosa le ha suggerito l’idea molto originale ed efficace di creare un rapporto diretto fra il protagonista e Dio, a cui Dario si rivolge con molta spontaneità e confidenza nei momenti più drammatici?

Questa idea mi è nata grazie al racconto di un mio caro amico, il quale ha iniziato a parlare con Dio dopo aver saputo di avere la sclerosi multipla. Ecco perché l’idea di questo dialogo con Dio.

Dario è obbligato a diventare l’allenatore di basket di un gruppo di ragazzi in carrozzina. Qual è il messaggio che lei vuole trasmettere ai lettori su come relazionarsi con persone disabili?

Io vorrei che il messaggio che passasse fosse: ” facciamo vedere chi sono i veri vincenti nella vita”. Personalmente a me questi ragazzi mi hanno insegnato davvero molto.

 Può spiegarmi per quale motivo il protagonista ha deciso di modificare in positivo il suo giudizio sui ragazzi disabili che allena e se è influenzato dal fatto di essere anche lui malato?

Lui non modifica il pensiero, lui modifica proprio una sua parte interiore e modifica gli occhi con i quali guardava queste persone speciali.

Chiara Ruggeri

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