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Aumenterà il debito? L’economia al tempo di Salvini-Di Maio. Intervista a Mauro Peveri

Un’intervista a Mauro Peveri per affrontare i temi economici di più stringente attualità. Dalla Banca centrale europea alla flat tax, passando per la politica fiscale del Comune di Piacenza, fino al tema nuovo ospedale.

Motociclista e cultore della musica rock degli anni ’70, Mauro Peveri è soprattutto un commercialista esperto di svariate materie economiche e finanziarie: si occupa, tra le altre cose, di consulenza per le imprese, gestione della corporate governance, e di organizzazione aziendale. 

La Banca centrale Europea ha ufficializzato il dimezzamento del Quantitative Easing fino all’azzeramento nel 2019. Che cosa significa per l’Italia, e per il singolo risparmiatore?

La Bce ha avviato nel marzo 2015 il Quantitative Easing per contrastare i timori di deflazione e per accelerare l’uscita dell’Eurozona dalla grande crisi. Il QE è consistito nell’acquisto mensile da parte della Bce di circa 60-80 miliardi di titoli pubblici dei Paesi appartenenti alla UE, tra cui l’Italia, che il mercato non voleva più finanziare se non con crescenti tassi d’interesse.

Questa iniziativa ha prodotto almeno tre risultati favorevoli per l’intera UE ed in particolare per il nostro Paese.

La possibilità per i singoli stati di finanziare il proprio debito pubblico, oltretutto a tassi d’interesse ridotti rispetto al passato.

Ricordo che l’Italia con un debito pubblico monstre di 2mila e 300 miliardi negli ultimi anni ha pagato interessi per circa 60-70 miliardi all’anno, una enormità, ma molto meno di quello che sarebbe successo senza questa iniziativa della Bce.

Le imprese e i privati cittadini hanno usufruito del vantaggio di pagare meno interessi sui finanziamenti e sui mutui per esempio per acquistare una casa.

E’ migliorata la solvibilità delle banche, le quali hanno usufruito della possibilità di cedere alla Bce i titoli pubblici che avevano in pancia convertendoli in denaro cash, o addirittura ricevere finanziamenti diretti attraverso operazioni simili, con cui hanno potuto garantire la loro attività di finanziatori del sistema economico erogando prestiti alle imprese e ai privati, nonostante i loro bilanci fossero appesantiti da 200 miliardi di crediti inesigibili

L’annuncio che, a partire da settembre, ci sarà una riduzione e dal 2019 la fine degli acquisti dei titoli pubblici da parte della Bce rischia di produrre effetti disastrosi sui debiti sovrani degli Stati più indebitati (l’Italia è al secondo posto dopo la Grecia) e sull’equilibrio finanziario in generale dell’Eurozona:

aumento dei tassi d’interesse, con maggiori costi per cittadini e imprese,
aumento del deficit pubblico,
aumento del debito pubblico e minore sostenibilità dello stesso.

Senza un’adeguata politica di controllo del debito, da attuare attraverso una stabilizzazione della spesa corrente, sperando che il Pil (il fatturato del Paese) resti crescente, rischiamo di tornare al 2011 quando i mercati decretarono che il rischio Italia era insostenibile per gli investitori con conseguente aumento dei tassi d’interesse e addirittura il rischio di default del nostro Paese (ricorderete la crisi dello spread che raggiunse i 550 punti, la caduta del Governo Berlusconi e l’arrivo di Monti).

Un Paese come il nostro, per pagare pensioni, dipendenti pubblici, sanità e gli altri servizi ha bisogno di emettere e far sottoscrivere ogni anno circa 400 miliardi di titoli pubblici e un aumento di 2 punti dei tassi d’interesse provocherebbe un deficit annuale aggiuntivo (a regime) di quasi 8 miliardi di euro l’anno.

Analizzando questi numeri è facile capire come la fine del QE – se non opportunamente bilanciato da una politica di controllo della spesa e del debito – possa innescare nel nostro Paese una crisi finanziaria tipo quella sofferta dalla Grecia dal 2009.

Il nuovo Governo ha annunciato importanti novità in tema di politica economica. L’introduzione della flat tax, la fine della riforma Fornero? Quali scenari si possono ipotizzare per le casse dello Stato? Sono azioni sostenibili?

(prosegue nella pagina successiva)

Commenti

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  1. Scritto da I VELASQUEZ

    L’ospedale di via taverna è nuovo, anni 90, il pronto soccorso è appena stato rifatto. rifare un ospedale nuovo è solo una spesa voluttuaria, a meno che non ci sia un munifico privato che si sobbarchi i costi, perchè la spesa voluttuaria è incompatibile con i bilanci pubblici.Invece di sponsorizzare squadre sportive, stadi , palasport etc. i privati e gli enti no profit potrebbero costruire un ospedale come dono alla città ma senza chiedere soldi ai contribuenti
    che hanno già dato.