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Omicidio Gaia Molinari, caso riaperto. Disposti nuovi accertamenti

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E’ stato riaperto il caso sulla morte di Gaia Molinari, la ragazza piacentina di 29 anni trovata senza vita il 26 dicembre 2014 sulla spiaggia di Jericoacoara (Brasile). A riportarlo alcuni organi di informazione locali, secondo i quali sarebbero in corso nuovi accertamenti da parte degli inquirenti.

A questo proposito vengono riportate le dichiarazioni di Socorro Portela, delegato incaricato delle indagini di polizia, che spiega come il prossimo passo sarà quello di ascoltare nuovamente gli ufficiali che per primi operarono sulla scena del crimine. Sarebbero inoltre stati richiesti nuovi test del Dna, in particolare per alcune tracce su una fionda trovata sul luogo dell’omicidio. Dallo scorso marzo – viene riportato – nove persone sono state ascoltate sul caso.

LE INDAGINI – Nella conferenza stampa dal 6 gennaio 2015, pochi giorni dopo il delitto, gli inquirenti avevano dichiarato che l’inchiesta sarebbe stata chiusa entro 30 giorni. L’autopsia aveva chiarito le cause del decesso di Gaia, avvenuto per asfissia da strangolamento: il corpo era segnato da ematomi e il volto era stato colpito con una pietra.

Nelle ore successive al delitto erano stati fermati un ragazzo uruguaiano e la fidanzata, poi rilasciati perché ritenuti estranei ai fatti. In manette era poi finita la 31enne Mirian Franca, amica solo da alcune settimane di Gaia e sospettata di essere coinvolta nella sua tragica fine. Mirian era stata arrestata il 29 dicembre 2014 poiché la testimonianza resa agli investigatori, sulle ore precedenti e successive alla sparizione della piacentina, era stata ritenuta contraddittoria: la ragazza aveva poi lasciato la prigione il 17 gennaio 2015, quando il fermo era stato revocato.

Nel marzo del 2016 il caso sembrava essersi riaperto con il fermo di un 23enne brasiliano, ai quali gli inquirenti erano arrivati attraverso una serie di elementi: anche lui venne però rilasciato dopo 44 giorni. La polizia in quell’occasione aveva dichiarato che il giovane continuava ad essere sospettato.

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