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Nuovo ospedale di Piacenza, M5s di Castello “Sogno fuori dalla realtà”

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Riceviamo e pubblichiamo il comunicato degli attivisti del M5s di Castelsangiovanni in merito alla realizzazione del nuovo ospedale a Piacenza.

Bello per tutti immaginare un nuovo ospedale a Piacenza, supertecnologico, immerso nel verde, con equipe mediche specialistiche e strutture all’avanguardia per curare e salvare vite. Fantasticare rimane nell’immaginario collettivo una forma per raggiungere soddisfazione e serenità.

Ma la realizzazione del sogno “Nuovo Ospedale” andrebbe veramente spiegata bene ai cittadini. In questi tempi di crisi del debito pubblico, il denaro necessario alla sua realizzazione non arriva dal cielo come una manna di Dio.

Prima domanda che è solito farsi un buon padre di famiglia quando si appresta alla realizzazione di un progetto, ed a cui nessuno ha mai voluto dare risposta , “Quanto verrà a costare la struttura finita ed operativa tra più di un decennio?” 

La Regione dopo una girandola di cifre si è detta disponibile a fornire 100 milioni di euro per la realizzazione dell’opera, ma quanto manca al raggiungimento del costo finale dell’ospedale? Il doppio? Il triplo? Come può l’Ausl dichiararsi pronta a garantire piani di bilancio a copertura delle spese? Pretende che i cittadini gli firmino un assegno in bianco?

Le risorse finanziarie necessarie per completare l’opera come può l’AUSL reperirle se non aumentando i costi delle cure e contemporaneamente diminuire i servizi gratuiti o coperti da ticket? Forse ha in mente qualche abile speculazione finanziaria in derivati con la Goldman Sachs o Merril Lynch?

Come possiamo permetterci un simile intervento, consapevoli di condannare almeno per un decennio i malati ad usufruire di servizi più scadenti e sopratutto che tenderanno sempre più ad essere a pagamento?  Con quale coraggio si può affrontare questo salto nel buio, sapendo quanto riferito dal Censis che già oggi abbiamo 7 milioni di italiani indebitati per pagarsi le prestazioni mediche?

Esiste poi l’allarme già lanciato nel 2012 dall’attuale presidente dell’Ordine dei Medici Augusto Pagani. “Una programmazione non adeguata” sarebbe tra le cause che porteranno ad avere sempre meno medici. In Italia si stima che entro 7 anni, quasi 20 milioni di persone potrebbero restare senza il proprio dottore di fiducia. Come si possono affrontare investimenti decennali avendo ben chiaro che il SSN fornirà sempre minori risorse per la sanità pubblica ?

I dati pubblicati dal Consiglio dei ministri nel Documento di Economia e Finanza, dicono che nel 2018 il rapporto tra la spesa sanitaria e la ricchezza prodotta nel Paese, cioè il Pil, scenderà a quota 6,5 per cento, soglia limite indicata dall’OMS sotto la quale non è più possibile garantire un’assistenza di qualità e neppure l’accesso alle cure, con una conseguente riduzione dell’aspettativa di vita.

L’emergenza continuerà nel 2019, quando si scenderà al 6,4 per cento, per poi sprofondare al 6,3 nel 2020. «Fino al 2015 i tagli sembravano giustificati dalla crisi economica, ma anche adesso che abbiamo imboccato la ripresa il definanziamento è inarrestabile», dice Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, dove da anni si studia con analisi e report la sanità italiana.

Di fronte a questi dati, cittadini, movimenti, politici e sopratutto i Sindaci continuino a sognare come è giusto che sia, ma con la testa sulle spalle guardino in faccia ad una realtà inconfutabile. Utilizziamo il pubblico denaro, derivante dai risparmi di una vita degli italiani per migliorare da subito i servizi e non creare una distinzione di casta tra i cittadini che potranno curarsi coi loro mezzi o tramite mutue integrative, e coloro che non lo potranno fare, creando una divario che di fronte alla sofferenza della malattia appare veramente disumano.

NELLA PAGINA SEGUENTE LA POSIZIONE DEL MOVIMENTO “SECESSIO PLEBIS”

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