“Più investimenti per la ricerca e collaborazione tra gli atenei” fotogallery

Più investimenti per la ricerca, ma anche collaborazione – e non solo competizione – tra gli atenei.

Sono le richieste arrivate dai vertici del mondo universitario dell’Emilia Romagna e Lombardia, riuniti a palazzo Gotico, in occasione della tavola rotonda di apertura degli Stati Generali della Ricerca, in corso a Piacenza.

Tra gli ospiti, insieme all’assessore regionale Patrizio BianchiPaolo Andrei, rettore dell’università di Parma, Angelo Oreste Andrisano, rettore dell’università di Modena e Reggio, Franco Anelli, rettore dell’università Cattolica, Enrico Deidda Gagliardo, prorettore dell’università di Ferrara, Ferruccio Resta, rettore del Politecnico di Milano e Antonino Rotolo, prorettore della ricerca dell’università di Bologna.

Il rettore Resta si è soffermato sulla situazione della sede piacentina del Politecnico di Milano, che non vede i risultati positivi di altre sedi. Ma un’università cresce, sottolinea Resta, grazie al territorio che la ospita, grazie alle reti che si riescono ad attivare con le istituzioni e con le imprese.

Il futuro della sede piacentina del Politecnico deve quindi essere inserito “nell’agenda politica, per decidere quale progetto si vuole sposare. Può essere un percorso doloroso o forse no. Di certo bisogna promuovere un progetto che sia appetibile per i nostri ragazzi, in grado di renderli competitivi nel mondo del lavoro per i prossimi 40 anni”.

Del rapporto tra università – istituzioni si sono soffermati tutti i partecipanti alla tavola rotonda.

“Negli ultimi anni negli atenei della Regione abbiamo visto un aumento di 20mila studenti. Questo equivale a un’altra università – dice l’assessore regionale Patrizio Bianchi -, e al contempo assistiamo a uno svuotamento delle università del sud. Dobbiamo creare più ponti tra il Nord e il Sud”.

“L’università è gelosa della sua autonomia, è una delle più antiche istituzioni laiche. L’università deve essere la più aperta possibile, la più internazionale possibile e di conseguenza la più europea possibile” prosegue Bianchi.

E sul rapporto tra università e mondo del lavoro l’assessore fa presente che “i tempi delle imprese e del mondo accademico non sono gli stessi. Degli investimenti che possiamo fare adesso avremo un riscontro tra anni”.

Franco Anelli (Cattolica) parla del dilemma della ricerca. “È un investimento o una spesa? A livello politico è sempre stato considerato una spesa – dice -. Si tratta di capire come procurarci fondi: si mettono meno soldi in Italia che in altri paesi ma i risultati accertati sono tra i più alti al mondo. Questo non dovrebbe indurre a pensare che vada bene così. Essere efficienti non è detto che sia un vantaggio. Occorre renderci conto che non ci si può affidare ai talenti individuali dei nostri ricercatori”.

Per Antonino Rotolo (Bologna) bisogna puntare sulle “infrastrutture di ricerca”, ossia i laboratori di innovazione presenti all’interno delle università. E, ovviamente, sulla ricerca stessa, potenziando il dottorato di ricerca “aumentandolo in maniera significativa” e sull’internazionalizzazione.

“Cerchiamo di lavorare in questa direzione – dice -. Siamo atenei che competono ma su alcune cose deve venire prima la cooperazione, unico modo per liberare energie”.

Per Enrico Deidda Gagliardo (Ferrara) “le sfide non devono essere autoreferenziali, dobbiamo porci l’obiettivo di migliorare la qualità della vita attraverso la qualità della ricerca. Questo tema non va visto solo in termini di investimenti e finanziamenti, ma degli impatti veri sulla qualità della vita. Giusto adottare un modello di cooperazione per dare valore a un territorio che i talenti ce li ha. Le università da sole non ce la fanno, serve òa collaborazione con istituzioni e imprese.

L’università, dice Angelo Oreste Andrisano (Modena e Reggio Emilia), deve fornire una formazione di qualità e una ricerca scientifica di qualità, ben ancorata al territorio che la ospita. “Ad esempio Modena non può prescindere dal mondo della motoristica” osserva.

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