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Salita “alle palle del Mochi”: La provocazione artistica di Baldini ed Esse

Piacenza città della “salite” Dopo la salita al Guercino e al Pordenone è la volta ora della salita “alle palle del Mochi” (nota stampa)

A dispetto dell’apparente irriverenza, quasi provocatoria, del titolo in realtà l’installazione, site specific, proposta da Alberto Esse e Lino Baldini, è un serissimo invito al guardare l’arte.

L’abitudine dello sguardo routinario ci inibisce spesso di “vedere” il bello che ci circonda: in questo caso i magnifichi manufatti barocchi del Mochi posti nella Piazza Cavalli di Piacenza. Sono lì da secoli e ormai i passanti tendono a trascurarli per lunga e consuetudinaria frequentazione ma ogni volta un’attenta osservazione ci può offrire motivo di stupore e di piacevole fruizione.

Trattandosi di sculture barocche l’invito specifico è quello di concentrarsi sui particolari: le gonadi del cavallo come la sua criniera, la sua coda, la ferratura rovesciata degli zoccoli, la barba del Farnese o un occhio o una mano. Nel barocco il particolare vale il tutto, lo compone e lo rende sublime, creando un’eterna scoperta.

Oltre a questo invito al guardare, alla fruizione estetica, vi è, nell’installazione un invito a pensare/ripensare alla fruizione culturale delle cosiddette salite. E qui Alberto Esse e Lino Baldini avanzano presumibilmente una riflessione: “Posto che l’autore, poniamo, degli affreschi di una famosa cupola li ha concepiti per essere visti dal basso, da lontano in una prospettiva staccante e in un invito ad elevare lo sguardo e lo spirito in una trascendenza/ascendenza non fisica ma totalmente spirituale, hanno senso queste ascese, al di là del dato di curiosità tecnica?”

Ed ancora: quanto in queste ascese c’è di reale necessità di godimento artistico/estetico e quanto invece prende il sopravvento la moda del consumo del selfie, del potere dire “c’ero anch’io”? L’esempio della bella installazione di Christo sul lago d’Iseo con l’invasione di milioni di visitatori, normalmente completamente distanti dall’arte contemporanea e da questo artista, non è un paradigma del fenomeno accennato? Quanto a una reale e benefica ricaduta di immagine e turistica corrisponde, poi, una reale ricaduta in termini di crescita culturale ed artistica per la città e per i visitatori?

Guardare, vedere, porsi degli interrogativi, è la sollecitazione e il senso più profondo di questa installazione.

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