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Alluvione a Moena, la testimonianza di una piacentina foto

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Le Valli di Fiemme e di Fassa (in Trentino) sono note località turistiche, frequentate sia nella stagione invernale che in quelle estiva, anche da piacentini.

Nel pomeriggio di martedì 3 luglio 2018 oltre 130 mm di pioggia (un vero record!) si sono scaricati su una superficie di pochi chilometri quadrati. Ad avere la peggio Moena, il primo paese della Val di Fassa, attraversata dalla strada statale n°48 delle Dolomiti.

Quella di martedì per tutta la Val di Fassa era stata, sin dalle prime luci dell’alba, una stupenda calda giornata soleggiata. “Poco dopo le ore 14, come spesso capita in montagna, l’arrivo dei primi nuvoloni che promettono pioggia. Alle 15 il cielo si era fatto nero, un susseguirsi di lampi e tuoni. Fortunatamente, a quell’ora, io e la mia famiglia eravamo già rincasati in hotel”. A renderci questa testimonianza, Serena Zani, trentenne piacentina, che si trovava a Moena nei drammatici istanti del nubifragio.

“Non abbiamo mai temuto per la nostra incolumità, anche perché, mentre fuori pioveva, io e mio marito eravamo intenti a cullare nostro figlio per farlo addormentare” – spiega Serena. “Ad un certo punto la luce è venuta a mancare, solo allora, guardando dalla finestra della nostra camera d’albergo, ci siamo resi conto che quella pioggia torrenziale, mista a grossi chicchi di grandine, stava allagando le vie del paese”.

“Un blackout causato, ci hanno detto, dalla caduta di un traliccio dell’alta tensione. Nessuna scena di panico, anche perché, per quanto il tutto stesse accadendo velocemente, la gente si era già messa al riparo all’interno degli edifici. In pochi minuti sono iniziati ad arrivare le prime squadre dei Vigili del Fuoco. Con il passare del tempo la situazione è andata via via peggiorando. Altre sirene. Sono arrivati numerosi altri mezzi delle forze dell’ordine, pompieri e volontari”.

“All’imbrunire il cielo era ormai sgombro di nubi e la pioggia aveva smesso di cadere. Ieri sera, quando siamo usciti dall’albergo, abbiamo assistito ad una moltitudine di persone lavorare senza sosta per sistemare i propri negozi e le proprie abitazioni. I cittadini, ma anche alcuni turisti, hanno dato una mano ai tanti pompieri che da ore erano al lavoro per sgombrare le strade dalla fanghiglia” – racconta Serena.

“Stamane la piazza del paese, così come le strade, erano già state sgombrate dai detriti e dal fango, e quasi tutti i negozi erano aperti. La gente ha lavorato incessantemente per tutta la nottata, sicuramente con la rabbia e la tristezza nel cuore, ma nessuna scena di disperazione: solo tanta voglia di rimettere le cose a posto e tornare a far bella la “Fata delle Dolomiti”.

“Oltre venti Corpi dei Vigili del Fuoco, più di 150 pompieri (tra volontari e permanenti di Trento), decine di volontari della Croce Rossa e personale della Scuola Alpina della Polizia di Stato di Moena, oltre ai militari dell’Arma dei Carabinieri e agenti della Polizia Stradale sono impegnati già dal pomeriggio di martedì 3 luglio per riportare la situazione alla normalità”. A fornirci i dettagli Paolo Dellantonio, vicecomandante del Corpo dei Vigili del Fuoco volontari di Predazzo (Val di Fiemme, Tn), uno dei tantissimi pompieri che è stato chiamato ad intervenire sull’alluvione di Moena.

“Erano da poco passate le 15 quando tutte le selettive in dotazione ai pompieri volontari delle Valli di Fassa e di Fiemme hanno iniziato a suonare. Mi trovavo in ufficio quando ho ricevuto la chiamata via radio, sono uscito e ho guardato in direzione di Moena: il cielo era nero, faceva paura. Ho immediatamente capito che là qualcosa di grave stava accadendo” – racconta Dellantonio, nel ricostruire quei drammatici istanti.

“Al nostro arrivo le strade del paese si erano trasformate in torrenti di acqua e grandine, poi, verso le 17, il Rio Costalunga (che attraversa trasversalmente Moena, un affluente del torrente Avisio, ndg) ha iniziato a gonfiarsi. Le sue acque si sono fatte man mano sempre più impetuose e marroni. Da monte, il fiume stava trascinando con se rami, tronchi e veri e propri massi. I detriti si sono ammassati sotto le campate del ponte situato nel centro di Moena andando a formare una diga vera e propria, un’opera costruita dalla forza della natura, che però ora impediva il regolare deflusso di tutta quella mole di pioggia”.

“Il Rio Costalunga ha iniziato ad esondare. Il fango, l’acqua e la grandine si sono riversati dapprima sulle strade e poi hanno allagato i garage sotterranei, divorando le numerose auto parcheggiate e infine insinuandosi all’interno dei negozi, delle abitazioni e degli alberghi. Con le ruspe, in poco tempo, siamo riusciti a creare una barriera di contenimento, scongiurando ulteriori danni. Poi un lungo lavoro, durato tutta la notte, per ripulire le strade e le abitazioni. Le idrovore e le motopompe sono state azionate sin da subito, così come l’utilizzo delle pale meccaniche, oltre al prezioso lavoro manuale dei tantissimi volontari”.

“Abbiamo contestualmente evacuato un centinaio di ospiti di un albergo – ha proseguito il vicecomandante del Corpo dei Vigili del Fuoco volontari di Predazzo -, turisti che sono stati trasferiti in altra struttura per il pericolo rappresentato da una frana in movimento sulla dorsale a monte dell’hotel, nonché per la presenza, solo nella hall, di mezzo metro d’acqua e fango”.

“Il bilancio è di ingenti danni alle cose e alle automobili, ma nessuno, fortunatamente, è rimasto ferito. Già da questa mattina presto (mercoledì 4 luglio, ndg), un elicottero dei Vigili del Fuoco di Trento ha sorvolato la zona per avere fornire alle squadre di terra un quadro della situazione. Sono state riaperte tutte le strade, tranne la zona centrale di Moena, che resta off-limits fino a cessate esigenze. Entro fine settimana la situazione sarà completamente ripristinata, nessun problema per il ritiro della squadra di calcio della Fiorentina, attesa proprio a Moena sabato 7 luglio”.

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