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Decreto Dignità “Confuso il precariato con la flessibilità”

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Riceviamo e pubblichiamo il commento di Umberto Morelli, del Movimento Cristiano Lavoratori (sezione di Piacenza) sul Decreto Dignità.

La nota stampa – Come movimento di “testimonianza evangelica ” vicino ai lavoratori, abbiamo la sensazione che chiamarlo “decreto dignità ” sia una forzatura, un’operazione di etichettatura, di marketing, una trovata a tavolino per infiocchettare un provvedimento che ha in sè certamente qualche buona idea, ma anche una buona dose di propaganda e di populismo.

All’interno del provvedimento ci sono senz’altro aspetti che ci convincono, come le limitazioni alla pubblicità sul gioco d’azzardo, la penalizzazione per chi delocalizza o le norme a contrasto dei licenziamenti selvaggi.

Tuttavia abbiamo forte perplessità per i provvedimenti in materia di lavoro, a nostro avviso ben lontani e comunque del tutto insufficienti a rilanciare l’occupazione che è il vero del sistema Italia.

Così le rigidità introdotte nel decreto sui contratti a termine e sul lavoro in somministrazione sono provvedimenti demagogici, che ingessano ulteriormente il mercato del lavoro, limitandone la flessibilità e che finiranno inevitabilmente per produrre altra precarietà, oltre all’aumento delle ore di straordinario e del lavoro nero e sommerso.

Insomma a nostro avviso il decreto scivola su un errore di fondo: l’aver confuso il concetto di precarietà con quello di flessibilità.

Per il nostro movimento, che ogni giorno incontra tanti lavoratori e le loro difficoltà, l’occupazione rimane il vero obbiettivo da perseguire, in un tempo in cui neanche il contratto a tempo indeterminato è garanzia di posto fisso.

Il vero ammortizzatore sociale è garantire la ricollocazione di chi ha perso il lavoro in un arco ragionevole di tempo, tutto il resto è demagogia; lo stesso refrain ascoltato in una campagna elettorale che sembra non essersi mai conclusa .

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