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Deflusso minimo vitale “Finalmente si parla di aggiornare la normativa”

Riceviamo e pubblichiamo la nota stampa del Consorzio di Bonifica di Piacenza sul tema dell’aggiornamento della normativa in vigore sul deflusso minimo vitale dei corsi d’acqua.

La nota stampa – “Finalmente si parla di Deflusso minimo vitale e della necessità di aggiornare l’applicazione della normativa a livello nazionale” dice Fausto Zermani, Presidente del Consorzio di Bonifica di Piacenza.

“Ora più che mai è importante confrontarsi per aggiornare i contesti legislativi”, continua Zermani.
A fine giugno l’Autorità distrettuale del fiume Po ha organizzato una giornata di formazione dal titolo “I Deflussi Ecologici per il raggiungimento degli obiettivi ambientali della direttiva 2000/60/CE. Attività in corso nel distretto idrografico del fiume Po”, con lo scopo non solo di restituire agli interlocutori istituzionali e amministrativi un feedback relativo alle attività in corso a livello Nazionale e da parte delle Regioni del Distretto, ma anche di aprire un confronto, che proseguirà fino al mese di dicembre , con tutti i portatori di interesse.

L’obiettivo era quello di parlare dello stato dell’arte e delle esigenze future dell’attuazione della Direttiva Deflussi Ecologoci. Quest’ultima si pone l’obiettivo di conseguire l’equilibrio tra tre elementi: il raggiungimento del buono stato dei corpi idrici, le richieste per gli utilizzi idrici e la diminuzione di disponibilità di risorse idriche a causa degli effetti dei cambiamenti climatici.

A inizio luglio, a Roma, si è svolta l’Assemblea Nazionale dell’Anbi, ed è stato Meuccio Berselli ad approfondire le tematiche legate alla gestione della risorsa idrica e in particolare a introdurre il tema del deflusso ecologico, sottolineando la necessità di coinvolgere tutti i portatori di interessi ad un confronto tecnico a livello nazionale, e di sperimentare misure sostenibili che tengano conto delle specificità dei singoli territori.

Tra gli altri erano presenti i rappresentanti dei Consorzi di Bonifica di tutta Italia, il neo Ministro dell’Agricoltura e Turismo Gianmarco Centinaio, il presidente della Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati Filippo Gallinella, il Capo dipartimento del Mipaaf Giuseppe Blasi, il presidente nazionale di Coldiretti Roberto Moncalvo, il Segretario della Autorità di Bacino distrettuale dell’ Appennino Centrale, il presidente nazionale di Confagricoltura Massimiliano Giansanti e il vice presidente nazionale della Cia Maurizio di Zio.

Il tema del deflusso ecologico va quindi molto oltre l’applicazione di asettiche formule matematiche e il Consorzio di Bonifica, partecipando ai tavoli di consultazione, ribadirà la necessità di tenere conto delle condizioni dei torrenti appenninici, non confrontabili con i regimi idrologici dell’Europa e delle Alpi, chiedendo una forte revisione dell’impianto attuale fortemente penalizzante le attività primarie.

Zermani continua: “Il Piano di Gestione Acque Piemonte prevede la riduzione ad un terzo della portata del Deflusso minimo vitale in particolari periodi senza incorrere in sanzioni. Perché se noi chiediamo di applicare la stagionalità, i funzionari della Regione Emilia Romagna ci prospettano infrazioni comunitarie? Noi e il Piemonte non facciamo parte dello stesso bacino idrografico del Po?Sarà una foglia di fico?Povera Europa, tirata in ballo anche quando non ha responsabilità!

Siamo stati tra i primi a proporre studi sui criteri di misurazione delle portate e ben vengano nuovi approfondimenti; ma questi necessitano di tempo e nel mentre le amministrazioni si rinnovano. L’obiettivo qual è? Non cambiare nulla? Far sempre pagare il settore primario? Eppure nella nostra Regione sarebbe semplice mitigare l’aggravio per il settore primario dell’attuale applicazione del deflusso minimo vitale, basterebbe calcolare la portata dell’acqua utilizzando il principio corretto della portata mediana.
Forse non tutti sanno che la formula del calcolo del deflusso minimo vitale nostra Regione si applica alla portata media falsando la vera portata del fiume o torrente”.

Conclude Zermani: “Vi è un’altra ingiustizia che è stata scritta nei documenti: il Trebbia è stato censito come un corso d’acqua naturale, che non ha subito antropizzazioni; probabilmente ci stiamo dimenticando che nella sua storia il Trebbia non scorreva nell’attuale sedime, ma che addirittura sfociava in un altro punto rispetto alla città di Piacenza.E come non registrare che già a Travo ci sono derivazioni di acqua con relative prese, scarichi idraulici con manufatti artificiali, ponti, traverse, pennelli?

E come non sapere che a Piacenza si sono accatastati rifiuti proprio nell’alveo del Trebbia per decenni? A questo punto è un vizio quello di aver considerato come corso d’acqua naturale il Trebbia?Guarda caso in relazione alla naturalità la normativa prevede un aumento dei volumi di acqua nel calcolo del rilascio del deflusso minimo vitale. Questa sì che è una vera e propria artificializzazione di un ambiente che nei secoli ha consolidato il suo habitat con una portata torrentizia e dei periodi di arsura”.

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