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I Kadebostany sul palco del Labirinto della Masone

I Kadebostany in concerto a Fontanellato (Parma) domenica 22 luglio.

È davvero un piacere ritornare al Labirinto della Masone, una cornice alquanto suggestiva per un concerto pop.

È qui, nel mezzo della pianura grassa e concimata, che Franco Maria Ricci, editore e collezionista d’arte tra i più importanti nel panorama internazionale, ha voluto costruire il suo parco culturale, dal linguaggio architettonico postmoderno un po’ fuori tempo, e il labirinto più grande del mondo, fatto tutto di bambù, nei cui meandri è bello perdersi con l’ausilio delle lanterne che oscillano nel buio.

Se ancora non siete stati a visitare questo luogo metafisico, non perdete altro tempo. Due anni fa, l’occasione fu data dall’unica data degli americani Sunn O))), alfiere di un noise metal d’avanguardia e assai lontano dal concetto classico di intrattenimento.

Questa volta la scelta è decisamente più mainstream: è il turno dei Kadebostany, da Ginevra, autori di un elettropop un po’ trash e magniloquente, in perfetto stile Eurofestival (non caso erano reduci dalla cerimonia di chiusura dei Mondiali di calcio in Russia).

I Kadebostany al Labirinto della Masone

Il cuore della band – e dello spettacolo – è Guillaume Jérémie “Kadebostan”, dj e produttore, che si esalta con basi preregistrate enfatiche e ossessive. Intorno a lui ci sono Kristina, recente ingresso (2006) dalla voce potente e nasale, all’occorrenza anche chitarrista (ma occorre poco, per la verità); Marc Veuthey, batterista assai muscolare, di scuola heavy; infine Ross Butcher al trombone (Jaafar Aggiouri, dato al sassofono e al basso, risulta non pervenuto): dovrebbe essere lui, almeno sulla carta, l’elemento più inusuale e caratterizzante, ma i suoi passaggi sono poco incisivi e anzi spesso scontati ed elementari.

Dal punto di vista musicale, le cose che si salvano sono due o tre ballate, le più sobrie, le meno grevi o barocche. Ma va detto che a questi svizzeri (“Kadebostan” per la verità ha origini orientali, e dal palco si diverte a punzecchiare gli elvetici invitando il pubblico a muoversi e a ballare. “Non fate come gli svizzeri”, dice) non manca l’autostima.

Ci credono, eccome. Come quando la bionda Kristina danza sul palco con la bandiera della band (con una K nera su sfondo bianco e due teste di leopardo) o come quando il leader duetta simpaticamente con il pubblico, che apprezza e si diverte. Anche questo va detto, infatti.

 

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