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Omicidio Betty Ramirez, preso dopo 20 anni l’ultimo degli aguzzini “Promessa mantenuta”

A distanza di quasi 20 anni si è chiuso definitivamente il cerchio sul gruppo di albanesi ritenuto responsabile del sequestro e dell’omicidio di Betty Ponce Ramirez, giovane prostituta ecuadoriana rapita a Piacenza il 9 dicembre del 1999 e il cui cadavere venne rinvenuto il 20 febbraio del 2000 lungo le rive del Po a Mortizza.

La conferenza stampa dei carabinieri

La ragazza era stata seviziata, violentata, uccisa e il suo corpo sepolto: un delitto efferato, maturato in un contesto di guerra per la supremazia tra bande di “sfruttatori”: era stata rapita infatti con l’obiettivo di estorcere loro del denaro.

All’appello mancava solo Fatmir Vangjelaj, condannato in via definitiva a 23 anni e inserito nella lista dei 100 latitanti più pericolosi; è stato rintracciato e arrestato a Tirana, dove lavorava come operaio edile.

Di lui, oggi 40enne, si erano perse le tracce subito dopo l’omicidio: secondo quanto ricostruito dai carabinieri del nucleo investigativo, che non hanno mai mollato la pista, l’uomo si era inizialmente rifugiato in Albania, creandosi una falsa identità e acquisendo il nome di battesimo del fratello maggiore e la data di nascita della sorella, per poi rientrare in Italia, in provincia di Chieti, dove è rimasto per alcuni anni.

Dopo altri cambi di identità, Vangjelaj era scappato dall’Italia a seguito dell’arresto di Robert Ziu, uno dei due complici fermato nel 2006 negli Stati Uniti e a sua volta condannato a 23 anni di reclusione.

Betty Ramirez

Di lui si erano momentaneamente perse le tracce, ma nell’ultimo periodo le indagini dei carabinieri si sono intensificate: la svolta per gli inquirenti è stata risalire alla moglie e alla figlia del latitante, che si sono spostate più volte tra l’Italia e l’Albania.

Con una serie di indagini tecniche e pedinamenti, i militari, in collaborazione con la polizia albanese sotto il coordinamento del Servizio per la Cooperazione Internazionale di polizia della direzione centrale della polizia criminale e tramite l’Ufficio dell’Esperto per la Sicurezza a Tirana, hanno individuato l’abitazione dell’uomo a Tirana, dove è stato raggiunto e arrestato.

Il terzo complice – Erjon Sejderaj, condannato all’ergastolo – era stato arrestato nel 2015 in Belgio. Si chiude così il cerchio su un delitto brutale, che all’epoca dei fatti aveva particolarmente colpito la comunità piacentina: “Una promessa fatta ai famigliari della povera vittima – evidenzia il comandante provinciale dell’Arma Corrado Scattaretico – e che grazie al lavoro dei miei ragazzi siamo riusciti a mantenere”.

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