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“Spiacevole episodio in biblioteca, servono spazi serali per gli studenti”

Pubblichiamo la lettera giunta in redazione da parte di uno studente, che racconta uno spiacevole episodio alla biblioteca Passerini – Landi di Piacenza e lancia un appello al sindaco Barbieri affichè vengano predisposti spazi serali per gli studenti

LA LETTERA – La giornata tipica dello studente universitario è fatta di abitudini e certezze quotidiane. Ti alzi, fai colazione e corri a prendere un posto in biblioteca. Molti studenti universitari preferiscono usufruire di luoghi come sale studio e biblioteche per svolgere l’attività che li caratterizza: studiare.

I motivi di questa scelta sono molteplici, dalla maggiore concertazione, alla certezza di poter condividere qualche momento in compagnia nelle pause che ogni studente si ritaglia, alla possibilità di poter consultare volumi durante la preparazione degli esami.

A Piacenza, esistono diverse biblioteche messe a disposizione dalla città per permettere agli studenti piacentini di svolgere il loro mestiere. La biblioteca centrale “Passerini Landi” con le numerose sedi distaccate, la biblioteca dell’Università Cattolica e qualche parrocchia che offre l’oratorio per permettere lo studio in tranquillità e al riparo dalla calura estiva.

Le ore di preparazione di un esame differiscono da studente a studente. C’è chi con poche giornate di studio riesce a preparare un esame e chi invece ha bisogno anche la sera per studiare. Ebbene sì, fare lo studente è un lavoro come un altro e alcune volte occorre lavorare di sera per trovarsi al passo con il giorno successivo.

Lunedì 2 luglio è accaduto un episodio nella biblioteca “Passerini Landi” che ha lasciato perplesso sia il sottoscritto che i diversi amici con cui sono andato a studiare. Un sentimento di tristezza e di spossatezza mi ha accompagnato durante tutto il tragitto di ritorno verso casa.

Circa un quarto d’ora prima dell’orario di chiusura della biblioteca (19 ndr) è stato annunciato che dopo quindici minuti la biblioteca avrebbe chiuso e si invitavano i lettori e fruitori della biblioteca che si aveva a disposizione ancora quel lasso di tempo per ultimare le proprie attività.

A causa di un esame in data molto ravvicinata, la mia compagnia di amici ha deciso di usare tutto il tempo utile che ci rimaneva per studiare e cercare almeno di finire il capitolo del libro. Alle 18:55 ci avviamo verso l’uscita, tristi perché il capitolo non l’avevamo finito ma soprattutto perché a Piacenza non esistono aule di studio serali aperte nel mese di luglio. Veniamo sgridati dal personale della biblioteca perché stavamo mettendo a posto il nostro materiale sei minuti prima della chiusura. Questo mi pare assurdo.

Quando imbocchiamo il corridoio della biblioteca, incrociamo in lontananza una guardia giurata che ci guarda con fare minaccioso. Appena arriviamo faccia a faccia ci urla: “Voi non sapete che la biblioteca chiude alle 19? Cosa ci fate ancora qui”?

Ho imparato nella vita che alla maleducazione si risponde con educazione, anche se talvolta è difficile controllare lo scambio comunicativo improvviso e immediato che si verifica nel momento stesso della conversazione.

“La biblioteca chiude tra cinque minuti, è nostro diritto rimanere al suo interno fino all’ultimo minuto” rispondo un po’ alterato. “Lei non sa che io devo fare delle cose, e quando sentite l’annuncio dovete uscire subito”. Perdo la pazienza e gli rispondo: “Mi scusi, ma l’orario di chiusura è alle 19 non vedo il motivo per cui io debba uscire 15 minuti prima”.

Poco dopo lascio perdere. Mi avvio con i miei amici all’uscita. Arrivati qui troviamo un’altra sorpresa: avevano già chiuso le porte e ci fanno uscire dal retro. Mi chiedo se sia possibile chiudere le porte ancora prima delle 19.

Qui non si tratta di cinque minuti o meno, non sono quelli che mi avrebbero cambiato. Questa è una questione di principio. Perché rivolgersi in malo modo a studenti che frequentano assiduamente un luogo di cultura per istruirsi? La biblioteca è il luogo dove cittadini e studenti si riuniscono accumulati da l’interesse comune verso il sapere e la conoscenza. In luoghi come questi dovrebbe esserci ancora più rispetto ed educazione.

Alla luce di questo evento mi sorge una riflessione: i servizi per gli studenti a Piacenza sono scarsi. A luglio inizia l’orario estivo delle biblioteche quando si sa che gli esami universitari ci sono fino alla fine del mese. Non esistono punti studio serali, aule in cui gli studenti possono studiare in compagnia condividendo ansie, paure, timori e momenti spensierati nelle pause.

Ci possiamo davvero permettere di urlare contro a degli studenti che per giunta erano in regola nel fare ciò che stavano facendo? Io penso proprio di no.

Come diceva J.F. Kennedy in un famoso motto: chiediti cosa puoi fare per il tuo Paese, non cosa il Paese può fare te. Alla luce di quest’ultimi fatti accaduti, chiedo al sindaco Patrizia Barbieri che vengano predisposti spazi serali per studenti, che vengano potenziate le aule studio con orari più flessibili e che siano veramente cuciti su misura per il cittadino con le sue esigenze. Se chiedere non basta, faremo partire una raccolta firme su change.org e porteremo le firme in Comune. Saremo tutti uniti in questo. Facciamo nascere una bella iniziativa da questo evento negativo.

In un mondo dove regna l’odio, il razzismo e la discriminazione, le biblioteche dovrebbero restare sempre aperte. Gli uomini dovrebbero informarsi, leggere, imparare e rendersi conto che la conoscenza è preziosa per il bene del Paese. In un mondo ideale gli studenti si proteggono e si difendono perché saranno gli uomini che costruiranno il domani.

Paolo Bersani

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