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Come spiegare i tortelli ad un lettore del “New York Times”

Come spiegare come sono fatti (e come sono buoni) ad un lettore americano del “New York Times” i tortelli piacentini? E l’eterno dilemma di una sola coda o due appassionerà anche i buongustai d’oltreoceano?

Ecco servita la definizione:

[…] “a stuffed pasta often filled with ricotta and spinach — in a slightly different shape, some with a double tail like a candy wrapper, some with just one. When the water is different, so is the taste.

La citazione è tratta dal bell’articolo scritto dal “columnist” del quotidiano neworkese Roger Cohen in un recente viaggio in Italia: un viaggio che lo ha portato anche ad Agazzano a misurarsi con la cucina piacentina del ristorante “Palazzo dei Camini”.

Cohen, che abitualmente si occupa di commentare la politica estera dopo essere stato inviato del giornale americano, ha scritto un ampio pezzo sulla sua esperienza gastronomica piacentina – nel ristorante gestito da due immigrati dallo Sri Lanka – facendola assurgere ad esempio di integrazione riuscita di cittadini stranieri nel nostro Paese.

If you’re tired of reading terrible things about immigrants — how they never integrate, how they rape and steal, how they deal drugs, how they create “no-go zones” in European cities — here’s a success story to ponder. I’d say there are millions of such stories across Europe. …

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Ah dimenticavamo, nell’articolo si parla anche dei “pisarei e faso” — small gnocchi of flour and bread crumbs in a piping hot sauce of beans and lard.

Commenti

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  1. Scritto da Luca Bianchi

    leggendo l’intero articolo, a me sembra che si parli più di integrazione di immigrati che riescono a farsi strada, piuttosto che del nostro buon cibo, parla anche del risotto alla milanese..