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Una “Vedova allegra” che conquista il Farnese

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L’ungherese (e non austriaco come credono in molti) Franz Lehar quando compose “La Vedova Allegra” aveva 35 anni, nel 1905. L’operetta fu rappresentata a Vienna il 30 dicembre dello stesso anno; il successo fu clamoroso e varcò i confini austriaci.

Fu rappresentata in tutti i teatri del mondo: in neppure 5 anni ottenne 8mile repliche. Era anche l’opera preferita di Adolf Hitler. I librettisti ebrei Leon e Stein non vennero, però, mai citati nelle rappresentazioni durante la dittatura nazista.

Il motivo di un così largo successo lo si può individuare nella capacità di esprimere i motivi più in voga e di moda all’inizio secolo in grado di rappresentare gli aneliti sentimentali della piccola e media borghesia all’inizio secolo, anche se c’è qualcuno avverte nell’opera un precoce decadentismo.

Franz Lehar è un autentico maestro nella strumentalizzazione sostenuta da una brillante inventiva melodica capace di conquistare il pubblico tra lo scetticismo degli intellettuali. L’ambientazione scenica è di stampo parigino ai tempi della belle époque e la trama è nel complesso semplice con il solito divertente lieto fine quando lo stato di Pontevedrina riuscirà a conservare il suo patrimonio finanziario ed Hanna troverà il suo tesoro nell’amato Danilo.

Lo spettacolo portato in scena da una giovane e ben affiatata compagnia di canto e di recitazione prodotta dalla “Fantasia in RE” di Reggio Emilia è di prim’ordine; divertente e trascinante grazie alla bravura degli interpreti sia nel ruolo di cantanti che di attori comici.

Belle, fresche, morbide e di ottima impostazione musicale le voci dei giovani cantanti, felicemente accompagnati da un’orchestra ammirevole come quella sinfonica delle “Terre Verdiane”, molto ben diretta dal maestro Stefano Giaroli che ha saputo cogliere dalla partitura ed esprimere sottigliezze romantiche-melodiche pur non potendo disporre di un numero di orchestrali assai numeroso come l’opera richiederebbe.

Tra i protagonisti una citazione particolare è dovuta alla “vedova allegra” Susie Georgiadis, non solo per la grazia e la personalità con cui ha interpretato il personaggio (molto convincente nella romanza della Vilja) ma perché residente da 5 anni a Piacenza dopo essere nata in Brasile da madre tedesca e da padre greco. Una voce che risentiremmo volentieri anche al Municipale (vicinissimo alla sua abitazione), avendo in repertorio opere di Puccini, Mozart e Donizetti.

La serata, anticipata da seri dubbi e preoccupazioni per il maltempo che ha gravato sulla città per tutto il tardo pomeriggio si è conclusa (in ora tarda) in modo festoso con un successo di pubblico davvero sorprendente per quantità e dovizia di applausi a tutti, compresi i tecnici del suoni e delle scene che in tempi molto ristretti hanno saputo superare brillantemente i numerosi ostacoli.

Infine un giusto e strameritato riconoscimento all’ideatore e produttore di questa felicissima Estate Opera Festival, Carlo Loranzi, presidente della Tampa Lirica. Naturalmente andrebbero citati anche i suoi numerosissimi collaboratori e coloro che lo hanno sostenuto nei più svariati modi. Il recupero del Palazzo Farnese come teatro operistico è stato di notevole portata. Spettacoli di assoluta qualità e gran pubblico.

Luigi Carini

P.S. Risposta al lettore contrario all’uso dei microfoni nella lirica: gli interpreti della Vedova Allegra erano microfonati e ciò ha reso possibile la perfetta ricezione di tutti gli spettatori. Naturalmente ai melomani, noi per primi, il microfono non piace, ma quando si fa lirica all’aperto buona parte del pubblico viene penalizzata perché l’emissione acustica si disperde per svariate causa quando tutti hanno il diritto di poter sentire regolarmente: con i microfoni la Vedova Allegra è stata capita ed apprezzata da tutti. Inoltre anche col microfono si può distinguere la qualità e la potenza della voce. Per questo siamo favorevoli all’uso del microfono negli spettacoli all’aperto.

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